Brexit, cosa cambierà per la scienza?

Cambio di scenario

Brexit, cosa cambierà per la scienza?

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Immagine: National Eye Institute, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
La collaborazione tra UK e Ue è in parte salva. Ma alcuni dettagli restano ancora da chiarire e le difficoltà burocratiche potrebbero scoraggiare la cooperazione

Il divorzio c’è ed è stato firmato dalle due parti, ma la relazione prosegue bene o male su alcuni fronti. Uno dei quali è la scienza. 

Nel commentare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, sancita lo scorso 24 dicembre, Nature esordisce dicendo che i ricercatori hanno tirato un sospiro di sollievo. Nell’accordo è infatti prevista la partecipazione degli scienziati inglesi al programma di ricerca europeo Horizon (finanziato con 85 miliardi di dollari). Con una sola clausola: il Regno Unito verserà al programma una somma proporzionale al suo prodotto interno lordo ma se per due anni consecutivi, il paese preleverà di più di quanto dato (in quantità superiore all’8%) dovrà rimborsare l’Unione europea per coprire la differenza.

L’accesso ai fondi

In base agli accordi, il Regno Unito sarà un membro associato del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione. Il che significa che gli scienziati inglesi potranno continuare a lavorare a progetti europei esattamente come i colleghi di altri Paesi membri dell’Ue. I ricercatori del Regno Unito potranno anche aggiudicarsi i finanziamenti messi a disposizioni dai programmi dell’European Research Council e del Marie Skłodowska-Curie Actions, ma saranno esclusi dai fondi previsti dall’European Innovation Council Fund, il nuovo progetto europeo nato per sostenere le start-up e le spin-out universitarie. 

Mancano ancora alcuni dettagli all’accordo e fino a che non verranno definiti, gli scienziati britannici resteranno fuori dalla ricerca europea. 

La ricerca nucleare

Il Regno Unito, in veste di Paese associato, continuerà a partecipare al programma di ricerca nucleare Euratom che ruota intorno al progetto ITER, l’ambizioso esperimento sulla fusione nucleare. L'accordo dovrebbe anche facilitare un aumento dei finanziamenti da parte della Commissione europea al Joint European Torus (JET), il reattore nucleare che sta testando le tecnologie per ITER, che ha sede nel Regno Unito e che è in gran parte finanziato dall’UE. Il progetto JET ha un contratto di finanziamento con la Commissione fino all'ottobre 2021, ma da quando il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE l’accesso ai fondi è diventato più difficoltoso. 

Lo spazio

Il Regno Unito continuerà a far parte del programma satellitare di osservazione della Terra Copernicus che raccoglie dati sul clima, sulla qualità dell'aria, sulla temperatura e sulle variazioni del livello del mare. Ma non parteciperà al sistema di navigazione satellitare Galileo dell'UE. Continuerà invece a essere un membro dell'Agenzia spaziale europea, che non è un organismo dell’Unione europea. 

Le forniture per i laboratori

L’accordo commerciale non prevede dazi. Le importazioni di attrezzature di laboratorio potranno avvenire senza costi aggiuntivi anche se probabilmente si allungheranno i tempi delle consegne per maggiori controlli doganali.

I farmaci e gli studi clinici

Il Regno Unito e l'UE hanno concordato di riconoscere reciprocamente gli standard di qualità dei controlli sui medicinali. Il che significa che non saranno necessari controlli di sicurezza aggiuntivi quando i farmaci escono  dal confine.

Per quanto riguarda i trial clinici è stato introdotto un ostacolo burocratico in più: le sperimentazioni guidate dal Regno Unito che interessano diversi Paesi europei dovranno ora reclutare una persona o un'organizzazione di riferimento dell'UE con le funzioni di rappresentante legale. Un passaggio aggiuntivo che potrebbe scoraggiare gli sperimentatori inglesi a pianificare trial che coinvolgano più Paesi europei. Il che andrebbe a discapito di tutti gli studi condotti in più Paesi che sono generalmente quelli con meno persone reclutabili, come gli studi sui tumori pediatrici per esempio. 

L’Unione europea deve ancora pronunciarsi su un altro aspetto importante per la ricerca clinica nel Regno Unito. Deve decidere infatti se le sue norme sulla protezione dei dati sono "adeguate". Se così fosse i ricercatori al di là della Manica potrebbero continuare a ricevere liberamente dati personali dai Paesi europei, compresi quelli dei pazienti provenienti da studi clinici.

L’addio all’Erasmus

Si teme che la decisione del Regno Unito di ritirarsi dal programma Erasmus, l’iniziativa che consente ai cittadini europei di studiare all’estero, possa rivelarsi un boomerang per il Regno Unito che rinuncerebbe così a un’importante occasione per favorire la collaborazione internazionale. Nel 2018, più di 17mila studenti universitari del Regno Unito avevano utilizzato il programma. Ma l’Erasmus, ha annunciato il governo britannico, verrà sostituito dal Turing Scheme, un'iniziativa da 100 milioni di sterline (138 milioni di dollari) incentrata su scambi a livello globale. 

L’immigrazione

Con la Brexit finisce la "libertà di movimento" tra il Regno Unito e l'Unione europea: le persone non possono più spostarsi senza restrizioni tra le due regioni per lavorare e vivere.  Solo le visite brevi rimangono senza visto.

Chiunque voglia lavorare nel Regno Unito dovrà ora presentare la domanda attraverso il nuovo sistema a punti che non concede “privilegi” ai cittadini europei. Il sistema favorisce l’ingresso delle persone “che possono dare un contributo all'economia britannica”, con titoli di studio o qualifiche professionali richieste (per esempio medici, scienziati, informatici). Gli scienziati possono però richiedere il Global Talent Visa, un documento che offre un percorso più rapido di insediamento a lungo termine rispetto al sistema a punti.