Hiv: aumentano i contagi tra i giovani tra i 15 e i 24 anni. Il viceministro Sileri: «Educazione sessuale nelle scuole» e preservativi gratis all'università e nelle scuole superiori

L'incontro

Hiv: aumentano i contagi tra i giovani tra i 15 e i 24 anni. Il viceministro Sileri: «Educazione sessuale nelle scuole» e preservativi gratis all'università e nelle scuole superiori

di redazione

Le nuove infezioni da Hiv sono diminuite del 20% tra il 2017 e il 2018, ma nonostante ciò, cresce l’incidenza di nuove diagnosi nella fascia di età adolescenziale (15-24 anni), rispetto agli anni passati., con un picco proprio nel 2017.

Tra le cause, il calo di attenzione che negli ultimi anni si è registrato sull'infezione, con la diminuzione delle campagne di sensibilizzazione e di comunicazione nelle scuole, come se l’Aida fosse un ricordo del passato, riducendo la percezione del rischio tra le persone, soprattutto tra i più giovani.

In questo contesto si inserisce la la tavola rotonda "Rompiamo il silenzio sulll’Hiv"che si è svolta mercoledì 20 novembre a Roma, per iniziativa della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, con il supporto non condizionato di MSD.

«Il fatto che l’incidenza più alta di nuove diagnosi di Hiv continui a essere registrata tra i giovani adulti, di età compresa tra i 25 e i 29 anni, ci deve preoccupare» commenta il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. «Tra le nuove generazioni – prosegue - c’è una scarsa consapevolezza e conoscenza del virus, di come si trasmetta e di cosa fare per difendersi dal rischio di infezione. Molti confondono la prevenzione delle gravidanze indesiderate, mediante l’uso della pillola contraccettiva, con la prevenzione Hiv e dalle altre malattie che si possono prendere durante un rapporto sessuale non protetto, contro cui l’unica arma davvero efficace è il profilattico. Molti altri invece si vergognano a comprare i profilattici. Dobbiamo dunque domandarci quali siano le ragioni e trovare una soluzione per superare pregiudizi e imbarazzi. Sarebbe importante – sostiene il viceministro - introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, prevista tra l’altro da un protocollo d’intesa del 2015 tra il ministero della Salute e il Miur e per cui esiste già una proposta di linee di indirizzo. Sarebbero utili anche iniziative per la distribuzione gratuita di preservativi agli studenti delle università e delle scuole secondarie di secondo grado».

Nel 2018 si è osservata per la prima volta una marcata diminuzione delle nuove diagnosi di Hiv in Italia, tuttavia «restano ancora alcuni dati preoccupanti – sottolinea Claudio Mastroianni, segretario Simit - di cui bisogna tenere conto: l’aumento del picco di incidenza tra le persone al di sotto dei trenta anni, a testimonianza che occorre ripensare alle strategie di prevenzione tra i giovani; un aumento della percentuale di persone che scoprono di essere sieropositive per Hiv nella fasi avanzata della malattia, 57% nel 2018, collocando l’Italia al di sopra della media europea; l’aumento del numero delle persone sieropositive viventi, circa 130 mila attualmente».

L’Hiv può restare asintomatico e silente per molti anni prima della comparsa dei primi sintomi, pertanto è «cruciale fare una continua informazione sulla diffusione di questa infezione – avverte Barbara Suligoi, del Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità – al fine di non sottovalutarne la rilevanza. L’effettuazione del test Hiv, da eseguire ogni qualvolta ci si sia esposti a rapporti sessuali non protetti con persone di cui non si conosce bene lo stato di salute, e l’uso del preservativo, che consente di proteggersi dall’Hiv e da numerose altre infezioni sessualmente trasmesse, costituiscono due strumenti cardine per la prevenzione e il controllo di questa infezione tuttora dilagante».

La ricerca «ha portato alla scoperta di vere e proprie pietre miliari» ricorda Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia, ma rimangono «bisogni insoddisfatti legati da un lato alla necessità di garantire una buona qualità di vita nel lungo termine ai pazienti in terapia, e, dall’altro, all’urgenza di promuovere una prevenzione realmente efficace. Potremmo idealmente aggiungere questi due obiettivi ai “90-90-90” posti da UNAIDS per il 2020. Un “quarto 90” dovrebbe riguardare la qualità di vita dei pazienti in terapia, - aggiunge - per il 90% dei quali dovrebbe essere favorita una maggiore aderenza, una minore tossicità, una riduzione delle criticità legate alle interazioni farmacologiche e alla resistenza ai farmaci. Un “quinto 90” dovrebbe, inoltre, riguardare la prevenzione: abbattere del 90% le nuove infezioni attraverso campagne informative volte a combattere la disinformazione, creando i presupposti per la prima “Hiv-free generation”».