Gli oncologi: bisogna migliorare i Fondi destinati ai farmaci innovativi. Ecco come

Lo studio

Gli oncologi: bisogna migliorare i Fondi destinati ai farmaci innovativi. Ecco come

di redazione

Innanzitutto bisogna ridurli da due a uno soltanto, per semplificarli e aumentarne la flessibilità d'impiego.

È questa la prima raccomandazione che l'Aiom, l'Associazione degli oncologi medici italiani, si sente di indirizzare alle autorità competenti, confortandola con i risultati dello “Studio Delphi sul Fondo Farmaci Oncologici Innovativi”, promosso dal Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza aanitaria e sociale) in collaborazione con Aiom e il supporto non condizionato di MSD.

Oltre all'unificazione, il suggerimento è estendere oltre i tre anni la permanenza dei farmaci innovativi all'interno dei Fondi in assenza di valide alternative. E poi rivedere le modalità di finanziamento, senza erodere le risorse storicamente assegnate per obiettivi di Piano e per l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.

Tutte indicazioni scaturite dallo studio Delphi, che si è basata sulla raccolta delle opinioni di esperti.e che è stato presentato venerdì 13 novembre in un convegno virtuale.

La legge di Bilancio 2017 ha istituito due Fondi separati, con una dotazione di 500 milioni di euro ciascuno. «L’obiettivo della ricerca è stato valutare il loro impatto - – spiega Claudio Jommi, docente alla Bocconi School of Management e responsabile scientifico dell’Osservatorio farmaci del Cergas - nella prospettiva dei diversi portatori di interesse, colmando i gap di letteratura esistenti».

Ebbene, «per quanto i fondi per farmaci innovativi rappresentino un “silos” nei “silos” – commenta Jommi - gran parte degli esperti si dice favorevole a mantenere risorse dedicate, cioè Fondi non contendibili per farmaci che siano stati valutati sulla base di criteri specifici e selettivi rispetto alla loro utilità per il Servizio sanitario nazionale. Ma serve una revisione del sistema. Solo le Regioni a statuto ordinario accedono ai due Fondi, a eccezione della Sicilia che vi attinge per il 50%. Nel triennio 2017-2019, non si sono verificati sfondamenti. Tuttavia, dai primi dati di monitoraggio della spesa farmaceutica di Aifa e per quanto i dati parziali vadano considerati con estrema prudenza, si intravede la possibilità che il trend degli anni precedenti non si ripeta».

Per Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom, è «auspicabile» che il sistema venga semplificato, prevedendo appunto un Fondo unico, e che ci sia «una maggiore flessibilità nella programmazione, tenendo conto delle nuove molecole e indicazioni pronte a diventare innovative e di quelle prossime a uscire, senza mai dimenticare i vincoli di finanza pubblica e le esigenze di sostenibilità del sistema. In caso di sfondamento di uno dei due Fondi e di eccedenza del Fondo sulla spesa sull’altro, oggi non è possibile effettuare alcuna compensazione. Inoltre, l’eventuale disavanzo viene ribaltato sulla spesa per acquisti diretti delle Aziende sanitarie, con l’effetto potenziale di aumentare lo sfondamento del tetto per queste uscite, già rilevante. Qualora non fosse possibile unificare i due fondi- suggerisce Beretta - sarebbe opportuno pensare a una forma di compensazione tra l’eventuale sfondamento di un Fondo e l’eccedenza del Fondo sulla spesa sull’altro».

Durante la pandemia «vanno messe in atto tutte le misure adatte alla tutela dei pazienti – raccomanda Francesco Cognetti, presidente di Foce, la ConFederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi - soprattutto di quelli più fragili, e la proposta di un Fondo unico risponde all’esigenza di accedere in tempi brevi alle terapie innovative. Dall’altro lato è fondamentale garantire la continuità di cura - aggiunge - anche nella seconda ondata del Covid-19. Altrimenti rischiamo di vanificare gli importanti progressi ottenuti negli ultimi venti anni, grazie anche a trattamenti sempre più efficaci».

Al 31 dicembre 2019, nel Fondo per gli innovativi oncologici erano incluse 15 molecole e dieci nel Fondo per le altre patologie. Nel triennio 2016-2019 nei due Fondi sono state inserite complessivamente 41 terapie.

Lo studio Delphi contiene diverse altre indicazioni. Per esempio, come spiega Jommi, è opinione condivisa degli esperti che bisognerebbe avere dati di impatto dei Fondi sull’effettivo accesso, un miglioramento della tempestività dei flussi informativi alle Regioni sulla spesa per questi farmaci (al netto dei payback) e sull'appropriatezza prescrittiva. Inoltre, gli esperti hanno sottolineato che le scelte prescrittive non dovrebbero essere influenzate dal livello di capienza del Fondo e, infine, alcuni hanno chiesto che le risorse vengano assegnate “on top” rispetto a quelle per l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza e per obiettivi di Piano.

I farmaci innovativi «non vanno visti come una voce di spesa, ma come un vero e proprio investimento» sostiene Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia, perché «consentono di migliorare la sopravvivenza, soprattutto nel caso di gravi malattie come i tumori. Serve una visione olistica dell’approccio alla cura di queste patologie – conclude Luppi - che consideri l’impatto dell’innovazione sull’intero sistema economico e sociale».