Ridisegnare i processi di cura sulla base dei risultati di salute; riallocare il tempo dei professionisti e le risorse utilizzando intelligenza artificiale e telemedicina; integrare risorse pubbliche e private per garantire equità nelle cure.
Sono queste, in sintesi, le proposte emerse dal convegno "Innovazione e sostenibilità per il futuro del SSN. Innovare modelli organizzativi e tecnologici per garantire sostenibilità e qualità in un’Italia sempre più longeva" che si è svolto giovedì 5 marzo a Roma nella sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, alla presenza dell’Ambasciatrice designata Anne-Marie Descôtes. L’evento era promosso da Clariane Italia in partnership con il Cergas SDA Bocconi.
La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, secondo la ricerca del Cergas, è messa alla prova da cambiamenti demografici e organizzativi che rischiano di alterare l’equilibrio tra bisogni di cura e risorse disponibili alla luce dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione delle patologie croniche. La quota di popolazione con più di 65 anni ha raggiunto il 24 per cento ed entro il 2050 la forza lavoro potenziale potrebbe ridursi di circa il 30 per cento.
Sophie Boissard, CEO del Gruppo Clariane ha ricordato in apertura dei lavori che «l’Europa sta vivendo un’epoca di grandi cambiamenti, in particolare demografici, con una popolazione che invecchia rapidamente; sul fronte sanitario si registra un aumento delle malattie croniche, mentre i recenti sviluppi tecnologici alimentano nuove speranze».
La pressione sul sistema italiano delle cure è evidente nella distribuzione della spesa sanitaria, sostiene il Centro studi: oggi circa il 70 per cento delle risorse del Ssn è destinato alla cura dei pazienti cronici. Questo scenario ha contribuito a generare una forma di razionamento implicito: solo il 49 per cento delle prestazioni sanitarie è coperto dal sistema pubblico, mentre il restante 51 per cento ricade direttamente sulle famiglie, attraverso pagamenti diretti o tramite assicurazioni sanitarie.
Per Francesco Longo, direttore OASI, Cergas SDA Bocconi, «non basta puntare a più finanziamenti: occorre ripensare regole, standard di personale e modelli organizzativi. La tecnologia, in particolare le infrastrutture digitali e l’intelligenza artificiale, può diventare una leva decisiva di sostenibilità – sostiene - per riallocare competenze e tempo verso attività ad alto valore clinico e relazionale. Governare in modo esplicito l’ibridazione tra risorse pubbliche e private è una condizione necessaria per preservare qualità ed equità del sistema. La sostenibilità futura del Ssn non dipenderà soltanto da quante risorse saranno disponibili, ma dalla capacità di allocarle secondo priorità dichiarate e coerenti con i bisogni reali della popolazione».
Per affrontare questa situazione, lo studio suggerisce un ripensamento dei modelli assistenziali e dell’organizzazione del lavoro sanitario. L’attuale sistema di standard del personale, basato prevalentemente sulla presenza fisica degli operatori, dovrebbe evolvere verso una regolazione orientata ai risultati di salute. Tra le possibili soluzioni viene indicata una maggiore flessibilità nella distribuzione delle competenze, con politiche di redistribuzione dei compiti tra professionisti sanitari e una valorizzazione di figure intermedie, come l’assistente infermiere.
Inoltre, strumenti come l’intelligenza artificiale, la telemedicina e il Fascicolo sanitario elettronico di seconda generazione possono contribuire a semplificare le attività amministrative e a supportare le decisioni cliniche, liberando tempo per l’assistenza diretta ai pazienti. Quanto al nodo del finanziamento del sistema sanitario, con oltre un quarto della spesa sanitaria complessiva sostenuta direttamente dai cittadini, lo studio propone un maggiore coordinamento tra risorse pubbliche e private: l’integrazione tra Servizio sanitario nazionale, sanità integrativa e strutture private accreditate, sotto una regia pubblica, viene indicata come una possibile strada per garantire equità di accesso e sostenibilità nel lungo periodo.
«Clariane Italia intende dare il proprio contributo in qualità di privato accreditato nel sostenere il sistema sanitario nazionale» assicura Federico Guidoni, presidente e CEO di Clariane Italia. La sanità italiana affronterà «sfide demografiche e finanziarie importantissime» e «non ci saranno sufficienti risorse economiche per far fronte a un crescente bisogno legato all'invecchiamento della popolazione né adeguate risorse dal punto di vista del personale. Clariane Italia punta quindi a innovare e rinnovare il sistema, offrendo anche nuove forme, nuovi modelli organizzativi, che auspichiamo possano essere condivisi anche nel regolatore pubblico»
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