I “figli di Chernobyl” non hanno danni genetici trasmissibili alle generazioni successive

L’analisi

I “figli di Chernobyl” non hanno danni genetici trasmissibili alle generazioni successive

Si è sempre temuto l’effetto a catena, di padre in figlio. Un nuovo studio dimostra invece che l’eventuale impatto sul Dna delle radiazioni non ha coinvolto la linea germinale e quindi non si è trasmesso e non si trasmetterà alle generazioni successive. Su Science due nuovi studi su Chernobyl

Chernobyl_HDR.JPG

Immagine: Piotr Andryszczak, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

È la notte del 26 aprile del 1986. Nella centrale nucleare di Chernobyl esplode il reattore n°4 causando il primo incidente nucleare classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari.  

Una nube di materiale radioattivo invade l’aria nelle zone circostanti. 

I danni a lungo termine del disastro sono ancora un mistero, a partire dal bilancio dei morti. L’unico dato condiviso da tutte le istituzioni sono i 65 decessi accertati nell’immediato, mentre la stima delle vittime successive attribuibili alle radiazioni ha un range di incertezza che va, dai 4mila (che è la stima più ottimistica) ai 6milioni. Uno studio pubblicato su Science fornisce nuove informazioni sull’impatto diretto e indiretto della catastrofe nucleare. Qual è stato l’effetto di Chernobyl sulle alterazioni genetiche trasmissibili? Ci sono stati danni genetici in grado di passare da una generazione alla successiva? Stiamo parlando per essere precisi delle mutazioni nella linea germinale. I ricercatori hanno condotto analisi genetiche su 130 bambini nati tra il 1987 e il 2002 da famiglie dove uno o entrambi i genitori erano stati esposti alle radiazioni dell’incidente (più specificatamente negli organi riproduttivi). Ebbene, gli autori dello studio dopo aver sequenziato l’intero genoma dei partecipanti non hanno osservato un aumento significativo delle mutazioni nella linea germinale rispetto alla popolazione generale. 

«Il nostro studio non va a sostegno di un effetto transgenerazionale delle radiazioni ionizzanti sul Dna germinale negli esseri umani", concludono gli scienziati. 

Finora gli studi che avevano tentato di valutare i danni genetici trasmessi alle generazioni successive all’incidente non avevano raggiunto risultati definitivi. Inoltre, non c’erano mai state iniziative di ricerca internazionali per analizzare la presenza di nuove mutazioni della linea germinale nell’intero il genoma dei bambini nati da genitori esposti a quantità moderatamente elevate di radiazioni ionizzanti.

L’indagine pubblicata su Science potrebbe fare da apripista ad altri studi sugli effetti a lungo termine di altri incidenti nucleari, primo tra tutti quello di Fukushima l’unico dello stesso livello di gravità di Chernobyl.

Un secondo studio, pubblicato sullo stesso numero di Science, si è concentrato sugli effetti della nube radioattiva sui sopravvissuti all'incidente nucleare, concentrandosi in particolare sui tumori della tiroidei, nello specifico dei carcinomi papillari della tiroide. Ricerche precedenti avevano infatti rilevato un possibile legame tra l'esposizione alla nube radioattiva e questa neoplasia. Non era stato invece scoperto il meccanismo molecolare all’origine del fenomeno. Oggi i ricercatori suggeriscono che lo sviluppo del tumore della tiroide a seguito dell'esposizione alle radiazioni sia dovuto alla rottura del doppio filamento del DNA nel genoma.

Gli scienziati hanno analizzato i tumori della tiroide, il tessuto tiroideo e il sangue di centinaia di sopravvissuti all'incidente nucleare di Chernobyl e hanno confrontato i risultati con quelli di persone non esposte alle radiazioni. Sebbene non sia stato identificato alcun biomarcatore specifico in grado di attribuire con certezza il danno alle radiazioni, i risultati dimostrano un’associazione dose-correlata tra le radiazioni e l’aumento della rottura del doppio filamento del DNA nei tumori della tiroide che si sono sviluppati dopo l'incidente di Chernobyl. Le alterazioni genomiche legate alle radiazioni erano più pronunciate nelle persone più giovani al momento dell’esposizione, affermano gli autori convinti che le nuove informazioni contenute nella loro ricerca possano influenzare le politiche di salute pubblica sull’esposizione alle radiazioni.