Covid-19, il “caso India”. Duemila morti al giorno e 300mila contagi: è tutta colpa della variante a doppia mutazione?

Il punto

Covid-19, il “caso India”. Duemila morti al giorno e 300mila contagi: è tutta colpa della variante a doppia mutazione?

Mancano i posti in terapia intensiva, manca l’ossigeno, il picco dei contagi giornalieri è il più alto al mondo dall’inizio della pandemia. Ma il dramma dell’India dipende solo dalla nuova variante? O c’entrano anche i raduni oceanici delle manifestazioni religiose?

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Immagine: Ganesh Dhamodkar, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di Giovanna Dall’Ongaro

Oggi, 22 aprile 2021, è il giorno peggiore della pandemia. È il giorno in cui l’India registra più di 300mila contagi nelle ultime 24 ore. Il dato più alto di casi segnalati in una sola giornata nel mondo dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 in Cina più di un anno e mezzo fa. Il record negativo finora era detenuto dagli Stati Uniti con i 297mila nuovi positivi al giorno dello scorso gennaio. 

Nella scorsa settimana la media giornaliera dei decessi in India è stata di 1.300, oggi si è arrivati a 2mila. Negli ospedali delle metropoli indiane, a partire da quelli della capitale, mancano letti, posti in terapia intensiva, ma soprattutto manca l’ossigeno. 

Il ministro della Sanità di Delhi, Satyendar Jain, ha dichiarato che entro poche ore, 10-24 al massimo, finiranno tutte le scorte di ossigeno in tutte le strutture pubbliche e private della città.

Con 16milioni di contagiati in tutto e 185mila morti, l’India è attualmente il Paese al mondo più colpito dalla seconda ondata, con il 40 per cento dei nuovi casi globali, e dopo gli Usa è in assoluto quello con più casi dall’inizio della pandemia. E gli episodi di malasanità aggiungono dramma al dramma: martedì scorso una perdita nell’impianto di un ospedale della città di Nashik ha provocato un’esplosione causando 22 morti e lasciando i pazienti senza ossigeno. 

Il dubbio sui dati

C’è il sospetto, tra l’altro, che il bilancio dei decessi ufficiali sia sottostimato dato che il numero di cremazioni e sepolture riportato da molte città indiane indica una quantità ancora superiore di morti. 

In due crematori della città di Surat, nello Stato del Gujarat, stanno bruciando, seguendo il protocollo Covid, più di 100 cadaveri al giorno, il quadruplo rispetto al numero dei morti denunciati ufficialmente dalle autorità locali. Il responsabile della gestione di un terzo crematorio ha dichiarato alla Reuters di non aver mai assistito nei suoi vent’anni di attività a tante cremazioni quante quelle in corso di questi giorni. Neanche durante l’epidemia di peste bubbonica del 1994 o le inondazioni del 2006 le urne crematorie erano state tanto affollate. 

Lo stesso accade a Lucknow, capitale dello Stato di Uttar Pradesh, dove al crematorio principale arriva da qualche giorno il doppio dei cadaveri di quanto ci si aspetterebbe dal conteggio ufficiali dei morti. 

A Bhopal in quattro giorni sono stati cremati 187 cadaveri seguendo il protocollo per i morti da Covid-19 quando il bilancio istituzionale per lo stesso periodo nell’intera città è di soli 5 morti. 

Una tempesta improvvisa

Il premier indiano Nerenda Modi ha parlato di una tempesta improvvisa che si è abbattuta violentemente su un sistema sanitario già malridotto portandolo in pochi giorni al collasso: fino a poche settimane fa la situazione sembrava sotto controllo con il bollettino quotidiano stabile intorno ai 10mila nuovi casi e 100 morti al giorno, pochi, pochissimi per un Paese di 1,3 miliardi di abitanti.

I dati epidemiologici raccolti tra dicembre e gennaio lasciavano immaginare che il peggio fosse passato: nelle città di Delhi e Chennai le analisi degli anticorpi effettuate sulla popolazione avevano dimostrato che più della metà degli abitanti era già stata infettata. In molti, compreso il ministro della sanità sanità Harsh Vardhan, dopo il rigido lockdown di marzo 2020, avevano cantato vittoria convinti che l’emergenza fosse finita. E invece adesso i casi giornalieri (arrivati a 300mila) sono il triplo di quelli della prima ondata che avevano superato il picco di 100mila la scorsa estate.

Cosa è successo? Tutta colpa della nuova variante?

Alla nuova ondata potrebbero avere contribuito una serie di fattori che hanno scatenato la tempesta perfetta, come suggerisce un articolo di Nature. A partire dagli eventi pubblici nuovamente consentiti dal governo dopo il calo dei contagi: ci sono stati oceanici raduni religiosi con milioni di pellegrini ammassati sulle sponde del Gange e affollate manifestazioni politiche a cui lo stesso premier ha partecipato. Tutto ciò mentre la campagna vaccinale procedeva a singhiozzo. Solamente una piccola parte della popolazione è stata immunizzata, meno del 10 per cento, e il nuovo rifornimento di vaccini Sputnik disponibile a partire dal 1°maggio non basterà a coprire i 600milioni di persone candidate all’immunizzazione, ovvero tutta la popolazione dai 18 anni in su, secondo le indicazioni del governo. 

Infine, c’è il timore che il disastro indiano sia colpa della nuova variante del virus, classificata con la sigla B.1.617 diventata dominante in alcune aree del Paese, come nello Stato di Maharashtra dove è comparsa per la prima volta lo scorso dicembre.  

Cosa sappiamo della variante a doppia mutazione

Questa nuova “versione” di Sars-Cov-2 è particolarmente temuta per la presenza di due mutazioni differenti sulla proteina Spike, chiamate E484Q e L425R, che sembrerebbero aumentare la trasmissibilità dell’infezione e sfuggire ai vaccini. L’uso del condizionale è d’obbligo finché non arrivano dati più consistenti. Ora come ora non se ne sa abbastanza per tentare affermazioni meno ipotetiche. 

Non è chiaro, tanto per cominciare, se la variante sia davvero la principale responsabile dell’esplosione dei contagi di questi giorni in India. In molte regioni colpite duramente dalla seconda ondata la variante incriminata non è quella prevalente. Srinath Reddy, a capo del Public Health Foundation of India di New Delhi, come dichiarato a Nature, sostiene che la nuova variante sia solo una parte del problema indiano e neanche la più grave: il virus ha ripreso a circolare quando le persone hanno ripreso a circolare colpendo gli individui che erano scampati alla prima ondata. 

Le caratteristiche della nuova variante sono ancora allo studio degli esperti. Il Dipartimento della Salute inglese parla per ora di “variante sotto indagine (“variant under investigation)”, una definizione attribuita alle nuove varianti che destano preoccupazione ma di cui non si sa ancora molto. Secondo il Guardian è molto probabile che B.1.617 passi presto al grado superiore finendo per essere classificata come “variant of concern”, variante che desta preoccupazione. 

Una delle due mutazioni, la L452R, potrebbe infatti permettere al virus di sfuggire ad alcuni anticorpi indotti dai vaccini. L’altra, l’E484Q, somiglia alla mutazione E484K della variante sudafricana che è in parte resistente ai vaccini. Come tutte le varianti emerse finora, anche quella indiana andrà attentamente monitorata. Per ora non ci sono informazioni sufficienti per sapere se sia realmente più trasmissibile o più letale, se abbia contribuito all’esplosione dei contagi in India o se possa sfuggire ai vaccini attualmente disponibili che comunque, è bene ricordarlo, sono capaci di innescare una risposta immunitaria ad ampio spettro difficile da eludere completamente. 

L’India ora fa paura

Oggi il colore dell’India è il rosso. Lo è per i  Centers for Disease Control and Protection degli Stati Uniti che attribuiscono al Paese asiatico il livello massimo di pericolosità per Covid-19 (contrassegnato per l’appunto dal rosso) e sconsigliano i viaggi verso quella destinazione anche alle persone che hanno ricevuto la doppia dose di vaccino. L’India è rossa anche per il Regno Unito che l’ha inserita nella “red list” dei Paesi non desiderati: nessun viaggiatore che sia stato in India nei 10 giorni precedenti può entrare nel Regno Unito, con l’unica eccezione dei cittadini britannici obbligati a passare 10 giorni di quarantena in un hotel a partire dal momento dello sbarco. Lo scopo delle restrizioni decise dal governo inglese è comprensibile: evitare di compromettere i risultati ottenuti finora con grandi sforzi nella lotta al virus nel Regno Unito. Finora la circolazione della nuova variante indiana è stata intercettata dal sistema di sorveglianza inglese 103 volte tra Inghilterra e Scozia.