Cuore e Covid: la paura del contagio tiene lontani i pazienti cardiologici dall'ospedale. Ma è un errore che può avere gravi conseguenze

Campagna Gise

Cuore e Covid: la paura del contagio tiene lontani i pazienti cardiologici dall'ospedale. Ma è un errore che può avere gravi conseguenze

di Michele Musso

«In caso di dolore al petto o affanno del respiro occorre chiamare subito il 118. Le procedure urgenti vengono effettuate giorno e notte, in tutti i centri di riferimento per il trattamento invasivo delle patologie cardiovascolari. L’ospedale resta luogo di cura e al suo interno viene presa ogni misura necessaria per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza». L’appello è di Giuseppe Tarantini, direttore di Emodinamica e cardiologia interventistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Padova e presidente del Gise, il Gruppo italiano di studi emodinamici.

La Società scientifica ha promosso “Sicuri al cuore”, campagna nazionale per riportare in ospedale i pazienti cardiovascolari spaventati dal contagio da Covid-19. La proposta, resa possibile grazie a un contributo non condizionato di Chiesi, è stata declinata attraverso la realizzazione della piattaforma www.sicurialcuore.it, uno spot che vede testimonial l’attore Claudio Amendola, un video-appello del campione di pugilato Patrizio Oliva, alcune clip della Società scientifica per spiegare l’attività nei reparti in era Covid-19 e un appuntamento virtuale per i pazienti.

Numerosi studi nazionali e internazionali hanno documentato importanti ritardi nel chiedere soccorso in caso di infarto acuto, associati a un netto aumento di mortalità e complicanze. L’infarto, più di altre malattie cardiovascolari è una patologia strettamente correlata al tempo: la mortalità aumenta del 3% ogni dieci minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento.

Gli accessi in ospedale per eventi cardiaci «sono scesi mediamente del 40% - osserva Francesco Saia, coordinatore della Campagna – sono diminuiti fortemente i ricoveri per infarto acuto e le procedure di Cardiologia interventistica strutturale transcatetere hanno registrato un crollo del 70%. Dalla primavera 2020 abbiamo avuto, a livello nazionale, una contrazione di tutti i trattamenti delle malattie ischemiche del cuore e delle malattie cardiache strutturali. I dati riferiscono di morti per infarto triplicate, rispetto allo scorso anno e di complicanze raddoppiate».

Il Covid-19 «continua a mietere le sue vittime - sottolinea Giovanni Esposito, presidente eletto Gise - ma le malattie cardiovascolari restano nettamente la prima causa di morte in Italia, con 240 mila decessi ogni anno e 7,5 milioni di persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore. Milioni di persone che, in caso divengano positive al Covid-19, sono a loro volta esposte a un maggior rischio di complicanze cardiovascolari e di ricovero in terapia intensiva e a una probabilità di decesso più che doppia, da due a quattro volte maggiore, rispetto a chi non ha problemi di questa natura. La diffidenza dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie, nonostante l’impegno a mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura, di emergenza o urgenza – avverte Esposito - sta riportando il nostro Paese indietro di venti anni sul tema della prevenzione delle patologie cardiovascolari».

«Tante patologie in era Covid-19 fanno fatica a ricevere cure adeguate, ma noi lavoriamo a pieno regime e in piena sicurezza» assicura infine Tarantini. «I pazienti che manifestano sintomi di sofferenza cardiaca – conclude - devono rivolgersi con fiducia alle Cardiologie e alle Emodinamiche del nostro Paese».