Antibiotico-resistenza. Ancora non ci siamo: tra gli antibiotici in sperimentazione non c’è l’arma vincente contro i superbatteri

Il rapporto OMS-Unicef

Antibiotico-resistenza. Ancora non ci siamo: tra gli antibiotici in sperimentazione non c’è l’arma vincente contro i superbatteri

I farmaci promettenti sono pochi e non si sa neanche se verranno mai prodotti. Perché mancano gli investimenti. L’ultimo rapporto dell’Oms sulla pipeline degli antibiotici in sperimentazione lascia intravedere che la lotta all’antibiotico-resistenza sarà ancora lunga

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Immagine: Microrao, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

In meno di un anno un vaccino contro Covid-19. In vent’anni neanche un antibiotico nuovo capace di combattere i batteri più resistenti.  Il “miracolo” scientifico dei vaccini ottenuti a tempo di record ha in realtà ben poco di miracoloso. Gran parte del successo si deve a un fattore solo: soldi, tanti, tantissimi destinati tutti alla ricerca di una soluzione per l’emergenza di salute globale. 

Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità continui a lanciare l’allarme dell’antibiotico resistenza denunciando che stiamo perdendo una dopo l’altra le armi per contrastare alcune infezioni provocate dai superbatteri senza preoccuparci di sostituirle con delle nuove più efficaci, la pipeline degli antibiotici in fase di sperimentazione non progredisce come dovrebbe. 

Tra i 43 antibiotici attualmente in fase di sperimentazione clinica censiti dall'Oms non c’è il “salvatore” tanto atteso, un farmaco innovativo capace di segnare una svolta nella lotta all’antibiotico-resistenza così come i vaccini anti Covid hanno fatto per la pandemia. Il nuovo rapporto Antibacterial Pipeline Report dell’Oms descrive una ricerca quasi ferma, con pochissime nuovi prodotti approvati negli ultimi anni (11 approvati da FDA ed EMA dal 2017), l’80 per cento dei quali non possono promettere grandi progressi perché sono in sostanza una versione rimaneggiata dei farmaci già in commercio e già inefficaci contro i batteri resistenti. Solamente due nuovi antibiotici (vaborbactam + meropenem e lefamulin) possedevano almeno un elemento innovativo rispetto alle terapie esistenti. E uno solo, il cefiderocol, si rivela efficace conto i batteri resistenti ai carbapenemi come Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa, dimostrando quanto ancora sia difficile il trattamento delle infezioni causate da questi agenti patogeni.

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Da più di vent’anni a questa parte, sottolinea il rapporto, la ricerca farmaceutica non ha fatto altro che proporre una serie di copie degli originali. Tra i 43 antibiotici in fase di sperimentazione solo poco più della metà (26) è destinata a combattere i 13 batteri resistenti più pericolosi presenti nella lista “nera” dell’Oms. E solo 7 posseggono almeno un elemento di novità rispetto a quelli già in commercio che possa fare sperare in una maggiore efficacia contro i batteri resistenti. 12 antibiotici in fase sperimenatle sono indirizzati alla tubercolosi e 5 al Clostridium.

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«In generale la pipeline in fase clinica e gli antibiotici recentemente approvati sono insufficienti per affrontare la sfida dell’emergenza sempre più grave della diffusione dell’antibiotico-resistenza», si legge nel rapporto. 

La ricerca dei nuovi antibiotici è per lo più in mano ad aziende di piccole o medie dimensioni che faticano a trovare investitori disposti a finanziare l’ultima fase della sperimentazione, la più costosa, a fronte di un ritorno economico contenuto, dato che gli antibiotici sono il prodotto meno appetibile per il business, dato che vengono immessi nel mercato per essere consumati il meno possibile. E così anche i prodotti più promettenti rischiano di non arrivare alla fase di produzione. 

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Tra l’altro ci sono difficoltà oggettive nella ricerca dei nuoci antibiotici. «Trovare nuove strutture chimiche con nuovi punti di legame e nuove modalità di azione è, tuttavia, scientificamente difficile e le percentuali di successo sono inferiori rispetto alla scoperta di farmaci in altri campi medici. Le sfide includono la ricerca di composti che abbiano più di un sito di legame per evitare la resistenza in un unico punto e che riescano a penetrare  negli strati esterni delle pareti cellulari Gram-negativi senza essere respinti immediatamente fuori. Un altro ostacolo generale è la potenziale tossicità dovuta alle alte concentrazioni necessarie per uccidere i batteri», scrivono gli autori del rapporto. 

Secondo gli esperti dell’Oms dovrebbe oramai essere chiaro a tutti quanto possano essere gravi le implicazioni sanitarie ed economiche di una epidemia incontrollata e quanto siano necessari investimenti sostanziosi per superare l’emergenza. Quanto vale per Covid, vale anche per l’antibiotico-resistenza. «Gli antibiotici rappresentano il tallone d'Achille per la copertura sanitaria universale e la nostra sicurezza sanitaria globale. Abbiamo bisogno di uno sforzo globale sostenuto che includa meccanismi per finanziamenti congiunti e investimenti nuovi e aggiuntivi per far fronte all'entità della minaccia di resistenza antimicrobica», ha dichiarato Haileyesus Getahun, Direttore dell'AMR Global Coordination presso l’OMS.

Per rimediare in parte alla mancanza di finanziamenti  l'OMS in collaborazione con la Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi) ha istituito il Global Antibiotic R&D Partnership (GARDP), un’istituzione incaricata di sviluppare alcuni dei trattamenti innovativi inclusi nel rapporto.