La rivoluzione contro l’Hiv arriva anche in America Latina. Dal 2003 l’aspettativa di vita è aumentata di 20 anni

Lo studio

La rivoluzione contro l’Hiv arriva anche in America Latina. Dal 2003 l’aspettativa di vita è aumentata di 20 anni

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Immagine: Trocaire from Ireland, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
La strategia del “treat all” è stata vincente. Somministrare i farmaci antiretrovirali a tutte le persone con Hiv, indipendentemente dallo stadio dell’infezione, ha allungato di 20-30 anni la vita dei pazienti in America Latina. In soli 14 anni l’aspettativa di vita ad Haiti è raddoppiata

Oggi un ragazzo o una ragazza di 20 anni del Cile, dell’Argentina o del Perù di in terapia antiretrovirale per l’Hiv ha un’aspettativa di vita di 70 anni, poco inferiore a quella della popolazione generale che è di 78. Nel 2003 i giovani della stessa età potevano sperare di arrivare a superare di poco i 50 anni. Ad Haiti la durata della vita di un paziente con Hiv è quasi raddoppiata nell’arco di 14 anni, passando dai 31 anni di media del 2003 ai 61 del 2017 (in confronto ai 71 della popolazione generale). 

Sono i risultati di una ampia indagine del Vanderbilt University Medical Center sui progressi nel trattamento dell’Hiv in America Latina pubblicati su The Lancet HIV. I ricercatori hanno raccolto i dati dagli archivi epidemiologici del Caribbean, Central, and South America Network for HIV Epidemiology (CCASAnet) di più di 30mila persone trattate con farmaci antiretrovirali tra il 2003 e il 2017 in sette Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Cile, Honduras, Messico, Perù e Haiti).  

La svolta vera nell’aspettativa di vita è arrivata nel 2013 quando è stata adottata la strategia del “treat all”, ossia trattare tutte le person con Hiv, indipendentemente dal livello di infezione e dalla gravità dei sintomi, con i farmaci specifici che riescono a tenere sotto controllo il virus. 

«Ci sono pochi dati sui progressi nell’aspettativa di vita tra le persone che convivono con l’Hiv in Paesi a basso e medio reddito dove l’accesso alla terapia antiretrovirale (ART) sta aumentando notevolmente. Il nostro obiettivo è stato quello di analizzare i trend dell’aspettativa di vita dal 2003 al 2017 tra le persone dell’America centrale, caraibica e meridionale», hanno spiegato i ricercatori nell’introduzione a quello che è il più ampio studio sull’impatto della terapia antiretrovirale sulla durata della vita in Paesi a basso e medio reddito. 

Ma i progressi nel trattamento dell’Hiv non sono stati uniformi. I ricercatori hanno osservato delle disparità nell’aspettativa di vita basate sul sesso dei pazienti, sulle modalità del contagio (uso di droghe iniettive o rapporti sessuali), sulla presenza di infezioni pregresse (tubercolosi in primis), sul livello di istruzione e sulla gravità dell’infezione all’inizio del trattamento (misurata con la conta delle cellule CD4 indicativa della risposta immunitaria). 

Dall’analisi è emerso, per esempio, che le donne con Hiv hanno un’aspettativa superiore a quella degli uomini. 

«La terapia antiretrovirale è diventata più ampiamente disponibile in tutta la regione di studio a partire dagli anni 2000, ed è emozionante osservarne l'effetto diffuso che sta avendo. I nostri risultati, tuttavia, evidenziano anche forti disparità di salute all'interno della popolazione HIV in questi Paesi, rispecchiando la situazione negli Stati Uniti e in altri paesi ad alto reddito. Queste disparità sono come delle crepe che si manifestano nel sistema di cura e prevenzione. I nostri risultati su questo aspetto potrebbe aiutare a guidare la risposta della salute pubblica all'HIV nella regione», ha dichiarato Jessica Castilho, specialista in malattie infettive presso la VUMC, tra gli autori principali dello studio.