Indispensabili ostetriche. Se ce ne fossero di più si potrebbero salvare 4,3 milioni di vite all’anno

Salute globale

Indispensabili ostetriche. Se ce ne fossero di più si potrebbero salvare 4,3 milioni di vite all’anno

Anche un piccolo aumento della copertura dell’assistenza ostetrica (10% ogni 5 anni) potrebbe ridurre di un quinto la mortalità materna e neonatale ed evitare il 14% delle morti fetali. Nei Paesi poveri però ci sono molti ostacoli al progresso. A partire dalla carenza di personale qualificato

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Immagine: Aditya Romansa adroman, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Dalla pianificazione famigliare alla gestione della gravidanza, dall’assistenza al parto al sostegno all’allattamento. L’ostetrica c’è prima, c’è durante e continua a esserci anche dopo la gestazione. Almeno così succede nei Paesi del mondo più attenti alla salute materna e infantile. E più ricchi.  Se accadesse lo stesso dappertutto, ossia se tutte le donne in ogni luogo potessero contare sul ventaglio di servizi offerti dalle ostetriche, la mortalità materna si ridurrebbe del 67 per cento, e quella neonatale del 64 per cento. Le morti fetali diminuirebbero del 65 per cento. Se i servizi ostetrici fossero efficienti nei Paesi ricchi come in quelli poveri si potrebbero salvare 4,3 milioni di vite all’anno entro il 2035. 

La stima si basa su un modello matematico utilizzato dagli autori di uno studio pubblicato su The Lancet Global Health. Il modello di calcolo, chiamato Lives Saved Tool (LiST), serve per prevedere il numero di decessi che si potrebbero evitare migliorando alcuni specifici aspetti dell’assistenza sanitaria. I ricercatori hanno selezionato 30 interventi essenziali, dalle consulenze per la pianificazione famigliare alle cure neonatali, per scoprire cosa accadrebbe se il pacchetto dell’assistenza ostertica venisse interamente adottato in 88 Paesi del mondo. 

Prima però di calcolare l’impatto degli eventuali progressi nell’accesso ai servizi forniti dal personale ostetrico, gli scienziati hanno previsto cosa succederebbe se la situazione restasse tale e quale a quella attuale: negli 88 Paesi analizzati, ci sarebbero tre milioni di morti fetali all’anno entro il 2035, tre milioni di decessi tra i neonati e più di 40mila morti tra le mamme. 

Ipotizzando invece qualche tipo di miglioramento, sono emersi quattro scenari possibili in base al livello di copertura dell’assistenza raggiunto. Con un piccolo ampliamento delle donne assistite, un 10 per cento in più ogni cinque anni, si otterrebbe una riduzione del 22 per cento della mortalità materna, del 14 per cento delle morti fetali e del 23 per cento delle morti neonatali. Tradotto in numeri assoluti significa salvare 93mila vite tra le donne ogni anno entro il 2035. 

Se i servizi venissero ampliati del 25 per cento ogni cinque anni, una possibilità considerata concreta dagli autori dello studio, negli 88 Paesi presi in esame  ci sarebbe il 41 per cento in meno di decessi tra le mamme, il 26 per cento in meno di morti fetali e il 39 per cento in meno di morti neonatali.   

Il che significa 170mila vite salvate tra le donne e 1,2 milioni tra i neonati e 852mila morti fetali evitate ogni anno entro il 2035.  

Nello scenario migliore possibile, quello con una copertura universale (95%) dei servizi di assistenza, si avrebbe una riduzione del 67 per cento della mortalità materna, del 65 per cento di quella fetale e del 64 per cento di quella neonatale. Così si eviterebbero 280mila decessi tra le madri, 2,1milioni di morti fetali e 2 milioni di morti tra i neonati ogni anno entro il 2035.

Basterebbe invece una piccola riduzione dei servizi (2%) per avere 34mila morti in più tra le mamme, 222mila morti fetali in più e 295mila morti neonatali in più. 

«Purtroppo ci sono esistono numerosi ostacoli al progresso dell’assitenza, in particolare nei paesi a reddito medio-basso. Tra cui una presenza insufficiente di ostetriche qualificate, scarsi collegamenti nel trasporto, mancanza di forniture e attrezzature e, in alcuni paesi, mancanza di fiducia da parte della comunità. È necessario un maggiore riconoscimento dell'importanza di sostenre e consentire a questo servizio di raggiungere il suo potenziale», ha dichiarato  Andrea Nove, a capo dello studio.