Il paradosso francese diventa globale: chi consuma più latticini ha un minore rischio di malattie cardiovascolari

Lo studio

Il paradosso francese diventa globale: chi consuma più latticini ha un minore rischio di malattie cardiovascolari

Non solo francese, il paradosso è globale. Uno studio svedese concorda con 17 studi di altri Paesi: chi consuma maggiori quantità di grassi provenienti da latticini ha il rischio minore di malattie cardiovascolari e non corre maggior pericolo di morire prematuramente per altre cause

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Immagine: John Picken, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

È bastata una parola magica, geniale invenzione del marketing, a salvare il mercato dei formaggi penalizzati dalla cattiva fama di “nemici del cuore”. Il marchio “light” piazzato bene in vista sulle confezioni di mozzarella, gorgonzola, formaggi spalmabili, sottilette, yogurt e così via.

Ha fatto il miracolo: scompaiono i grassi, considerati tanto dannosi per il cuore e le arterie, ma il sapore resta lo stesso. 

Ora si scopre che gli sforzi di questa gigantesca operazione “leggerezza” non erano così necessari.

Perché i grassi dei latticini non sembrano tanto dannosi quanto temuto. Anzi un nuovo ampio studio del George Institute for Global Health pubblicato su PLoS Medicine capovolge il verdetto: chi consuma elevate quantità di grassi provenienti dai latticini ha un rischio minore di malattie cardiovascolari rispetto a chi ne consuma meno. Gli amanti dei formaggi, inoltre, non hanno maggiori probabilità di morire prematuramente.

Torna insomma in auge, e questa volta su larga scala, il cosiddetto “paradosso francese”, lo strano fenomeno scoperto negli anni Ottanta per il quale proprio nel regno dei formaggi si registra una bassa incidenza di disturbi cardiovascolari. 

Nel nuovo studio, i risultati di uno studio svedese condotto su 4mila adulti sono stati confrontati con quelli di 17 studi analoghi condotti in altri Paesi offrendo uno sguardo panoramico, il più ampio ottenuto finora, sul rapporto tra  i grassi dei latticini, il rischio di malattie cardiovascolari e il rischio di morte prematura. 

Per la pima volta la quantità di grassi consumata è stata misurata in maniera diretta analizzando i livelli nel sangue di alcuni acidi grassi o di altri parametri chiave e non ricorrendo ai resoconti dei partecipanti sulle proprie abitudini alimentari non sempre affidabili.

«Abbiamo scoperto che dove si registravano livelli più alti di grassi da latticini in realtà si aveva il rischio più basso di malattie cardiovascolari. Queste relazioni sono molto interessanti, ma abbiamo bisogno di ulteriori studi per comprendere meglio l'intero impatto sulla salute dei grassi e dei latticini», ha dichiarato Matti Marklund del George Institute for Global Health, a capo dello studio.

Lo studio “madre” è stato condotto in Svezia che è uno dei Paesi al mondo con il più alto consumo di prodotti lattiero-caseari. Dopo aver analizzato i livelli di grassi nel sangue di più di 4mila adulti di 60 anni, i ricercatori hanno monitorato la salute dei partecipanti per circa 16 anni registrando i casi di ictus, malattie cardiovascolari e decessi prematuri per altre cause. Dopo aver escluso altri fattori che avrebbero potuto influire sul rischio cardiovascolare, gli scienziati hanno preso atto del paradosso: il rischio di malattie cardiovascolari era più basso nelle persone con i più alti livelli di acidi grassi nel sangue (associati al maggior consumo di latticini). Inoltre, i grandi consumatori di latticini non avevano maggiori probabilità di morte prematura rispetto a chi consumava meno grassi. 

Mettendo a confronto questi risultati con altri 17 studi che hanno coinvolto un totale di quasi 43mila persone provenienti da Stati Uniti, Danimarca e Regno Unito sono emersi gli stessi dati. 

«Anche se i risultati possono essere in parte influenzati da fattori diversi dai grassi dei latticini, il nostro studio non suggerisce alcun danno diretto dei grassi provenienti dai latticini»,  ha affermato Marklund.