Clima: rispettando gli accordi di Parigi si potrebbero salvare 1 milione di vite all’anno

Il rapporto

Clima: rispettando gli accordi di Parigi si potrebbero salvare 1 milione di vite all’anno

L’inquinamento atmosferico provoca 7 milioni di morti all’anno nel mondo e ha un impatto economico di 5 mila miliardi di dollari. Il rapporto dell’Oms presentato alla conferenza sul clima dell’Onu COP24 invita a far di tutto per rispettare gli accordi di Parigi: i vantaggi sono il doppio dei costi

di redazione

Il gioco vale la candela, eccome. Rispettare gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi del 2015 può salvare un milione di vite umane all’anno entro il 2050. I benefici sulla salute sono doppi rispetto ai costi degli interventi per ridurre le emissioni responsabili dell’inquinamento atmosferico. Nazioni come Cina e India sarebbero le prime a ottenere vantaggi visibili dalle politiche di mitigazione proposte a Parigi.

È quanto emerge da un rapporto dell’Oms presentato alla conferenza Onu sul clima COP24 Unfccc in corso a Katowice, in Polonia. 

L’inquinamento atmosferico causa 7 milioni di morti nel mondo ogni anno e ha un impatto economico devastante che secondo la Banca Mondiale ammonta a 225 miliardi di dollari l'anno attribuibili all'impatto delle morti premature sulla produttivita e a 5 mila miliardi di dollari l'anno (l'equivalente del PIL di India, Canada e Messico insieme) dovuti alla riduzione del benessere economico. Nei 15 Paesi più inquinati del mondo le conseguenze sulla salute della popolazione hanno un costo altissimo, superando il 4 per cento del loro Pil. Quando invece le azioni per raggiungere gli obiettivi di Parigi costerebbero circa l’1 per cento del Pil globale.

«L’accordo di Parigi è potenzialmente l'accordo per la salute più potente di questo secolo», ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. «Esistono prove evidenti che dimostrano chiaramente che il cambiamento climatico sta già avendo un grave impatto sulla vita e sulla salute umana. Perché minaccia gli elementi di base di cui tutti abbiamo bisogno per una buona salute, aria pulita, acqua potabile, fornitura di cibo nutriente e riparo sicuro, e potrebbe compromettere decenni di progressi nella salute globale. Non possiamo permetterci di ritardare ulteriormente l’azione».

Il rapporto intitolato “Cop-24 Special Report: health and climate change” contiene indicazioni destinate ai governi su come massimizzare i benefici per la salute tenendo sotto controllo il cambiamento climatico.

Nulla che già non si sappia, ma che vale la pena ripetere sperando di contribuire a tagliare il traguardo di Parigi, ovvero mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali (come obiettivo a lungo termine) e puntare a limitare l'aumento a 1,5°C.

Gli autori del rapporto invitano a far leva sull’energia rinnovabile: finché la principale fonte energetica nel mondo proverrà da combustibili fossili, non possiamo aspettarci consistenti progressi nella riduzione dell’inquinamento. 

«Pe proteggere la salute e il clima c’è bisogno di una transizione a fonti energetiche più salutari - si legge nel rapporto -  e garantire l’accesso a un’energia sostenibile economicamente, affidabile e moderna con zero emissioni di gas ad effetto serra e inquinanti atmosferici dannosi per la salute. 

Il costo della generazione di energia rinnovabile sta diminuendo rapidamente e gli investimenti in queste fonti  e nella loro diffusione stanno crescendo rapidamente. Tuttavia, queste fonti costituiscono ancora solo il 25 per cento della produzione globale di elettricità. Per raggiungere l'obiettivo di mantenere la temperatura globale a meno di 2° C rispetto ai livelli preindustriali, l'energia rinnovabile deve rappresentare almeno il 65 per cento entro il 2050». 

Dal Rapporto emergono anche situazioni paradossali che meritano attenzione: alcuni Paesi del mondo sono ugualmente esposti agli effetti negativi dell’inquinamento pur contribuendovi in misura minore. Particolarmente preoccupante, secondo gli esperti dell’Oms, è la situazione dei Paesi delle isole del Pacifico che contribuiscono allo 0,03 per cento delle emissioni di gas serra, ma sono tra i più colpiti dai suoi effetti. Negli stati insulari e nei Paesi in via disviluppo solamente lo 0,5 per cento dei fondi climatici multilaterali è stato assegnato a progetti sanitari.

«Il vero costo del cambiamento climatico è sentito nei nostri ospedali e nei nostri polmoni», ha dichiarato Maria Neira, direttore dell'Oms per la salute pubblica, i determinanti ambientali e sociali di Salute. «L’impatto sulla salute delle fonti di energia inquinanti è così alto, che il passaggio a scelte più pulite e più sostenibili per l'approvvigionamento energetico, i trasporti e i sistemi alimentari ripaga di tutto. Quando si tiene conto della salute, la mitigazione dei cambiamenti climatici è un'opportunità, non un costo».