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L'indagine
Intelligenza artificiale per la salute: gli italiani la usano, ma spesso non sono consapevoli dei rischi
Redazione
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Gli italiani e l'intelligenza artificiale (IA): un rapporto che cresce in fretta, anche in ambito sanitario, ma senza formazione adeguata e spesso senza consapevolezza dei rischi. È questa la sintesi del quadro che emerge dall'indagine “L'uso dell'IA in ambito sanitario”, realizzata da Havas CSA e presentata da Havas Health Network Italia in occasione degli Healthcare & Pharma Talk, organizzati da RCS Academy. L'indagine è stata condotta su un campione di 1.015 cittadini italiani tra i 18 e i 70 anni, bilanciato per genere, fascia d'età e area geografica. I risultati disegnano un chiaro paradosso: l'88% degli intervistati ha già sperimentato l'IA e oltre la metà la usa con regolarità (il 21% ogni giorno, il 30% più volte a settimana) eppure il 73% dichiara di non aver mai ricevuto alcuna formazione sul suo corretto utilizzo.

Molto uso, poca competenza

Gli strumenti più diffusi sono ChatGPT, usato dal 70% del campione, e Gemini, al 68%, seguiti da Microsoft Copilot (21%) e Claude (9%). Ma la diffusione non va di pari passo con la padronanza: solo il 12% degli intervistati si dichiara ad alto livello di competenza, mentre la metà si colloca su livelli bassi o nulli di competenza percepita.

La salute, un campo ancora marginale ma in crescita

Nonostante l'uso quotidiano dell'IA in molti ambiti della vita, la salute resta un terreno secondario. Solo il 23% degli intervistati ricorre all'IA per questioni legate alla salute e al benessere, un dato molto al di sotto della ricerca di informazioni generali (70%) e delle finalità lavorative o di studio (51%).

Il margine di crescita, però, è ampio, e il trend è già in movimento.

A guidarlo sono soprattutto i giovani. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni, quasi quattro persone su dieci utilizzano già l'IA per cercare informazioni su farmaci e terapie; e tra questi oltre la metà lo fa con frequenza. Un comportamento che segna un divario generazionale netto nell'approccio alla “salute digitale“»” e probabilmente anticipa il modello prevalente nei prossimi anni.

Cosa cercano gli italiani

Chi usa l'IA per la salute lo fa soprattutto per capire. Il 31% degli intervistati ha già cercato informazioni su farmaci e terapie, concentrandosi in particolare sulla sicurezza: il 53% vuole sapere degli effetti collaterali di una cura, il 43% cerca indicazioni sui dosaggi corretti, il 38% prova a comprendere il meccanismo d'azione di un farmaco.

L'IA viene usata anche per interpretare la propria condizione: il 57% la utilizza per leggere i sintomi, il 51% per capire referti medici, uno su due per formulare ipotesi diagnostiche. Sono numeri che raccontano un bisogno reale di orientamento, in un sistema sanitario dove i tempi di attesa sono lunghi e il rapporto con il medico spesso troppo breve per rispondere a tutte le domande.

Gli stessi intervistati mostrano una consapevolezza dei limiti. Le aree considerate meno appropriate per l'uso dell'IA sono quelle più delicate: modificare dosaggi o sospendere farmaci (45%), decidere una terapia (44%), formulare una diagnosi (40%). Un segnale che sembra indicare come la maggioranza degli utenti percepisca la differenza tra informarsi e decidere.

Il medico resta al primo posto

Nella classifica della fiducia nelle fonti sanitarie, l'IA si colloca al sesto posto, dopo il medico specialista, il medico di famiglia, il farmacista, i siti istituzionali e i motori di ricerca, ma davanti ad amici, familiari e, con ampio distacco, a influencer e creator digitali. 

Il 44% degli intervistati ritiene l'IA affidabile per reperire rapidamente informazioni, il 39% per interpretare contenuti complessi, il 33% per chiarire meglio quanto spiegato dal proprio medico. Non un sostituto, dunque, ma uno strumento di supporto e approfondimento.

Questa ricerca, commenta Simone Andrea Telloni, CEO di Havas Health Network Italia, «ci mostra che l’IA è già entrata nel percorso di molti italiani, soprattutto tra i più giovani. Come Havas Life, vediamo in questo una grande opportunità. Non si tratta di sostituire il rapporto medico-paziente, ma di rafforzarlo».

La domanda di formazione

È proprio questa fiducia in crescita a generare un bisogno nuovo. Più della metà di chi usa l'IA per informarsi sulla salute ritiene importante disporre di campagne informative sull'utilizzo consapevole dello strumento: il 25% lo considera addirittura fondamentale, il 29% molto importante. Gli italiani sanno già a chi si aspettano che arrivi questa guida: istituzioni sanitarie e medici in primo luogo, seguiti da istituzioni pubbliche e operatori della comunicazione in ambito farmaceutico.

Il quadro che emerge dalla ricerca è quello di un Paese che ha già abbracciato l'IA nella vita quotidiana, salute compresa, ma che si muove ancora in una zona grigia, fatta di sperimentazione individuale e assenza di riferimenti chiari. Colmare questo spazio, con formazione, informazione e un ruolo attivo delle istituzioni, è la sfida che il sistema ha davanti.

«La ricerca fotografa un momento di passaggio: gli italiani si affidano sempre più all’intelligenza artificiale per la propria salute – osserva infine Corrado Tomassini, vicepresidente di Havas PR - ma dobbiamo chiederci su quali fonti si basa l’IA e come aiutarla ad essere sempre più precisa. Oggi i media di qualità sono quelli in grado di influenzare realmente IA ed LLM. Per questo, diventa fondamentale un nuovo approccio alla comunicazione del settore, che rimetta al centro contenuti di valore, ristabilendo un circolo virtuoso a beneficio della collettività».


 


 

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