Cancro: metà mondo senza farmaci essenziali

L’indagine

Cancro: metà mondo senza farmaci essenziali

Anche vecchi farmaci chemioterapici oramai fuori brevetto restano comunque inaccessibili in molti paesi. Un sondaggio tra mille oncologi del mondo sull’accessibilità alle terapie oncologiche mette in luce gravi diseguaglianze

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Immagine: Linda Bartlett (Photographer), Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Nella maggior parte dei Paesi del mondo i pazienti con tumore non hanno accesso alle terapie antitumorali. Non solo quelle più avanzate, ma anche quelle più datate e poco costose.

Negli stessi giorni in cui in Europa si teneva il congresso della European Society of Medical Oncology (Esmo) che mostrava i più importanti progressi nel trattamento del cancro, su Lancet Oncology veniva pubblicata un'indagine che fotografava quanto ampie sono ancora le diseguaglianze in tema di accesso ai trattamenti essenziali. 

Lo studio è stato condotto da ricercatori del King's College London, della Kingston University e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno sottoposto a mille oncologi di 82 Paesi una serie di domande su quanto fossero accessibili nei rispettivi Paesi i farmaci oncologici. 

Nei paesi a basso reddito la possibilità di accesso ai 20 farmaci considerati essenziali oscillava tra il  9 e il 54 per cento. Nei paesi a medio reddito forbice andava dal 13 al 90 per cento, mentre in quelli ad alto reddito tra il 68 e il 94. 

I ircercatori che hanno firmato lo studio fanno notare che la lista delle medicine essenziali dell’Oms, dove sono inseriti tutti (a eccezione di uno solo) e 20 i farmaci indicati dagli oncologi interpellati come prioritari, rischia così di restare una semplice dichiarazione di intenti. Quell’elenco viene aggiornato ogni due anni a partire dal 1977 e contiene le medicine che andrebbero garantite a tutti in ogni parte del mondo. Sulla carta ci sono tutti i farmaci oncologici fondamentali, a partire dai vecchi chemioterapici  come doxorubicina o cisplatino, passando per le terapie ormonali, o gli anticorpi monoclonali, ma nei Paesi a basso e medio reddito le cure di base, da quanto dicono gli oncologi intervistati, non sono ancora universalmente garantite. 

«Il nostro team di ricerca spera che questi dati mettano in luce l'enorme problema affrontato dalla maggior parte dei pazienti in tutto il mondo che non possono accedere ai farmaci antitumorali essenziali perché inaccessibili.  La comunità oncologica deve collaborare con i leader che gestiscono i sistema sanitari per cambiare il modo in cui i farmaci contro il cancro vengono acquistati e distribuiti. Possiamo imparare dai nostri colleghi che si occupano di HIV e che hanno affrontato problemi simili decenni riuscendo a rendere i farmaci per l'HIV più convenienti per i pazienti di tutto il mondo», ha affermato Christopher Booth, ricercatore presso l’Oms e tra gli autori dell’indagine. 

«Il nostro studio dimostra che molti sistemi sanitari nazionali non riescono a dare la giusta priorità alle medicine per il cancro più importanti. Il che comporta un accesso limitato anche alle terapie più fondamentali per la cura del cancro. La ragione principale per cui i farmaci non sono disponibili per i pazienti è perché non sono economicamente accessibili. È un dato tragico perché la maggior parte di queste medicine consiste in vecchi farmaci generici che forniscono grandi benefici ai pazienti. C'è un urgente bisogno di un'azione politica a livello globale e nazionale per garantire che i pazienti con il cancro a livello globale abbiano accesso a farmaci efficaci ad alta priorità a prezzi accessibili», ha affermato Richard Sullivan del King's College London, tra gli autori dello studio.