L'Italia fa i conti con una crisi demografica sempre più tangibile. Calo delle nascite, innalzamento dell'età media della popolazione, pressione crescente sul sistema di welfare: sono le coordinate di una trasformazione profonda che ridisegna il tessuto sociale ed economico del Paese. A fare il punto su questi temi è stata la sesta edizione dell'appuntamento annuale organizzato dall' Adnkronos dedicato all'evoluzione demografica e alle sue ricadute su lavoro, previdenza e società. L'evento, dal titolo "La demografia cambia la società", si è tenuto a Roma giovedì 18 giugno e ha visto la partecipazione, tra gli altri, del ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella, e di Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, oltre a parlamentari, Associazioni di categoria, imprese, accademici ed esperti del settore.
Il sondaggio: un Paese preoccupato. A dare sostanza al dibattito è arrivata una rilevazione condotta da Adnkronos su un campione non statistico di circa 2.500 utenti del sito e dei canali social del gruppo. Il quadro che emerge è quello di una comunità che guarda al proprio futuro con più ansia che fiducia. Preoccupazione e incertezza dominano il sentimento collettivo, accompagnate da indicazioni precise sulle priorità percepite: lavoro, previdenza e accesso agli strumenti per affrontare il cambiamento in atto.
Il dato più netto riguarda le aspettative personali: otto intervistati su dieci ritengono che la propria condizione, nei prossimi vent'anni, sarà peggiore di quella attuale. Solo il 20% si mostra ottimista. Una sfiducia che si riflette anche nella lettura del fenomeno dell'invecchiamento della popolazione: il 73% del campione lo considera un problema, soprattutto per le generazioni future, mentre appena il 16% vi intravede un'opportunità e l'11% lo esclude del tutto come fattore rilevante.
Il lavoro cambia: tecnologia e immigrazione al centro. Sul fronte occupazionale, gli intervistati indicano nella tecnologia il principale motore di trasformazione dei prossimi dieci anni. Il 40% ritiene che automazione e intelligenza artificiale (IA) saranno la principale conseguenza del calo demografico sul mercato del lavoro; il 33% punta sull'immigrazione come leva per sostenere la forza lavoro; il 24% teme una contrazione dei lavoratori qualificati. Solo una minoranza residuale (il 3%) crede che il calo demografico possa tradursi in un aumento dei salari medi.
Pensioni, la grande paura. Sul tema previdenziale l'allarme tocca il livello più alto. L'86% degli intervistati nutre dubbi sul proprio futuro pensionistico: il 48% teme che l'assegno non sarà sufficiente a garantire un tenore di vita dignitoso, mentre il 38% arriva a ipotizzare di non riuscire ad andare in pensione affatto. Solo il 14% si sente relativamente al sicuro: il 9% confida in una pensione adeguata, il 5% conta su forme di integrazione private o familiari.
Educazione finanziaria: si parte dalla scuola. L'incertezza previdenziale alimenta una domanda crescente di strumenti e competenze. Il 61% degli intervistati dichiara di avere bisogno di una maggiore educazione finanziaria: per il 36% andrebbe introdotta già nel percorso scolastico, mentre il 25% ritiene necessario acquisirla anche in età adulta. Il 24% si considera già sufficientemente preparato, ma il 18% afferma apertamente di non fidarsi della materia, segnale di una diffidenza strutturale nei confronti degli strumenti finanziari.
Caregiver soli: la rete che manca. L'invecchiamento della popolazione porta con sé anche l'espansione del fenomeno del caregiving, ovvero la cura prestata a familiari non autosufficienti. Già oggi un intervistato su quattro si definisce caregiver di un proprio caro. Eppure, alla domanda su chi sostenga concretamente chi si prende cura di qualcun altro, la risposta è sconfortante: il 58% risponde "nessuno". Il 35% indica la sola famiglia come unico sostegno, mentre lo Stato e i Comuni raccolgono appena il 5% delle risposte e le aziende il 2%.
