Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe scatenare nuove pandemie. Nel ghiaccio vivono microbi potenzialmente pericolosi

L’allarme

Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe scatenare nuove pandemie. Nel ghiaccio vivono microbi potenzialmente pericolosi

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Immagine: Maysam Yabandeh on Pixnio
di redazione
Scoperte nei ghiacciai del Tibet quasi mille specie di microbi sconosciuti. Alcuni dei quali in grado di scatenare pandemie. Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe far emergere nuove malattie infettive. Un motivo in più per agire in fretta e limitare i danni del cambiamento climatico

Sono rimasti imprigionati sotto una coltre di giaccio nell’altopiano del Tibet per migliaia di anni. Nessuno ne conosceva l’esistenza. Non c’era motivo di temerli. Ma ora i ghiacci si stanno sciogliendo per effetto del cambiamento climatico e i microbi intrappolati lì sotto potrebbero fare capolino con preoccupanti conseguenze. Secondo i ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze sono oltre 900 le specie di microbi del tutto sconosciute pronte a diffondersi nell’ambiente se la loro prigione di ghiaccio si dovesse liquefare.  Le analisi del genoma non promettono nulla di buono: alcuni di questi microrganismi hanno tutte le carte in regola per scatenare nuove pandemie. 

I ricercatori hanno prelevato campioni di ghiaccio da 21 ghiacciai sull'altopiano tibetano, una regione d'alta quota in Asia incastonata tra la catena montuosa dell'Himalaya a sud e il deserto del Taklamakan a nord. Il team di scienziati ha poi sequenziato il Dna dei microrganismi trovati, creando un gigantesco database di genomi microbici battezzato Tibetan Glacier Genome and Gene (TG2G). È la prima volta che una comunità microbica nascosta all'interno di un ghiacciaio viene sottoposta a sequenziamento genico. 

Sono quasi mille (968) le nuove specie di microbi che sono state scongelate ed analizzate, per lo più batteri ma anche alghe, archei e funghi. Tutte dettagliatamente descritte su Nature Biotechnology .

Per i ricercatori è stata una vera sorpresa. Non potevano aspettarsi di trovare così tanta vita in quelle condizioni ambientali all’apparenza inospitali. 

«Nonostante le condizioni ambientali estreme, come le basse temperature, gli alti livelli di radiazione solare, i cicli periodici di gelo-disgelo e la scarsità dei nutrienti, le superfici dei ghiacciai contengono una vasta gamma di forme di vita», scrivono gli autori dello studio.

E c’è il fondato timore che alcuni dei nuovi batteri possano essere molto pericolosi per l'uomo e per altri organismi. Il team ha identificato, all'interno del catalogo TG2G, ben 27mila potenziali fattori di virulenza, molecole che aiutano i batteri a colonizzare i potenziali ospiti, la metà circa (47%) dei quali non è mai stato osservato prima in natura. Ora come ora non è possibile prevedere l’impatto per la nostra salute di questi nuovi batteri né sapere se ne esistano altri tipi in altri punti del pianeta. 

Ci sono più di 20 mila ghiacciai sulla Terra che coprono circa il 10 per cento della massa terrestre del pianeta ed è probabile che ogni ghiacciaio abbia la sua specifica comunità microbica.

Forse i batteri potenzialmente patogeni non sarebbero in grado di sopravvivere a lungo dopo essere usciti dalle loro prigioni di ghiaccio. Ma l’ipotesi, per quanto verosimile, non è rassicurante, fanno notare i ricercatori cinesi:  i batteri hanno infatti la capacità unica di scambiare ampie sezioni del loro DNA, note come elementi genetici mobili (MGE), con altri batteri. Gli basterebbe poco tempo per trasmettere parte della loro virulenza ad altri batteri incontrati nell’ambiente una volta usciti dal ghiaccio. E da questa interazione genetica tra i microbi dei ghiacciai e i microrganismi attualmente in circolazione non si sa cosa potrebbe venire fuori. 

I ghiacciai dell'altopiano tibetano alimentano numerosi corsi d’acqua, tra cui il fiume Yangtze, il fiume Giallo e il Gange, le risorse idriche principali dei due dei paesi più popolati del mondo: la Cina e l’India. Un nuovo patogeno con un moderato livello di contagiosità ci metterebbe un attimo a trasformare un piccolo focolaio in una pandemia. 

«I potenziali rischi per la salute di questi microbi devono essere valutati prima che vengano rilasciati dalle loro prigioni ghiacciate», avvertono i ricercatori.

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