Osservatorio Nomisma sui farmaci generici: serve una cura da cavallo per il reshoring farmaceutico

Il rapporto

Osservatorio Nomisma sui farmaci generici: serve una cura da cavallo per il reshoring farmaceutico

di redazione

«La carenza delle materie prime sarà il nodo fondamentale dei sistemi produttivi mondiali almeno per il prossimo quinquennio». Al tema caldo del reshoring farmaceutico, il rientro in casa dei processi industriali finora delocalizzati, diventato più che mai attuale con la pandemia, è dedicato un focus nell’edizione 2021 dell’Osservatorio Nomisma sulle imprese dei farmaci generici in Italia. Il rapporto, frutto della collaborazione fra Nomisma ed Egualia – Industrie Farmaci Accessibili, oltre a fornire i dati aggiornati sull’attività delle imprese di farmaci generici, ospita quest’anno un approfondimento sull’approvvigionamento dei farmaci e sugli ostacoli al soddisfacimento dei reali fabbisogni. 

La questione viene affrontata da un doppio punto di vista. Da un lato, il reperimento delle materie prime per la produzione e le peculiarità della catena del valore, dall’altro il sistema delle gare pubbliche per la fornitura e le caratteristiche dei modelli di rilevazione dei fabbisogni adottati a livello regionale. 

Il rebus della scarsità 

La pandemia ha imposto un cambio di prospettiva. Le delocalizzazioni fino a poco fa percepite come un vantaggio sia in Italia che in Europa, sono diventate un problema.  Dopo essersi impoverita per decenni delle lavorazioni primarie a basso valore aggiunto, lasciate ai Paesi emergenti, per concentrarsi sugli anelli finali, più ricchi di marginalità, l’UE è costretta adesso  correre ai ripari a fronte di situazioni limite di quasi scarsità. 

«Il controllo delle nuove materie prime e delle produzioni primarie da parte dei Paesi asiatici è diventata ormai un’arma di competizione letale. Per questo uno degli obiettivi primari della nuova Pharmaceutical Strategy europea punta a diversificare le catene di produzione e di approvvigionamento, promuovendo gli investimenti produttivi all’interno dell’Unione», ha spiegato Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dello studio. 

C’è reshoring e reshoring 

Nel breve termine, si legge nell’analisi di Nomisma, le strategie per affrontare la scarsità dei principi attivi e delle materie prime farmaceutiche sono principalmente due: moltiplicare le fonti di approvvigionamento, operazione difficile vista la concentrazione geografica dei fornitori nei Paesi asiatici, oppure internalizzare alcune fasi della catena fino al raggiungimento di un livello accettabile di autosufficienza strategica. Si tratterebbe, cioè, di cambiare senso di marcia e passare dall’offshoring al reshoring, con un rientro a casa dei processi delocalizzati. Ma c’è reshoring e reshoring, avvertono gli esperti dell’Osservatorio.

«I prezzi dei principi attivi variano da pochi euro al chilo a migliaia di volte quel valore. Se il principio attivo ha un valore molto elevato sarà possibile produrlo, in regime di completa concorrenza, anche in Italia; per i principi attivi di scarso valore unitario il discorso è diverso. Le dimensioni minime efficienti sono enormi, come importante è l’asimmetria tra Asia e Ue sui costi del lavoro. Senza aiuti di Stato all’impresa o meccanismi di controllo della domanda, assieme a politiche di acquisto più sostenibili nel tempo, difficilmente potrà nascere una impresa di dimensioni tali da poter competere contro i colossi asiatici», ha spiegato ancora Poma. 

Le proposte per favorire il reshoring

Una proposta concreta è quella di estendere la durata del Temporary Framework sugli aiuti di Stato, concesso per la lotta alla pandemia, ben oltre l’attuale scadenza, per disporre di un periodo adeguato all’implementazione di azioni strutturali di medio termine, estendendo anche le scadenze previste per il completamento dei progetti e rimuovendo la clausola che prevede gli aiuti solo per i prodotti rilevanti per il Covid.

Ancora più impegnativa è la “cura” necessaria per incentivare il reshoring per la produzione in Italia dei principi attivi farmaceutici scaduti di brevetto: «Per avviare un polo competitivo europeo bisogna agire sia sull’offerta che sulla domanda: servono aiuti diretti alle imprese, anche sotto forma di sovvenzione -in fase d’avvio-per colmare il gap tra costi di produzione e bassi prezzi internazionali e va orientata parte della domanda pubblica sui farmaci che utilizzano i principi attivi prodotti nell’UE», spiega Nomisma. 

Gare farmaci con l’incognita dei fabbisogni 

Il secondo tema del focus sviluppato dall’Osservatorio Nomisma riguarda le gare pubbliche ospedaliere. Il problema di fondo è che le regioni italiane non sono in grado di fare una stima affidabile dei fabbisogni. 

«Il tema del calcolo impreciso dei fabbisogni riguarda in media l’intero ambito nazionale. Nella maggior parte dei casi la stima viene effettuata sulla base dello storico degli anni precedenti, spesso ricostruito a partire da flussi informativi sui consumi poco strutturati a livello di rete». 

ll disallineamento rispetto agli ordinativi effettivamente avanzati si traduce in danni elevati per le imprese (costi organizzativi, di stoccaggio, riduzione della capacità di risposta rapida alla domanda ecc.) disincentivando ulteriormente la partecipazione alle gare da parte delle imprese, fenomeno reso già grave dalle gare basate sul solo ribasso di prezzo, che ad alcuni anni dalla scadenza del brevetto conducono a un progressivo assottigliamento della concorrenza (il numero di imprese che partecipano si riduce drasticamente così come aumentano i lotti andati deserti). 

Le soluzioni proposte: meno discrezionalità delle stazioni appaltanti, più uniformità dei procedimenti, sburocratizzazione e diminuzione degli oneri per le imprese.