Migliora tra gli italiani la reputazione dell'industria farmaceutica

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Migliora tra gli italiani la reputazione dell'industria farmaceutica

di redazione

Nel 2018 la reputazione dell'industria farmaceutica tra gli italiani ha superato la media di gradimento dei diversi settori industriali presi in considerazione dal Doxa Reputation index, attestandosi al 73,5 contro il 72,7 medio (dato del 2017). E nel 2019 ha fatto ancora meglio, raggiungendo il 73,8.

Il dato, secondo Giuseppe Venturelli di Doxa Pharma, è la conseguenza di una serie di risultati raggiunti dalla farmaceutica italiana negli ultimi anni. Per esempio, il valore della produzione del settore ha toccato nel 2018 i 32 miliardi di euro (compreso l'indotto), che ne fanno la terza industria del Paese, la portano a rappresentare l'1,8 per cento dell'intero Prodotto interno lordo nazionale (quota più alta tra i Paesi europei) e fanno dell'Italia il primo produttore farmaceutico d'Europa.

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Non solo: tra il 2008 e il 2018 la produzione del pharma italiano è aumentato del 22 per cento a fronte di una contrazione del 14 per cento del settore manufatturiero nello stesso arco di tempo. In Europa, poi, siamo primi anche per export (+ 117% di crescita tra il 2008 e il 2018 rispetto al + 54% degli altri Big europei) e le industrie che operano nel nostro Paese investono in innovazione il doppio che il resto d'Europa (35% contro 17%).

Insomma, quello farmaceutico, conclude Doxa Pharma, è un settore anticiclico rispetto alla lunga crisi che ha attraversato il Vecchio Continente e l'Italia, tanto da poter occupare 4 mila addetti in più dal 2014 al 2018, soprattutto giovani e con livelli d'istruzione superiori.

In questo quadro, tratteggiato da Venturelli in occasione di un incontro promoso mercoledì 7 novembre da AbbVie nel proprio polo produttivo di Campoverde di Aprilia, in provincia di Latina, si inserisce l'azienda biofarmaceutica nata nel 2013 dalla separazione da Abbott. Negli ultimi anni ha investito 130 milioni di euro in nuove linee produttive, nell'ampliamento dell’impianto chimico, un sito industriale sempre più “green”, in cui si producono farmaci innovativi a supporto di diverse aree terapeutiche, tra cui quelli per patologie croniche autoimmuni, come artrite reumatoide e psoriasi.

«In un contesto in cui le risorse sono scarse e la congiuntura economica non è favorevole – commenta Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia - AbbVie, come azienda biofarmaceutica globale, rinnova il suo impegno con un importante e crescente contributo in termini di innovazione, investimenti, export, occupazione e ricerca a beneficio dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario. Solo una nuova governance di settore fondata sul valore delle terapie e sul loro rapido accesso da parte dei pazienti – avverte - potrà però consentire di beneficiare pienamente del valore che le imprese basate sulla ricerca generano per i pazienti, la società e il sistema economico del nostro Paese».

Il sito produttivo di Campoverde «utilizza con continuità le risorse – sottolinea Daniela Toia, direttore del polo - con l’obiettivo di rendere lo stabilimento sempre più efficiente, competitivo e sostenibile. In particolare – precisa - l’ampliamento dell’impianto chimico e le nuove linee produttive, realizzati secondo le tecnologie più avanzate, supporteranno la produzione dei nostri farmaci sulla base del piano strategico di AbbVie Global, incluse le nuove terapie per il trattamento delle malattie autoimmuni, la cui introduzione sul mercato è attesa nei prossimi mesi».