Quasi la metà del tempo di un oncologo non viene impiegata per dedicarsi al paziente, ma per compilare moduli, inserire dati anagrafici e navigare in software frammentati. Oltre l’86% delle attività che precedono la prima visita oncologica, in particolare, ha natura amministrativa e potrebbe essere delegato. Lo stesso vale per le attività dopo la prima visita dove metà del tempo è, appunto, tutto destinato alla burocrazia.
Sono i principali “colli di bottiglia” burocratici e organizzativi che oggi sottraggono tempo all’attività clinica dell’oncologo e alla relazione tra medico e paziente.
Delle 38 ore lavorative settimanali dei medici, circa 19 ore vengono “rubate” ai pazienti per questioni che quasi il 90% dei medici ritiene “delegabili”, tra cui la complessa fase di inserimento delle informazioni nelle Schede Aifa, registri di monitoraggio gestiti dall’Agenzia italiana del farmaco per tracciare l’utilizzo di medicinali, la verifica della documentazione clinica, la raccolta dei dati anagrafici e la gestione preliminare dei consensi.
Sono alcuni numeri tratti da un’analisi condotta dal Collegio dei primari oncologi ospedalieri (Cipomo) su 24 schede rappresentative di dodici Regioni italiane, che ha l’obiettivo di mappare i flussi della prima visita oncologica, identificare i colli di bottiglia e distinguere in modo netto la dimensione clinica da quella organizzativa e amministrativa. Il quadro che ne deriva è chiaro: l’inefficienza non risiede nell’atto medico, ma nella gestione operativa che lo precede e lo segue. L’iniziativa è stata condivisa con l’Associazione Salute Donna e il gruppo interparlamentare ad essa collegato.
«Il carico burocratico che grava sull’attività degli oncologi medici ospedalieri – lamenta Paolo Tralongo, presidente Cipomo – rappresenta oggi uno dei principali fattori di criticità organizzativa del sistema sanitario, aggravato dalla crescente carenza di personale medico. Il Cipomo ha posto da tempo questo tema tra le proprie priorità strategiche e, nell’attuale mandato, ha istituito uno specifico Gruppo di lavoro sulla deburocratizzazione con l’obiettivo di contribuire in modo strutturato e propositivo al dibattito nazionale sul carico di lavoro del medico, con proposte concrete per la semplificazione delle attività cliniche dell’oncologo».
Su queste premesse è stato organizzato mercoledì 11 marzo a Roma un incontro per portare all’attenzione dei media e delle Istituzioni il problema dell’eccessiva burocratizzazione in corsia; incontro che vede siglare ufficialmente la partnership tra Il Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e il Cipomo.
«Siamo veramente contenti di siglare formalmente la partnership con un prezioso alleato come Cipomo» commenta Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna e coordinatrice del Gruppo. L’evento dell'11 marzo «è il primo atto di questa alleanza – prosegue - e non potevamo focalizzare la nostra attenzione che su un tema sentito come prioritario sia dagli oncologi ospedalieri sia dalle Associazioni dei pazienti. Il peso burocratico è diventato insostenibile, riduce in maniera pesante il tempo clinico, ovvero quel tempo che l’oncologo dedica alla visita, alla prescrizione delle terapie, alle spiegazioni, all’ascolto e ai consigli. Il tempo è elemento fondamentale per rafforzare il patto di fiducia medico-paziente, per assicurare una presa in carico consapevole, efficiente e sostenibile, ma soprattutto per motivare il paziente e aumentare l’aderenza ai trattamenti e al follow up».
«Liberare il tempo medico dalle attività amministrative – conclude Tralongo – significa tutelare la qualità della decisione terapeutica e rendere il percorso oncologico più sicuro, più fluido e più equo su tutto il territorio nazionale».
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