Covid-19: Due italiani su tre disponibili a vaccinarsi, soprattutto gli anziani

Istituto superiore di sanità

Covid-19: Due italiani su tre disponibili a vaccinarsi, soprattutto gli anziani

di redazione

È intorno al limite per poter raggiungere la cosiddetta immunità di gregge la disponibilità degli italiani a vaccinarsi per difendersi dal Sars-Cov2. Nella popolazione adulta italiana, infatti, la disponibilità risulta mediamente del 67%, anche se raggiunge l'84% negli anziani.

È uno tra i primi risultati sulla percezione del rischio e sui comportamenti degli italiani nello scenario pandemico individuati con il nuovo modulo Covid che integra con 17 nuove domande la sorveglianza Passi e Passi d’Argento dell’Istituto superiore di sanità.

«I risultati di questa survey – commenta Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss - mostrano un atteggiamento di responsabilità degli italiani che, nonostante i sacrifici, hanno sostanzialmente rispettato le misure con costanza, ma anche con una prospettiva di fiducia nella scienza. I dati inoltre hanno un valore fondamentale poiché orientano sui bisogni di continuità socioassistenziale. In questi mesi di emergenza sanitaria, infatti, è necessario alzare il livello di attenzione sui bisogni legati alle conseguenze della “fatica pandemica” e questi dati – conclude - sono importanti indicazioni soprattutto per la tutela dei più fragili».

Via via che il campione di interviste crescerà, i dati saranno aggiornati per tutto il 2021. Sono raccolti dai Dipartimenti di prevenzione «attraverso un modulo dedicato al tema Covid-19 introdotto nello scorso agosto a integrazione dei questionari standard - spiega Angela Spinelli, direttrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss – e sono preziosi e di grande supporto alle decisioni collaterali la pandemia».

La disponibilità a vaccinarsi contro il Sars-CoV-2. Nel Complesso, il 67% degli intervistati tra 18 e 69 anni dichiara che sarebbe disposto a vaccinarsi (metà risponde che lo farebbe senza esitazione, l’altra metà che lo farebbe con molta probabilità). Le persone più istruite sono maggiormente disposte (71% tra chi ha un diploma di scuola superiore o laurea e 56% tra chi ha non più della licenzia media); qualche differenza si osserva per livello di risorse disponibili (69% tra chi non ha difficoltà economiche, 63% di chi ne ha) e per genere (gli uomini sono più propensi delle donne a vaccinarsi: 74% contro 60%).

L’età mostra che i più giovani (18-34 anni) sarebbero più disposti a vaccinarsi (76%) rispetto alla fascia 50-69 anni (67%) e 35-49 anni (59%), anche se non arrivano all'84% degli ultrasessantacinquenni. Di questi il 57% lo farebbe certamente, il 28% probabilmente; sempre più gli uomini (90%) delle donne (79%).

Questi dati «incoraggiano a immaginare una buona adesione di tutta la popolazione» a una campagna vaccinale contro Sars-CoV-2, commenta l'Iss, anche se c’è una parte «non trascurabile» (il 33%, uno su tre) di adulti che dice di non essere disponibile a vaccinarsi. Tuttavia, osserva l'Istituto, si tratta di dati raccolti in gran parte nelle settimane precedenti alle notizie sui vaccini in produzione e quindi «non si può escludere che la maggiore disponibilità di informazioni, che saranno via via disponibili, sui vaccini, sulle loro caratteristiche ed efficacia, nonché sulla commercializzazione, e le modalità con cui tali informazioni verranno veicolate non possa indurre cambiamenti nella propensione dei cittadini».

La rinuncia alle cure degli anziani. I dati non sono incoraggianti. Nelle oltre 1.200 interviste realizzate fra gli ultrasessantacinquenni una quota importante ( 44%) dichiara di aver rinunciato nei dodici mesi precedenti ad almeno una visita medica o esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno,;in particolare il 28% ha dovuto rinunciarvi per la sospensione del servizio mentre il 16% lo ha fatto volontariamente per timore del contagio.

Non ci sono differenze significative per caratteristiche sociodemografiche di chi ha risposto, tuttavia si nota che la scelta di rinunciare volontariamente alla visita medica o all’esame diagnostico per timore del contagio è più frequente fra le donne (19% contro 13% fra gli uomini) e fra le persone con un livello di istruzione maggiore.

Uso della mascherina. La quasi totalità degli intervistati riferisce di aver indossato “sempre” la mascherina nel caso di uso dei trasporti pubblici e nei locali aperti al pubblico.

Anche l’uso della mascherina all’aperto risulta elevato: dice di indossare spesso o sempre la mascherina all’aperto il 74% della fascia d'età 18-69 anni e l’84% degli ultrasessantacinquenni. Le donne appaiono più propense degli uomini all’uso della mascherina (78% contro 69% fra gli adulti; 86% contro 81% fra gli anziani).

Conseguenze sulle condizioni economiche e di lavoro. Il 32% della popolazione tra i 18 e i 69 anni dichiara che le proprie condizioni economiche sono peggiorate a causa della crisi legata al Covid. Tra i più giovani, ma soprattutto nelle età centrali (35-49 anni), la quota di chi riferisce un peggioramento sale al 36%, mentre è del 28% fra i 50 e i 69 anni.

Un lavoratore su tre, inoltre, ha subito perdite economiche: il 28% mantenendo lo stesso lavoro, ma con una retribuzione ridotta, il 4% perdendolo del tutto. Durante il lockdown nazionale (marzo-aprile 2020), il 37% degli intervistati ha continuato a lavorare nella sede abituale, mentre il 33% ha lavorato in modalità smart working e, in particolare, il 18% in modo esclusivo; il 29% ha invece smesso di lavorare.

Fra gli ultrasessantacinquenni, una quota più bassa, ma non trascurabile (12%), riferisce un peggioramento delle proprie disponibilità economiche a causa della crisi legata alla pandemia.