Farmaci generici: biodiversità produttiva vo cercando

Osservatorio Nomisma

Farmaci generici: biodiversità produttiva vo cercando

di redazione

A marzo di quest'anno hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: farmaci e principi attivi “dimenticati”, necessari alle prestazioni erogate nelle terapie intensive. L'impennata improvvisa della domanda ha messo a dura prova la capacità delle imprese degli equivalenti. Nel periodo di massima criticità, infatti, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento delle richieste; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso prodotti per i quali era più alto il rischio che venissero a mancare.

La survey realizzata da Nomisma per Egualia, l'associazione delle imprese di farmaci equivalenti e biosimilari, da cui provengono i dati, ha soprattutto messo in evidenza la necessità di mantenere quella “biodiversità produttiva” che, secondo l'associazione, sarebbe «indispensabile alla sostenibilità del Ssn, non solo in casi straordinari come quello della pandemia».

Dal sondaggio risulta che per far fronte all'emergenza il 71% delle aziende ha fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% ha usufruito di deroghe da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% ha aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% ha impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% ha utilizzato la leva dell’importazione e il 14%, infine, ha acquistato nuovi macchinari.

Dalle risposte, però, emergono anche criticità che hanno reso più accidentato il percorso: oltre il 57% delle imprese ha detto di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della catena di approvvigionamento. Coerenti con tutto questo le attese degli operatori: rendere la catena più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) e moltiplicare le fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).

«Non è un caso se le richieste delle aziende convergono su un limitato numero di correttivi ritenuti però indispensabili» commenta Lucio Poma, capo economista di Nomisma. «Si parla di pianificazione della sanità del futuro, ridisegnando un sistema di offerta su basi radicalmente nuove rispetto al passato - prosegue Poma – ma non è possibile ridefinire il sistema sanitario senza ridefinire anche il sistema di regole della produzione dei farmaci che lo sostengono. La pandemia ha scombussolato le carte e anche le regole del gioco - conclude – e questa è un’occasione unica per abbracciare il cambiamento tecnologico di Industria 4.0 su cui si giocherà le sorti competitive di questo mercato nel prossimo decennio».

Per il presidente di Egualia, Enrique Häusermann, «la crisi che stiamo ancora vivendo ha messo in luce tutti problemi legati alla globalizzazione della produzione farmaceutica. L’intera Europa si è scoperta ancora troppo dipendente, soprattutto nei momenti critici, da Paesi extra-europei per l’approvvigionamento degli sostanze intermedie per sintetizzare i principi attivi e quindi produrre i farmaci. Oggi abbiamo la possibilità di investire in progetti strategici per il Paese, attraverso le risorse che arriveranno con il Recovery Fund: possiamo finalmente investire sul futuro».

Bisogna allora «riflettere sul concetto di globalizzazione della produzione farmaceutica – sostiene ancora Häusermann - ma è necessario anche ripensare la struttura distributiva e individuare nuovi modelli di approvvigionamento pubblico dei farmaci perché non può e non potrà esserci sostenibilità del Ssn senza garantire sostenibilità alle imprese che lo riforniscono dei prodotti essenziali alla prosecuzione delle sue attività».

In ospedale i farmaci generici rappresentano circa il 30% delle forniture a volumi e appena il 2,4% a valori, ma sia l’andamento della percentuale dei lotti non aggiudicati (23% del totale di quelli banditi nel 2019) sia il tasso di partecipazione alle gare (cioè il rapporto tra offerte presentate e lotti banditi, in diminuzione e fermo a 1,15) testimoniano la crescente difficoltà da parte delle aziende a trovare condizioni sufficienti per l’avvio della competizione.

Le gare al massimo ribasso hanno determinato la progressiva flessione della concorrenza: a rischiare di andare deserte sono soprattutto le gare per le forniture dei prodotti più datati e la cui produzione potrebbe essere interrotta per una insufficiente remuneratività. Ma sono gli stessi farmaci che sono risultati essenziali nella pratica clinica, soprattutto nella crisi pandemica ancora in corso.