Intervenire subito. Se la temperatura sale ancora, nel 2050 il numero di morti per caldo estremo aumenterà del 370%

L'allarme

Intervenire subito. Se la temperatura sale ancora, nel 2050 il numero di morti per caldo estremo aumenterà del 370%

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Immagine: Henk Monster, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
In vista di Cop28, il rapporto Lancet Countdown invita a mettere al centro della discussione la salute. Il mondo è sulla buona strada per raggiungere un riscaldamento di 2,7°C entro il 2100 che comporterebbe una minaccia concreta per la sopravvivenza delle generazioni future

I numeri non mentono. Lo sanno bene i 114 scienziati che hanno redatto l’ottava edizione del Lancet Countdown, il rapporto che monitora l’impatto del cambiamento climatico sulla salute basandosi su 47 indicatori chiave: il loro allarme è fatto di cifre e non di parole. Nel  2023, si sono registrate le temperature più alte degli ultimi 100mila anni. Nel 2022 il record delle giornate di caldo estremo è stato infranto in tutti i continenti. Tra il 2013 e il 2022 il numero di decessi attribuiti al caldo nella popolazione over 65  è  aumentato del’85 per cento in confronto al periodo 1991-2000, molto al di sopra dell’aumento del 38 per cento ipotizzato nel caso in cui le temperature non fossero aumentate. Con un aumento della temperatura media appena al di sotto dei 2°C, uno scenario plausibile,  il numero annuale di morti per l’eccessivo calore aumenterebbe del 370 per cento intorno al 2050. Oggi siamo a un bivio ed è indispensabile prendere la strada giusta. 

«Le proiezioni mostrano che questi rischi potrebbero peggiorare notevolmente se non si fa nulla. Tuttavia, con la crescente importanza attribuita alle questioni sanitarie nei negoziati sul cambiamento climatico, questo rapporto evidenzia nuove opportunità per realizzare interventi sul cambiamento climatico con ricadute salute», si legge nel rapporto pubblicato alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop 28 (Dubai 30 novembre-12 dicembre). 

L’impatto del clima sulla salute oggi

In media negli ultimi dieci anni la temperatura del pianeta è aumentata di 1,14°C rispetto all’epoca pre-industriale con conseguenze tangibili sulla salute e sulla sopravvivenza della popolazione soprattutto dei Paesi a basso e medio reddito. Le persone più fragili, quelle con età superiore ai 65 anni o i bambini, già oggi sono esposte a un numero di giornate di caldo estremo doppio rispetto a quello del periodo1986–2005. Il numero delle ondate di calore sperimentate dalla popolazione è uno degli indicatori tenuti d’occhio dagli esperti del Lancet Countdown sin dalla prima edizione del rapporto.​

Le aree colpite dalla siccità sono passate dal 18 per cento del totale del periodo 1951-1960 al 47 per cento tra il 2013 e il 2022. La maggiore frequenza di ondate di caldo e di siccità nel 2021 ha fatto sì che 127 milioni di persone in più fossero minacciate dalla insicurezza alimentare moderata o grave (un altro indicatore su cui si basa la valutazione dei rischi del clima).

Le previsioni per il futuro

Il mondo si sta muovendo nella direzione sbagliata, gli investimenti sui combustibili fossili sono in aumento così come le emissioni di anidride carbonica. Di questo passo siamo sulla buona strada, avvertono gli esperti, per raggiungere un riscaldamento di 2,7°C entro il 2100 che comporterebbe una minaccia concreta per la sopravvivenza delle generazioni attuali e future. I cambiamenti delle condizioni climatiche stanno esponendo un numero maggiore di persone al rischio di contrarre malattie infettive potenzialmente letali, come la dengue, la malaria, la vibriosi e il virus del Nilo occidentale. I ricercatori prevedono un aumento del 17-25 per cento dell’habitat ideale dei patogeni vibrioni e un aumento dell’indice di trasmissione della dengue del 36-37 per cento entro la metà del secolo.

In Europa le zone costiere adatte ai batteri vibrioni stanno già aumentando al ritmo di 142 chilometri all’anno. 

«Di fronte a previsioni così terribili, l’adattamento da solo non può tenere il passo con l’impatto del cambiamento climatico, e i costi stanno rapidamente diventando insormontabili. Dobbiamo andare oltre il trattamento dei sintomi sanitari del cambiamento climatico per concentrarci sulla prevenzione primaria. Le cause profonde del cambiamento climatico devono essere affrontate accelerando rapidamente la mitigazione in tutti i settori per garantire che l’entità dei rischi per la salute non comprometta la capacità di adattamento dei sistemi sanitari», commenta a Stella Hartinger, direttrice del Centro regionale Lancet Countdown per l’America Latina.​

Non tutto è perduto

«Ci sono ancora margini di speranza. L’attenzione alla salute nella COP28 è l’opportunità da non lasciarsi scappare per garantire impegni e azioni concrete. Se i negoziati sul clima porteranno ad un’equa e rapida eliminazione dei combustibili fossili, accelereranno la mitigazione e sosterranno gli sforzi di adattamento per la salute, le ambizioni dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C saranno ancora realizzabili e un futuro prospero e sano sarà a portata di mano», dichiara Marina Romanello, direttrice esecutiva del Lancet Countdown all’ University College London. 

Il miglioramento della qualità dell’aria potrebbe prevenire molti degli 1,9 milioni di decessi che ogni anno sono direttamente causati dall’esposizione all’inquinamento atmosferico dovuti all’uso di combustibili fossili. L’incremento del trasporto pubblico ed elettrico accessibili potrebbe evitare molti dei 460 mila decessi attribuibili ogni anno alle emissioni di PM2,5. Una alimentazione più sana potrebbe prevenire fino a 12 milioni di morti ogni anno e ridurre del 57 per cento le emissioni agricole dovute alla produzione di latticini e carne rossa. 

Alcuni segnali incoraggianti messi in evidenza dagli autori del rapporto invitano a potenziare gli sforzi verso la transizione energitica. Le morti dovute all’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili sono diminuite di quasi il 17 per cento dal 2005. E l’80% di questo calo è dovuto proprio alle iniziative per ridurre l’inquinamento dovuto alla combustione del carbone.

Gli investimenti globali nell’energia pulita sono cresciuti del 15 per cento nel 2022 raggiungendo 1,6 trilioni di dollari, superando del 61 per cento gli investimenti nei combustibili fossili, mentre i prestiti al settore dell’energia verde sono saliti a 498 miliardi di dollari nel 2021, avvicinandosi ai prestiti per i combustibili fossili. Ma non basta. Nonostante la rapida crescita di energia rinnovabile pulita, le fonti rinnovabili forniscono ancora solo il 9,5 per cento dell’elettricità mondiale. 

«È necessario difendere la salute delle persone dagli interessi dei combustibili fossili e di altre industrie dannose per la salute. Oggi sono urgenti interventi trasformativi per il clima per consentire alle generazioni presenti e future di crescere e prosperare», Anthony Costello, co-presidente di Lancet Countdown.