Cuore: in aumento gli interventi mini-invasivi, ma oltre 155 mila italiani ogni anno ne sono ancora esclusi

Gise

Cuore: in aumento gli interventi mini-invasivi, ma oltre 155 mila italiani ogni anno ne sono ancora esclusi

di redazione

Solo poco più di quattro italiani candidabili su dieci hanno avuto accesso nel 2022 alla procedura di impianto percutaneo transcatetere della protesi valvolare aortica (Tavi) e solo due su dieci beneficiano della procedura di riparazione percutanea della valvola mitralica.

Altrettanto scarso è l’accesso a procedure di intervento mini-invasive per la prevenzione dell’ictus: solo il 2% degli italiani potenzialmente candidabili alla procedura di chiusura percutanea dell'auricola sinistra ne ha beneficiato.

Si tratta di pazienti che non possono assumere anticoagulanti orali, mentre solo un terzo di quelli candidabili all'intervento percutaneo di chiusura del forame ovale pervio (PFO) ne ha beneficiato; infine solo l’1% ha avuto accesso al trattamento percutaneo dell'embolia polmonare (PE), che consente di rimuovere il coagulo di sangue grazie a un intervento mininvasivo che aiuta a risolvere i casi più seri e ad alto rischio con controindicazione alla trombolisi.

Il totale arriva così a superare i 155 mila pazienti.

I dati sono stati raccolti ed elaborati dalla Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), che tiene un Registro dell’attività di 273 Laboratori di emodinamica e cardiologia interventistica italiani. Il Report è stato discusso martedì 18 luglio a Roma, durante il congresso Gise Think Heart, a cui hanno preso parte il ministro Orazio Schillaci e l'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas).

«La sinergia isituzionale è una leva essenziale per accelerare il processo di efficientamento del Servizio sanitario nazionale in un’ottica di maggiore resilienza e sostenibilità che il ministero della Salute è impegnato a portare avanti» sostiene il ministro Schillaci.

Dal Report risulta che angioplastica, Tavi, riparazione della valvola mitrale e gli interventi mini-invasivi di prevenzione dell'ictus, come la chiusura dell'auricola sinistra e la chiusura del PFO hanno raggiunto e addirittura superato i livelli pre-Covid, a esclusione dell'angioplastica.

«Dal confronto con il panorama internazionale appare evidente come in Italia la penetrazione di alcune importanti innovazioni scientifiche e tecnologiche nel campo dell’interventistica cardiovascolare risulti inadeguata sia in termini di numero di pazienti trattati rispetto al fabbisogno, sia di disomogeneità tra le varie aree geografiche del Paese» commenta però Giovanni Esposito, presidente Gise e direttore dell'Unità di Cardiologia, emodinamica e Utic dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli.

L'Agenas ha sottoscritto una convenzione con la Società italiana di cardiologia interventistica per sviluppare metodologie di analisi delle performance assistenziali, anche attraverso l’integrazione di dati clinici con le informazioni desunte dai sistemi informativi sanitari. «Specifica attenzione – precisa il direttore generale di Agenas, Domenico Mantoan -è riservata alla valutazione di impatto delle procedure interventistiche sulle valvole cardiache, anche in ragione del fatto che a tutt’oggi non è possibile distinguere dai dati della scheda di dimissione ospedaliera gli interventi cosiddetti open da quelli per via transcatetere».

Per il prossimo futuro «ci attendono sfide importanti» osserva Esposito. «La sostenibilità e la resilienza del sistema sanitario – conclude il presidente Gise - passa inevitabilmente dalla capacità di programmare correttamente le risorse, garantire l’utilizzo delle tecnologie che permettono non solo il miglioramento degli outcome clinici ma anche di rispondere ai bisogni del sistema nel suo complesso».