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Un adolescente su cinque ha pensato almeno una volta di farsi del male o di non voler vivere. Il 31% dei ragazzi afferma inoltre di sentirsi più compreso dall'intelligenza artificiale che dalle persone reali. È il quadro che emerge dal nuovo Rapporto nazionale sul disagio giovanile realizzato dall'Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile, basato sulle risposte di mille studenti tra i 14 e i 19 anni, presentato durante la Maratona Bullismo 2026, la due giorni (20 e 21 maggio) promossa dall'Osservatorio in collaborazione con Adnkronos.
L'indagine fotografa una trasformazione profonda delle fragilità adolescenziali rispetto al 2025. Se negli anni precedenti il disagio si manifestava soprattutto attraverso episodi evidenti di aggressività come cyberbullismo ed esclusione sociale, oggi emergono forme più silenziose e interiorizzate di sofferenza emotiva e identitaria. Il 38% degli adolescenti intervistati dichiara di aver subito almeno una volta episodi di bullismo, dato in crescita rispetto al 34% dello scorso anno. Il 41% riferisce di vivere ansia da inadeguatezza, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 25% racconta un persistente senso di vuoto.
Anche il bullismo cambia forma: le aggressioni fisiche rappresentano oggi una quota residuale del fenomeno (3,96%), mentre la forma di sofferenza più diffusa diventa l'esclusione sociale, indicata dal 16,67% degli studenti. «Il fatto che oggi le aggressioni fisiche rappresentino una quota residuale del fenomeno è un segnale incoraggiante e dimostra che anni di sensibilizzazione, prevenzione e lavoro nelle scuole stanno producendo risultati importanti», dichiara Luca Massaccesi, presidente dell'Osservatorio. «Allo stesso tempo, però – avverte - non possiamo abbassare la guardia. Il disagio giovanile sta cambiando forma: cresce una sofferenza più silenziosa e invisibile, legata all'identità, all'autostima e alla difficoltà di sentirsi accettati. La vera sfida educativa sarà imparare a riconoscere per tempo questi segnali emotivi prima che si trasformino in forme di disagio ancora più gravi».
Particolarmente preoccupante il dato relativo alla richiesta di supporto: il 47% dei giovani dichiara di trovare difficile chiedere aiuto e il 43% percepisce gli adulti come distanti. La ricerca evidenzia inoltre il ruolo sempre più centrale del digitale nella vita emotiva degli adolescenti: il 44% dichiara di controllare continuamente il telefono, mentre il 52% riconosce l'influenza degli algoritmi sul proprio stato emotivo e sulla percezione di sé. «I social non sono più soltanto strumenti di comunicazione: per molti ragazzi stanno diventando luoghi emotivi nei quali cercare ascolto, conferme e riconoscimento. I ragazzi preferiscono un algoritmo per proteggersi dal peso della valutazione sociale», spiega la psicologa Elisa Caponetti, presidente del Comitato scientifico che ha coordinato l'elaborazione della ricerca.
Dal Rapporto emerge anche un segnale positivo: il 64% dei ragazzi riconosce nello sport uno strumento fondamentale di equilibrio emotivo e benessere psicologico.
Per dare seguito a questi risultati, l'Alleanza contro il bullismo e il disagio giovanile ha trasformato Piazza Mastai, nel cuore di Trastevere a Roma, nella “Piazza del rispetto”: uno spazio aperto a giovani, famiglie, scuole e Istituzioni dove incontri, testimonianze, attività sportive ed esperienze immersive promuovono il dialogo e l'inclusione.
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