Ritratto della diet generation. Gli adolescenti di oggi ossessionati dal peso sono a rischio di disturbi alimentari

L’indagine

Ritratto della diet generation. Gli adolescenti di oggi ossessionati dal peso sono a rischio di disturbi alimentari

Fanno sport solo per dimagrire, non per divertirsi e socializzare. E si percepiscono più grassi di quel che sono. I giovani di oggi si preoccupano del peso molto più delle generazioni precedenti e rischiano di sviluppare depressione e disturbi dell’alimentazione

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Immagine: Rawpixel.com, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

La “diet generation”. Potrebbe essere anche definita così la Generazione Z, quella degli adolescenti di oggi, i timorati della bilancia, perennemente a dieta, dediti agli sport ma solo perché fanno consumare calorie. 

Almeno così sembra da uno studio dell’University College London pubblicato su Jama Pediatrics che ha messo a confronto il rapporto con il corpo di differenti generazioni di teen ager. Quella attuale è la più impegnata nel tentativo di perdere di peso. 

I ricercatori hanno analizzato i risultati di tre sondaggi condotti nel Regno Unito che raccoglievano i  dati di 22mila ragazzi e ragazze di tre differenti generazioni: quelli nati negli anni Settanta, quelli nati nel 1990 e quelli nati nel 2000-2002. 

A tutti gli adolescenti era stato domandato se stessero tentando o avessero tentato di perdere peso, se stessero seguendo una dieta o se si allenassero con lo scopo di dimagrire. Gli era stato anche chiesto di valutare il proprio peso, per scoprire che percezione avessero del loro corpo se si sentissero sottopeso, sovrappeso o nella norma. Questi ultimi dati sono stati confrontati con il reale peso dei ragazzi. In tutte le indagini sono stati anche valutati i sintomi depressivi degli adolescenti.  

Ebbene, il 44 per cento dei ragazzi del 2015 stava a dieta e il 60 per cento svolgeva attività fisica per perdere peso. Nel 1986 la percentuale dei teenager a dieta era del 38 per cento e quella che si dedicava allo sport per dimagrire era del 7 per cento.  

La maggiore preoccupazione per il proprio peso si accompagna a un aumento dei sintomi depressivi e dei disturbi dell’alimentazione. 

«Un aumento delle diete tra i giovani è preoccupante perché gli studi sperimentali hanno dimostrato che le diete generalmente non sono efficaci a lungo termine negli adolescenti ma possono invece avere un impatto più forte sulla salute mentale. Sappiamo, per esempio, che le diete sono un forte fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione», ha detto Francesca Solmi, a capo dello studio. 

Nel 2005 i ragazzi a dieta erano il 30 per cento, mentre il numero degli sportivi era lo stesso del 2015. Gli scienziati hanno infatti osservato che nell’ultimo decennio sono cambiate le motivazioni per l’attività sportiva. Oggi i ragazzi si allenano soprattutto per perdere peso e non per divertirsi e socializzare. 

Inoltre, le nuove generazioni di adolescenti più delle precedenti hanno una percezione falsata del loro peso ritenendolo superiore a quel che è nella realtà e spesso decidono di mettersi a dieta quando non ne avrebbero bisogno. Nel corso dei trent’anni sono anche aumentati i sintomi depressivi soprattutto tra le ragazze e, secondo gli autori dello studio, potrebbe dipendere almeno in parte dal conflitto con il corpo e dal desiderio di adeguarsi a un’immagine di bellezza socialmente condivisa. Non va neanche sottovalutato il rischio dell’effetto boomerang delle campagne di salute pubblica anti-obesità, avvertono gli scienziati. «Le rappresentazioni della magrezza nei media, l'ascesa dell'industria del fitness e l'avvento dei social media possono in parte spiegare i nostri risultati, e anche i messaggi di salute pubblica sulla restrizione calorica e l'esercizio fisico potrebbero causare danni non intenzionali. Le campagne di salute pubblica sull'obesità dovrebbero prendere in considerazione gli effetti negativi sulla salute mentale e preoccuparsi di evitare lo stigma sul peso. Promuovendo la salute e il benessere, invece di concentrarsi sul “peso sano”, potrebbero avere effetti positivi sia sulla salute mentale che fisica», conclude Solmi.