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L'analisi
Chirurgia, cinque interventi concentrano circa 3 miliardi di spesa del Ssn
Redazione
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Cataratta, protesi di anca e ginocchio, colecistectomia, ernia inguinale e parto cesareo. Sono cinque tra gli interventi chirurgici più frequenti in Italia e, complessivamente, interessano circa 1,2 milioni di pazienti ogni anno. Secondo un’analisi del Gruppo GAPMED, provider di servizi per il settore sanitario, il loro costo per il Servizio sanitario nazionale (Ssn) raggiunge circa 3 miliardi di euro.

Il dato, osserva Gapmed, si inserisce in un quadro caratterizzato da una crescente domanda di assistenza. Sulla base dei dati delle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo) e dell’Istat, nel 2024 la spesa del Ssn per i ricoveri ospedalieri è stata di 28,6 miliardi di euro, il 7,9% in più rispetto ai 26,5 miliardi del 2020. A incidere sulla domanda è anche l’invecchiamento della popolazione: secondo le stime riportate nell’analisi, il fabbisogno di risorse assistenziali potrebbe aumentare del 10,4% entro il 2036 e del 13,2% entro il 2040.

A pesare maggiormente, tra le cinque procedure considerate, sono le protesi di anca e ginocchio. La tariffa media riconosciuta dal Ssn è compresa tra 7 mila e 8.500 euro e la spesa complessiva può arrivare a 1,062 miliardi di euro l’anno. Per la sola protesi d’anca si registrano circa 125 mila interventi nei dodici mesi. Per alcune classi di priorità, i tempi di attesa possono raggiungere 180-365 giorni.

Ancora più numerosi sono gli interventi di cataratta, circa 650 mila ogni anno. La tariffa media varia tra 800 e 1.100 euro, con una spesa complessiva fino a 715 milioni di euro. Anche in questo caso l’attesa può variare da pochi mesi a oltre un anno, a seconda del territorio.

La colecistectomia laparoscopica, utilizzata per rimuovere la cistifellea, conta circa 150 mila interventi annui e può comportare una spesa fino a 525 milioni di euro. Sono invece circa 100 mila le operazioni di ernia inguinale, per un costo massimo stimato in 260 milioni. Nel 2024 l’attesa media per questa procedura in day hospital è stata di 130,8 giorni.

Il parto cesareo completa il gruppo, con circa 140 mila interventi all’anno, pari al 31,5% dei parti, e una spesa che può raggiungere 420 milioni di euro.

L’analisi richiama infine l’attenzione sull’organizzazione delle attività chirurgiche. 

«Tra le leve su cui è possibile agire fin da subito – suggerisce Flavio Venturi, Ceo di Id Labmed, Gruppo GAPMED - c'è una maggiore efficienza nell'impiego delle risorse già disponibili: ottimizzare l'utilizzo delle sale operatorie, intensificandone l'attività attraverso modelli organizzativi più flessibili e innovativi, significa contribuire a ridurre le liste d'attesa, limitare gli sprechi di tempo e di risorse economiche e garantire a un numero maggiore di pazienti l'accesso alle cure nei tempi appropriati. L'obiettivo non è aumentare la spesa sanitaria – conclude - ma valorizzare al meglio ciò che il sistema già possiede, rendendolo più efficiente, tempestivo e vicino ai bisogni delle persone».

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