SOS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Servono nuovi antibiotici, ma i farmaci in sperimentazione sono poco promettenti

Il rapporto

SOS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Servono nuovi antibiotici, ma i farmaci in sperimentazione sono poco promettenti

Nell’immediato futuro non si può sperare in grandi successi nella lotta all’antibiotico-resistenza. I farmaci in sperimentazione non promettono benefici tanto superiori a quelli già esistenti. I prodotti più innovativi sono in fase pre-clinica: ci vorranno 10 anni per poterli avere a disposizione

di redazione

Inutile illudersi: non aspettiamoci di poter contare a breve su nuove armi per  combattere seriamente l’antibiotico resistenza. I 60 farmaci in via di sviluppo (50 antibiotici e 10 biologici) porteranno benefici limitati rispetto ai prodotti esistenti continuando a lasciare indisturbati i superbatteri più pericolosi. Più promettenti sembrano alcuni prodotti innovativi attualmente nella fase pre-clinica dell’iter sperimentale, ma prima di averli a disposizione ci vorranno circa 10 anni. 

Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità invita a prendere atto di un’inquietante verità: di fronte ai batteri resistenti siamo e resteremo ancora a lungo disarmati. La mancanza di investimenti da parte delle aziende farmaceutiche e degli enti di ricerca pubblici si traduce in una serie di pipeline troppo deboli per poter fare la differenza.

«La minaccia della resistenza antimicrobica non è mai stata più imminente e la necessità di soluzioni più necessaria.  Sono in corso numerose iniziative per ridurre la resistenza, ma abbiamo anche bisogno che i Paesi e l'industria farmaceutica si diano da fare  e contribuiscano con finanziamenti sostenibili e nuovi farmaci innovativi», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

Eppure i target che le nuove medicine dovrebbero colpire sono noti da tempo.  Nel 2017 l’Oms aveva pubblicato una lista degli agenti patogeni più pericolosi. Nell’elenco ci sono 12 classi di batteri oltre a quello della tubercolosi che stanno seriamente mettendo a rischio la salute dell’umanità perché sono diventati resistenti alla maggior parte dei trattamenti disponibili. 

Tra i 50 antibiotici in fase sperimentale, 32 hanno come target qualche batterio appartenente alla lista dell’Oms ma non riescono ad assicurare benefici molto superiori a quelli dei farmaci esistenti. Solamente due di questi sono attivi contro i batteri multiresistenti gram negativi che si stanno diffondendo sempre più aumentando i casi di infezioni particolarmente difficili da combattere. Batteri come Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli possono sfuggire all’attacco di diversi tipi di antibiotici compromettendo gravemente la salute di persone con un sistema immunitario debole, come neonati, anziani, malati di cancro e pazienti sottoposti a interventi chirurgici. 

Gli esperti dell’Oms puntano i riflettori sui principali punti deboli della lista di prodotti in lavorazione: sono previsti solo tre antibiotici contro il New Delhi metallo-beta-lactamase, un enzima che rende i batteri resistenti a un’ampia gamma di antibiotici, tra cui quelli della famiglia dei carbapenemi che al momento attuale rappresentano l’ultima possibilità di difesa contro i batteri resistenti. 

Dal rapporto emerge che la ricerca di nuovi antibiotici viene portata avanti esclusivamente da aziende di piccola o media grandezza, mentre Big Pharma sembra appassionarsi poco al tema. 

«È importante concentrare gli investimenti pubblici e privati sullo sviluppo di trattamenti efficaci contro i batteri altamente resistenti perché stiamo esaurendo le opzioni. E dobbiamo garantire che una volta che avremo questi nuovi trattamenti, saranno disponibili per tutti coloro che ne hanno bisogno», ha dichiarato Hanan Balkhy, vicedirettore generale dell'Oms per la resistenza antimicrobica.  

Più rassicuranti sono i risultati delle sperimentazioni cliniche per nuovi antibiotici contro la tubercolosi e il Clostridium difficile. Ma le novità più interessanti sembra possano arrivare dalle ricerche che attualmente si trovano in fase pre-clinica concentrate sulle potenzialità terapeutiche di 252 agenti indirizzati contro i patogeni inseriti nella lista nera dell’Oms. 

Ma nella migliore delle ipotesi i primi prodotti (da 2 a 5) sranno sul mercato tra circa 10 anni.