Una donna chirurgo è brava quanto un uomo (ma non era scontato?)

Lo studio 

Una donna chirurgo è brava quanto un uomo (ma non era scontato?)

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Immagine: https://pxhere.com/es/photo/730733, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione
Siamo ancora a questo punto. A dover mettere in piedi una ricerca lunga e costosa per dimostrare che le donne in chirurgia sono brave quante gli uomini. Se ne sarebbe potuto fare a meno se maschi e femmine avessero effettivamente le stesse opportunità di carriera. Speriamo che sia l’ultima volta

Evidentemente non è ancora dato per scontato. Evidentemente servono ancora le prove, i dati, gli studi che lo dimostrino. È auspicabile però che ci si fermi qui, perché oramai nel 2022 uno studio che mette a confronto le performance dei chirurghi maschi e femmine suona davvero anacronistico. Possiamo metterla così: la scienza ha il dovere di dimostrare anche l’ovvio e l’ovvio è stato finalmente dimostrato. Non esistono differenze nel tasso di morte e di complicanze tra chirurghi uomini e chirurghi donne. C’erano dubbi? C’era bisogno di avviare un’indagine scientifica per accertarlo? Ebbene sì, la pistola fumante serve ancora.  Lo studio pubblicato sul British Medical Journal non avrebbe avuto ragion d’essere se non ci fosse ancora una disparità evidente nell’opportunità di carriera tra gli uomini e le donne che maneggiano il bisturi. Per questo, e solo per questo, è ancora necessario dimostrare che le donne sono brave quanto gli uomini e che meritano di avere lo stesso riconoscimento professionale. Perché le donne sono ancora in netta minoranza nel campo della chirurgia. 

Per esempio, i chirurghi generali donne rappresentavano rispettivamente il 28 per cento (nel 2019), il 22 per cento (nel 2019) e il 33 per cento (nel 2017) dei chirurghi in Canada, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In Giappone, la percentuale di donne medico è del 22 per cento e la percentuale di donne chirurghe è del 5,9 per cento.

Per mettere a confronto le competenze dei due sessi, i ricercatori hanno utilizzato il database clinico nazionale giapponese, che include dati su oltre il 95 per cento degli interventi chirurgici eseguiti in Giappone, e hanno analizzato i risultati delle operazioni eseguite da donne e da uomini tra il 2013 e il 2017.

La “bravura” di un chirurgo può essere valutata sulla base di alcuni parametri, come la mortalità postoperatoria (entro 90 giorni dall’intervento) e i tassi di complicanze chirurgiche (entro 30 giorni dall’intervento). Gli scienziati hanno preso in considerazione tre procedure comuni utilizzate in caso di cancro dello stomaco e del retto: gastrectomia distale, gastrectomia totale e resezione anteriore del retto. 

L’analisi includeva 149.193 interventi di gastrectomia distale, 63.417 interventi di gastrectomia e 81.593 procedure di resezione anteriore del retto. Le donne chirurghe eseguivano solo il 5 per cento degli interventi ma generalmente si trattava dei casi più complicati. Se il paziente era ad alto rischio (malnutrito, in trattamento con steroidi a lungo termine o con malattia in stadio più avanzato), le probabilità che ad operarlo fosse una donna aumentavano. Nonostante ciò, i ricercatori non hanno riscontrato alcuna differenza nei tassi di morte o di complicanze chirurgiche tra chirurghi maschi e femmine. 

«Le diseguaglianze di genere persistono ancora per le donne chirurghe.  Gli studi hanno mostrato un rinvio preferenziale da medici uomini a chirurghi uomini, ridotte opportunità di promozione a ruoli di leadership e una peggiore remunerazione, il tutto nonostante le donne chirurghe abbiano risultati per i pazienti uguali o forse migliori rispetto ai chirurghi uomini», commenta Cherry E Koh, chirurgo donna esperta negli interventi del colon-retto.