Combattere la malnutrizione infantile con un integratore che altera la flora batterica

La strategia

Combattere la malnutrizione infantile con un integratore che altera la flora batterica

Un integratore specifico che favorisce la produzione di alcuni batteri benefici combatte la malnutrizione meglio dei cibi rinforzati pronti all’uso. I bambini trattati con l’integratore crescono di più in peso e in altezza, pur assumendo il 20% in meno di calorie

27902425476_ae82910228_k.jpg

Immagine: © European Union/ECHO/Isabel Coello (https://www.flickr.com/photos/eu_echo/27902425476)
di redazione

Mangiare di più e meglio non basta. La malnutrizione compromette il metabolismo a tal punto che la salute dei bambini spesso non migliora con un semplice cambio dell’alimentazione. Ora un gruppo di ricercatori guidato da Jeffrey Gordon, un microbiologo della Washington University School of Medicine di St. Louis, ha scoperto che nutrire i batteri intestinali è una strategia più efficace che nutrire i bambini stessi per combattere gli effetti della malnutrizione. Il nuovo trattamento è stato testato in una sperimentazione descritta su The New England Journal of Medicine. I ricercatori hanno messo a confronto gli effetti della terapia standard che consiste in cibi pronti all’uso (ready-to-use supplementary food, RUSF) studiati per compensare le carenze nutrizionali con quelli di un integratore specifico che favorisce la proliferazione di alcuni batteri intestinali. Ebbene, i bambini che seguivano la terapia con l’integratore sono cresciuti di più in altezza e in peso rispetto agli altri nonostante la loro alimentazione fosse del 20 per cento meno calorica. 

Jeffrey Gordon e i colleghi hanno studiato il ruolo del microbioma nella malnutrizione per più di dieci anni individuando 15 specie di batteri chiave che permettono di compensare gli effetti delle carenze alimentari sull’organismo. I bambini privi di questi batteri, per quanto si convertano a un’alimentazione corretta, continuano a crescere poco sia in altezza che in peso. 

Gli scienziati hanno proposto come candidato ideale per ripristinare il funzionamento del microbioma dei bambini malnutriti un integratore a base di farine e oli di ceci, banana, soia e arachidi che hanno chiamato “ cibo complementare n. 2 diretto al microbiota” o MDCF-2. 

La sperimentazione ha coinvolto 120 bambini malnutriti del Bangladesh che hanno ricevuto o l’integratore o il cibo pronto all’uso due volte al giorno per tre mesi. Ogni due settimane i bambini venivano visitati, misurati e sottoposti ad analisi del sangue e delle feci per il monitoraggio dei batteri intestinali. 

Il trattamento con l’integratore si è dimostrato più efficace della terapia standard su vari fronti. Nel sangue dei bambini trattati con l’MDCF-2 è stata osservata una maggiore quantità di proteine necessarie per il corretto sviluppo delle ossa, del sistema nervoso e del sistema immunitario. I piccoli che avevano assunto l’integratore avevano anche un tasso di crescita due volte superiore rispetto al gruppo trattato con il trattamento standard. La cura con l’integratore aveva infine favorito lo sviluppo nell’intestino di 21 specie di batteri benefici permettendo così  ai bambini di continuare a crescere anche dopo l’interruzione del trattamento. 

«Anche se MDCF-2 ha un apporto calorico inferiore rispetto ai RUSF, i tassi di variazione in due di queste misure - i punteggi  peso per altezza e peso per età - sostengono l'ipotesi che MDCF-2 promuova la crescita. Abbiamo osservato cambiamenti maggiori nei mediatori delle proteine plasmatiche della crescita ossea, del neurosviluppo e dell'infiammazione e una riparazione più completa del microbiota intestinale nei bambini che hanno ricevuto MDCF-2 rispetto a quelli che hanno ricevuto RUSF», commentano i ricercatori.

Ci vorrà del tempo però prima che l’integratore possa essere utilizzato su larga scala. Bisognerà infatti realizzarne una versione facile da conservare e da usare. Per ora il composto viene prodotto sul momento con elementi freschi e si deteriora in poco tempo. 

Inoltre, specificano i ricercatori, bisognerà condurre trial più ampi si bambini dai 5 anni in su per valutare se gli effetti benefici durano nel tempo.