Oncologia mutazionale per trattamenti sempre più mirati dei tumori

La Conferenza

Oncologia mutazionale per trattamenti sempre più mirati dei tumori

di redazione

Diffondere la conoscenza e assicurare l’implementazione del modello mutazionale in Italia, che consenta ai pazienti di poter usufruire, sulla base della profilazione genomica estesa (NGS), di trattamenti a target molecolare con farmaci non ancora autorizzati e rimborsati. Promuovere programmi di formazione e di aggiornamento per lanciare una Academy nazionale online per diffondere la cultura e la conoscenza sull'oncologia mutazionale. Presentare e discutere gli studi e le ricerche cliniche sull'oncologia mutazionale per offrire ai pazienti oncologici la possibilità di avere una profilazione genomica estesa e nuovi trattamenti target.

Sono questi, in sintesi, gli obiettivi della prima Conferenza nazionale sull'oncologia mutazionale in Italia che si è svolta martedì 26 settembre a Roma su iniziativa della Fondazione ricerca e salute (Res) e della Fondazione per la medicina personalizzata (Fmp).

La finalità della Conferenza è stata «di presentare un progetto nazionale, un sistema Paese per lo sviluppo dell’oncologia mutazionale» spiega Nello Martini, presidente della Fondazione ReS. Per sviluppare questo progetto, precisa, sono necessarie alcune condizioni: il consenso delle Società scientifiche; l’istituzione dei Molecular Tumor Board (MTB) e dei Centri di profilazione genomica estesa (NGS); l’accesso e il finanziamento dei test di profilazione genomica e dei farmaci oncologici; la piattaforma genomica nazionale; la creazione di un’Academy nazionale, con un corso superiore on line in Oncologia mutazionale. C’è il rischio, però, avverte Martini, che già all’inizio del prossimo anno ci sia un blocco delle profilazioni genomiche: «Il fondo di 10 milioni di euro, previsto dalla Legge di bilancio del 2022, finirà entro la fine del 2023. È partito il processo di inserimento dei test nei Lea, ma ci vorrà del tempo». Perciò «serve un “fondo ponte” per il 2024 stimato in 30 milioni di euro per oltre 26 mila pazienti».

Come osserva Paolo Marchetti, presidente della Fondazione Fmp, «già dieci Regioni hanno stabilito la necessità di creare un MTB per governare questo processo». Entro il primo trimestre del 2024, inoltre, partirà un nuovo progetto, “Beyond the Rome Trial”, cui hanno aderito più di 70 Centri in tutta Italia, con l’obiettivo di mettere a disposizione della comunità nazionale una serie di dati: verificare quali sono le alterazioni genomiche specifiche, riconoscere i meccanismi che permettono di individuare il farmaco e individuare le dinamiche molecolari che possono interferire negativamente sull’attività dei farmaci. A questo scopo verrà creata una piattaforma «in grado non solo di valutare quale farmaco associare a una data alterazione – conclude Marchetti - ma soprattutto come interpretare tutti questi dati, prendendo in considerazione anche il paziente con le sue caratteristiche individuali».

Negli ultimi anni è aumenta la nostra conoscenza di bersagli molecolari, sottolinea infine Francesco Perrone, presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiiom), e contestualmente aumenta la disponibilità di farmaci che possono colpire questi bersagli molecolari. «Quando questo si realizza nella pratica clinica – sottolinea - si ottengono risultati efficaci e il paziente paga meno in termini di effetti collaterali rispetto ad altri trattamenti che sono meno mirati. Perché questo processo riguardi sempre più pazienti - conclude Perrone - dobbiamo aspettare da un lato il progresso delle conoscenze scientifiche, dall’altro far sì che l’organizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale sia in grado di rendere accessibili queste terapie a un maggior numero di persone».

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