Costi monstre per le malattie cardiovascolari in Europa: 282 miliardi all'anno

Esc 2023

Costi monstre per le malattie cardiovascolari in Europa: 282 miliardi all'anno

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Immagine: Avij (talk · contribs), Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Più dell'intero bilancio dell'Ue destinato a ricerca, agricoltura, infrastrutture ed energia

Nel 2023 le malattie cardiovascolari (CVD) costeranno all’Unione europea circa 282 miliardi di euro.

A questo risultato è giunto uno studio presentato al Congresso europeo di cardiologia (ad Amsterdam dal 25 al 28 agosto) realizzato in collaborazione tra la stessa Società europea di cardiologia (Esc) e l'Università di Oxford nel Regno Unito. 

Quella presentata ad Amsterdam è più completa e aggiornata dei costi  delle malattie cardiovascolari nell'Unione europea dal 2006 e fornisce stime sugli oneri economici sociali delle malattie cardiovascolari per i 27 Stati membri dell'Ue nel 2021. È anche il primo studio che utilizza registri e sondaggi di pazienti a livello europeo anziché basarsi su ipotesi e, a differenza dei rapporti precedenti, comprende i costi dell'assistenza sociale a lungo termine.

Più in particolare, l'analisi calcola che 130 miliardi (46%) vengano assorbiti dall'assistenza sanitaria, 24 miliardi (9%) dall'assistenza sociale e 79 miliardi (28%) dalla “assistenza informale”; altri 15 miliardi (5%) sono riconducibili alla perdita di produttività causata a malattia e disabilità e altri 32 miliardi (12%) per la perdita di produttività determinata da morte prematura.

Il costo medio per ciascun cittadino dell'Unione risulta perciò di 630 euro, con il più basso a Cipro (381 euro) e il più alto in Germania (903 euro). In Italia, il costo medio per cittadino italiano si attesta a 726 euro.

La voce di costo principale è rappresentata dalle cure ospedaliere: 79 miliardi di euro, pari al 51% dei costi sanitari legati alle malattie cardiovascolari. Per i farmaci sono stati spesi 31 miliardi (20% dei costi sanitari) e 15 miliardi (9%) per le case di cura residenziali.

Parenti e amici, poi, hanno rinunciato a 7,5 miliardi di ore di lavoro e tempo libero per fornire assistenza informale non retribuita ai pazienti con malattie cardiovascolari, per l'equivalente di di 79 miliardi di euro in tutta l’Ue.

Le perdite di produttività comprendono la perdita di guadagni dovuta a malattia/invalidità (pensionamento anticipato/assenteismo) o morte prematura. 

Nel 2021 nell’Ue sono andate perse 256 milioni di giornate lavorative a causa di malattie e disabilità cardiovascolari, per un costo di 15 miliardi di euro. Nello stesso anno, 1,7 milioni di persone nell'Unione sono morte a causa di malattie cardiovascolari, l'equivalente di 1,3 milioni di anni lavorativi persi e perdite di produttività per 32 miliardi di euro.

Tutti numeri che fanno dire a Ramon Luengo-Fernandez dell’Università di Oxford, uno degli autori dello studio, che «le malattie cardiovascolari «hanno avuto un impatto significativo sull’economia dell’UE27, costando un totale di 282 miliardi di euro nel 2021. Ciò equivale al 2% del Prodotto interno lordo europeo ed è significativamente più dell’intero bilancio dell’Ue utilizzato per finanziare la ricerca, l’agricoltura, le infrastrutture e l’energia in tutta l’Unione».

Per Victor Aboyans dell’Università francese di Limoges, membro del consiglio dell’Esc e anch'egli autore dello studio, questo studio «sottolinea l’urgente necessità di agire collettivamente su scala europea per combattere meglio il rischio cardiovascolare dei cittadini europei», in particolare per una migliore prevenzione e investimenti nella ricerca. «Scegliendo di non investire nelle malattie cardiovascolari – avverte l'esperto - stiamo semplicemente rinviando i costi. Questi dati ci costringono a porci la domanda: investiamo nella salute cardiovascolare oggi o saremo costretti a pagare di più in una fase successiva?».

Panos Vardas, direttore strategico dell'Agenzia europea per il cuore, ufficio dell'Esc a Bruxelles, mette infine l'accento sulla «significativa frammentazione» tra i Paesi dell’Unione in termini di spesa sanitaria per le malattie cardiovascolari. «Ciò richiede una rivalutazione da parte dell’Ue nel suo insieme e dei 27 Paesi dell’Ue individualmente – sostiene - per affrontare meglio i bisogni in sospeso e investire in modo più efficace nel sostenere coloro che soffrono di malattie cardiovascolari».