Infezioni post operatorie, uno spreco da 600 milioni l’anno e un danno grave per 47 pazienti su mille

Lo studio

Infezioni post operatorie, uno spreco da 600 milioni l’anno e un danno grave per 47 pazienti su mille

di redazione

Le infezioni ospedaliere nei ricoveri per acuti possono costare la vita ai pazienti e sottraggono risorse preziose al Servizio sanitario nazionale: colpiscono 47 degenti su mille e costano 600 milioni all’anno. Per un ricovero con infezione sono necessari mediamente 17 giorni di degenza per un costo di 9.416 euro.

Sono alcuni risultati dello studio presentato martedì 25 febbraio a Roma sull’impatto economico delle infezioni che si sviluppano dopo un intervento chirurgico. La ricerca, finanziata dal ministero della Salute, è stato condotto dal CEIS-EEHTA (Economic Evaluation and HTA) della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata.

«Considerando che un solo giorno di degenza costa mediamente 800 euro – spiega Francesco Saverio Mennini, direttore dei Ceis - le infezioni allungano il periodo di ricovero facendo un doppio danno: il primo alla salute del paziente, il secondo alle risorse della sanità. Per ogni ricovero in cui si sviluppa un’infezione il costo medio è di 9.500 euro, risorse sprecate che potrebbero essere investite per migliorare i servizi sanitari, per la prevenzione delle stesse infezioni e per eventuali assunzioni di personale. Un’infezione per un intervento di ernia vale 4.627 euro e si passa ai 12.745 per una laparocele: un’enormità che deve far riflettere e spingere a mettere mano a un cambiamento».

Lo studio ha potuto rilevare altri dati preoccupanti. Per esempio, che dal 2006 al 2018 la situazione è peggiorata e le infezioni sono quasi raddoppiate, passando da 25 a 47 su mille.

Peraltro, «il peggioramento del quadro statistico nei dodici anni analizzati è dovuto solo in piccola parte a una migliore misurazione e dunque a un’attenzione più specifica a questo grave fenomeno connesso all’assistenza – avverte Mennini - ma anche e soprattutto da una situazione complessivamente più critica anche a causa del progressivo definanziamento della sanità, a una minore attenzione alla prevenzione, a un basso utilizzo di dispositivi medici di ultima generazione e più efficaci e a uno scarso ricorso alla cura delle infezioni mediante utilizzo di antibiotici efficaci, accompagnati da un calo del personale impiegato nella nostra sanità pubblica».