Il riscaldamento globale rischia di mandare in fumo decenni di progressi sulla salute

Il rapporto

Il riscaldamento globale rischia di mandare in fumo decenni di progressi sulla salute

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Immagine: Babiesan, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
La World Meteorological Organization mette in guardia: il cambiamento climatico avrà ricadute sulla salute. Si salveranno solo i Paesi i cui servizi sanitari saranno in grado di reagire alle dinamiche meteorologiche. È fondamentale per esempio conoscere in anticipo le ondate di calore

Ondate di calore estremo, cicloni, tempeste, inondazioni, siccità e incendi. Entro il 2030, nel mondo, di questi eventi climatici con un impatto su media o larga scala ce ne sarà uno al giorno. E a volte anche più di uno. 560 disastri climatici all’anno. E incideranno tutti, direttamente o indirettamente, sulla nostra salute. Il caldo eccessivo aumenta il rischio di morte, peggiora la qualità dell’aria, favorisce le epidemie. La siccità è associata all’insicurezza alimentare e una dieta sbilanciata aumenta le probabilità di sviluppare malattie non trasmissibili come tumori, diabete, obesità. 

Non a caso il rapporto annuale della World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di clima, meteo e risorse idriche, è questa volta interamente dedicato al rapporto tra clima e salute. 

Il cambiamento climatico, si legge nel documento, rischia di mandare in fumo decenni di progressi nel campo della salute e del benessere, in particolare nelle comunità più vulnerabili dove mancano i servizi per gestirne e mitigarne le conseguenze. È questo infatti l’elemento che fa la differenza. Perché il clima cambia per tutti, ma l’impatto sulla salute della popolazione dipende in gran parte dall’efficacia delle strategie di prevenzione. 

La chiave di volta sta nella collaborazione tra chi si occupa di clima e chi si occupa di salute. In sostanza, si salverà chi potrà contare su un sistema sanitario in costante collegamento con i servizi meteorologici, sempre aggiornato sui dati del clima e in grado di rispondere tempestivamente agli eventi estremi. 

Se la situazione resta quella attuale, non riuscirà a salvarsi l’Africa, dove entro il 2050 si registrerà oltre il 50 per cento dell’eccesso di mortalità dovuta al cambiamento climatico. 

La sanità efficace? Quella che consulta il meteo

Il rapporto della World Meteorological Organization, frutto della collaborazione tra 30 partner (associazioni, enti di ricerca, istituzioni, fondazioni ecc…), presenta casi di studio provenienti da tutto il mondo a dimostrazione che gli interventi integrati sui due fronti, clima e salute, possono migliorare notevolmente la qualità della vita quotidiana delle persone. Stiamo parlando di sistemi di allarme rapido per il caldo estremo, il monitoraggio dei pollini che aiuta chi soffre di allergie e la sorveglianza satellitare per le malattie sensibili al clima.

Quasi tre quarti dei National Meteorological and Hydrological Services (NMHS) forniscono dati climatici al settore sanitario, ma in pochi sono in grado di trasformare le informazioni ricevute in azioni concrete per proteggere la salute della popolazione. Meno di un quarto dei Ministeri della Sanità dispone di un sistema di sorveglianza sanitaria che utilizza i dati meteorologici per monitorare i rischi sanitari legati al clima.

«La crisi climatica è una crisi sanitaria, che provoca eventi meteorologici più gravi e imprevedibili, alimentando epidemie e contribuendo a tassi più elevati di malattie non trasmissibili, Lavorando insieme per rendere i servizi climatici di alta qualità più accessibili al settore sanitario, possiamo contribuire a proteggere la salute e il benessere delle persone che affrontano i pericoli del cambiamento climatico», ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. 

I campanelli d’allarme suonano per tutti

Come abbiamo detto, l’emergenza climatica riguarda tutti. Si prevede che il numero di eventi catastrofici su media o larga scala raggiungerà i 560 all’anno, ovvero 1,5 al giorno entro il 2030. E non c’é posto sulla Terra che possa essere risparmiato dagli effetti del riscaldamento globale. Ma i Paesi con un sistema di allerta precoce inefficace hanno una mortalità da catastrofi otto volte superiore rispetto ai Paesi con servizi di monitoraggio climatico funzionanti. 

Attualmente, i servizi di allerta termica che avvertono in anticipo dell’aumento delle temperature vengono forniti ai decisori sanitari solo nella metà dei Paesi colpiti dalle ondate di calore. Si spera che il numero aumenti entro il 2027 come previsto dall’iniziativa internazionale Early Warnings for All. 

Perché un sistema che mette in guardia su un imminente aumento delle temperature permetterebbe di salvare molte vite. Il caldo estremo, se coglie impreparati, uccide. 

Tra il 2000 e il 2019, i decessi dovuti al caldo sono stati circa 489mila all’anno, ma secondo gli autori del rapporto i numeri sono sottostimati e potrebbero essere 30 volte superiori. L’eccesso di mortalità per l’aumento delle temperature ha riguardato soprattutto Asia (45%) ed Europa (36%). Si stima che le condizioni di caldo estremo durante l’estate del 2022 abbiano causato oltre 60mila morti in eccesso in 35 Paesi europei. Secondo il Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’aumento delle temperature e la crescita della popolazione over 65 hanno innescato un aumento della mortalità correlata al caldo in questa fascia di età di circa il 68 per cento tra il 2017 e il 2021, rispetto al periodo 2000-2004.

Le ondate di caldo incidono negativamente anche sull’inquinamento atmosferico, che è già responsabile di circa 7 milioni di morti premature ogni anno ed è al quarto posto tra i fattori di rischio “killer” (fino al 2018 era al quinto posto).  

Anche in questo caso, le azioni di mitigazione climatica che portano a ridurre l’inquinamento atmosferico possono salvare vite umane. Nonostante ciò, solo il 2 per cento delle risorse dei finanziamenti internazionali destinati ai Paesi in via di sviluppo ed emergenti è esplicitamente impiegato in strategie per ridurre l’inquinamento atmosferico. Il cambiamento climatico sta inoltre aumentando il rischio  di insicurezza alimentare. Nel periodo 2012-2021, il 29 per cento in più della superficie terrestre globale è stata colpita da siccità estrema per almeno un mese all’anno rispetto al periodo 1951-1960. 

Di conseguenza, nel 2020 98 milioni di persone in più hanno avuto difficoltà a nutrirsi  adeguatamente rispetto a qualunque anno del periodo 1981-2010. 

Se non bastasse, i cambiamenti delle condizioni climatiche favoriscono la trasmissione di molte malattie infettive trasmesse da vettori, alimenti e acqua, sensibili al clima. La dengue, per esempio, è diventata la malattia trasmessa da vettori a più rapida diffusione nel mondo, mentre la durata della stagione di trasmissione della malaria si è allungata in alcune parti del mondo.

Le storie di successo

Non tutto è perduto. La sinergia tra servizi climatici e sanitari può fare molto e lo dimostrano alcune storie di successo. 

In Africa, i sistemi di controllo della sicurezza alimentare e di risposta all’emergenza proteggono la popolazione in Mauritania e nel Sahel. In Kenya le organizzazioni umanitarie stanno migliorando la fornitura di acqua pulita e l’accesso al cibo attraverso misure di prevenzione della siccità. 

In Europa è stata sviluppata un’app per fornire informazioni sui rischi di ondate di caldo e inquinamento atmosferico negli ambienti urbani. Il monitoraggio in tempo reale dei pollini sta migliorando la salute di milioni di pazienti allergici in Europa. Il Local Climate Adaptation Tool aiuta le amministrazioni locali nel Regno Unito a identificare le misure di adattamento. 

Nelle isole Fiji ne Pacifico un efficace sistema di monitoraggio integrato dei rischi basato sui dati del sul clima aiuta a prepararsi e rispondere meglio ai cambiamenti climatici, riducendo la morbilità e la mortalità dovute a malattie sensibili al clima. In Australia la app Sun-Smart protegge le persone dai dannosi livelli raggi UV.

In Argentina i sistemi di allerta climatica vengono regolarmente consultati dal settore della sanità e della protezione civile.

I bollettini sul clima e sulla salute nei Caraibi e in Colombia migliorano la gestione della salute ambientale e dei servizi climatici. L’approccio One Health aiuta a integrare i servizi meteorologici, idrici e climatici negli Stati Uniti, mentre il Canada utilizza valutazioni del rischio basate su modelli relativi all’emergenza di malattie trasmesse da vettori.

Nel sud-est asiatico, i satelliti permettono l’integrazione delle informazioni climatiche e ambientali con i sistemi di sorveglianza sanitaria nel Myanmar, l’allarme rapido per la dengue in Vietnam e le misure di adattamento al clima degli insediamenti più vulnerabili nella Repubblica democratica popolare del Laos.