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Si chiama Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) ed è il documento che contiene tutte le informazioni sulle nascite avvenute in Italia in ospedali pubblici o privati. Viene compilato entro il decimo giorno dal parto e raccoglie tutti i dati epidemiologicamente rilevanti: età e condizione sociodemografica dei genitori, numero di gravidanze precedenti, numero di visite eseguite durante la gravidanza, numero ecografie effettuate e struttura scelta, luogo e modalità del parto, utilizzo dell’anestesia, peso alla nascita del neonato, punteggio Apgar, condizioni di salute alla nascita ecc… Dal 1° gennaio 2002 qualunque bambino nasca in Italia in qualunque struttura viene “schedato” in questo modo e non ha possibilità si sfuggire alle rilevazioni epidemiologiche.
Sono questi i dati che confluiscono ogni anno nel Rapporto sull’evento nascite del Ministero della Salute. L’ultimo, appena pubblicato, si riferisce alle nascite avvenute in 359 strutture del Paese nel 2022.
Dal rapporto emerge che l’89 per cento dei parti nel 2022 è avvenuto in istituti di cura pubblici e che nel 62,2 per cento la scelta dei genitori è ricaduta su strutture dove avvengono almeno mille parti annui. L’età media al primo figlio è per le donne italiane superiore a 32 anni e per le straniere, che rappresentano il 20 per cento delle neo-mamme, 29,2.
I trend 2012 - 2022
Come ogni anno, anche questa edizione del rapporto dedica una sezione alla descrizione delle tendenze dell’ultimo decennio e all’analisi di alcune variabili nel lungo periodo. Questa volta l’anno di riferimento è il 2012 e per la prima volta vengono messi a confronto elementi come il luogo del parto, le caratteristiche delle madri, la gravidanza, il parto, il neonato e le tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Prima le buone notizie: la percentuale dei parti pretermine (prima delle 37 settimane) passa da circa 7 parti pre-termine ogni 100 parti a 6 e il tasso di mortalità infantile, che misura la mortalità nel primo anno di vita ha continuato a diminuire su tutto il territorio italiano, anche se negli anni più recenti si assiste ad un rallentamento di questo trend.
Poi quelle meno buone: continua il fenomeno della denatalità (535.428 nati totali nel 2012, 393.997 nel 2022) e aumenta l’età media delle madri al primo figlio. A rimandare la maternità sono tanto le donne italiane quanto le straniere. L’età media al primo figlio per le donne italiane passa da 31,5 del 2012 a 32,2 del 2022. Per le donne straniere l'età media al primo figlio passa da 27,7 a 29,2 anni.
Le gravidanze sembrerebbero sempre più “medicalizzate”: aumenta notevolmente il numero di visite di controllo così come le ecografie (seppur meno marcatamente). Nel 91,9% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 76,7% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie, con una media nazionale di 5,7 ecografie per ogni parto e picchi di 7,7 ecografie per parto nella Regione Sardegna.
In controtendenza l’amniocentesi che diventa un esame sempre meno richiesto dalle donne, per la disponibilità di soluzioni alternative: la percentuale delle madri con più di 40 anni, che ricorre a questa tecnica diagnostica, passa dal 33 per cento del 2012 al 6 per cento del 2022.
Il numero dei parti cesarei si riduce, passando dal 36 per cento del 2012 al 31 per cento circa del 2022 e di conseguenza si assiste ad un aumento della percentuale di parti vaginali. Tuttavia, c'è un'ampia differenza tra le strutture pubbliche e quelle private: «si registra un’elevata propensione all’uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate, in cui si registra tale procedura in circa il 44,5% dei parti contro il 29,3% negli
ospedali pubblici», si legge nel rapporto.
Aumentano le donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita. Nel complesso i parti con procreazione medicalmente assistita aumentano del 73 per cento nel periodo considerato, ma diminuisce notevolmente la percentuale di parti plurimi (21% nel 2012, 9% nel 2022). La tecnica più usata è la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero che passa dal 37 per cento del 2012 al 48 per cento dell’anno 2022.
Dove partoriscono le donne in Italia
L’ 89 per cento dei parti è avvenuto negli istituti di cura pubblici ed equiparati, il 10,8 per cento nelle case di cura e solo lo 0,15 per cento altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, ecc.). Il 62,2 per cento dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui che rappresentano il 34,7 per cento dei punti nascita totali. Il 7,5% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.
Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali dei parti in strutture pubbliche aumentano.
Le madri
Nel 2022, circa il 20 per cento delle neomamme è di origine straniera. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 26 per cento dei parti avviene da madri straniere. In particolare, in Emilia Romagna, Liguria e Marche oltre il 30% delle nascite è riferito a
madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate, sono quella dell’Africa (28,7%) e dell’Unione Europea (19,6%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 19,3 per cento e il 7,9 per cento delle madri straniere.
Delle donne che hanno partorito nell’anno 2022 il 42,5 per cento ha una scolarità medio alta, il 22,7 per cento medio bassa e il 34,8 per cento ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (41,3%).
Il 58,6 per cento delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 24,7 per cento sono casalinghe e il 14,5 per cento sono disoccupate o in cerca di prima occupazione.
Le culle sempre più vuote
Nel corso del 2022 prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Il fenomeno è in larga misura l’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile ed in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere che finora avevano compensato questo squilibrio strutturale, negli ultimi anni si stanno allineando alla tempistica delle italiane.
Il tasso di natalità varia da 4,9 nati per mille donne in età fertile in Sardegna a 9,2 nella Provincia Autonoma di Bolzano rispetto ad una media nazionale del 6,7. La fecondità si mantiene pressoché costante rispetto agli anni precedenti: nel 2022 il numero medio di figli per donna è pari a 1,24 (rispetto a 1,42 del 2012)
I neonati
Solamente lo 0,9 per cento dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi e il 6,2 per cento tra 1.500 e 2.500 grammi. Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 98,5 per cento dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10.
Sono stati rilevati 994 nati morti corrispondenti a un tasso di natimortalità, pari a 2,40 nati morti ogni 1.000 nati, e registrati 4.332 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita.
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