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DidascaliaImmagine: Visitor7, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Nel 2025, in Italia, sono stimate circa 390 mila nuove diagnosi di cancro, un numero che segnala una sostanziale stabilità rispetto al 2024, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi diagnosticati negli uomini. Questa tendenza è dovuta, da un lato, alla diminuzione totale della popolazione, dall’altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Un trend positivo, a cui si accompagna un complessivo calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi dieci anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%). Si tratta di dati migliori rispetto alla media europea: nei giorni scorsi la Commissione europea ha confermanto per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, ma addirittura del 2,6% in Italia. Miglioramenti che si traducono in una sopravvivenza a cinque anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli della mammella (86% rispetto a 83%), colon-retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%).
I numeri sono alcuni tra quelli contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2025”, presentato giovedì 18 dicembre ia Roma, realizzato grazie al lavoro dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), di Fondazione Aiom, Osservatorio nazionale screening (Ons), Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), Passi d’Argento e della Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica (Siapec-Iap).
Migliorano le cure, scarseggia il personale Ssn
«Grazie al progresso terapeutico, che introduce in pratica clinica nuove indicazioni e nuove sequenze di trattamento, e al prolungamento del tempo di cura -spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom - il carico di lavoro per le strutture sanitarie cresce notevolmente, molto più di quanto aumentino la forza lavoro e gli ospedali. E i campanelli d’allarme per il numero di medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale suonano in continuazione, non ultimo per fenomeni che giocano contro la tenuta del servizio pubblico. Che, al contrario, rappresenta una ricchezza del Paese, che va difesa in ogni modo. E, allora, abbiamo sempre più bisogno di prevenzione, sia per far diminuire il numero di persone che si ammalano sia per fare le diagnosi, laddove si può, più presto, quando la probabilità di guarire è più alta e l’impegno terapeutico, per il paziente e per il Servizio sanitario nazionale, è minore».
Tossicità finanziaria
L’ottimismo, però, non cancella i problemi» avverte Francesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom. «La tossicità finanziaria, cioè l’impatto economico del cancro, continua a colpire in Italia. Bisogna tutelare il diritto alla salute e contenere le disequità, ancora troppo evidenti», aggiunge.
Le cattive abitudini
L’abitudine a usare prodotti del tabacco resta più frequente fra gli uomini (28%) rispetto alle donne (20%) ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%).
«Un altro fattore di rischio – ricorda Rossana Berardi, presidente eletta Aiom - è il sovrappeso. L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell’eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell’obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione». Ai problemi con la bilancia si associa spesso l’assenza di attività fisica. «In questo caso, però – osserva Berardi - si avverte un’inversione di tendenza. Infatti, dopo più di dieci anni di incremento costante e significativo, il trend della sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, mostrando una progressiva e continua riduzione di cinque punti percentuali in soli quattro anni, dal 32% del 2020 al 27% nel 2024. Una riduzione dell’obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l’approccio One Health».
Prevenzione, le differenze Nord-Sud
In cinque anni (2020-2024) è migliorata l’adesione ai programmi di prevenzione secondaria, anche nel Meridione. Restano però importanti differenze fra Nord e Sud. Nel 2024 sono state invitate 16.218.860 persone e 6.481.002 hanno effettuato i test di screening. Per la mammografia, nel 2024, la copertura ha raggiunto il target accettabile, pari al 50%, ma vi sono sensibili differenze geografiche, con il 62% al Nord, il 51% al Centro e il 34% al Sud. La copertura dello screening colorettale si attesta al 33% e, in nessuna delle macro-aree, viene ottenuto il target accettabile del 50%, con il Nord vicino all’obiettivo (46%), mentre Centro (32%) e Sud (18%) sono decisamente più lontani. La copertura dei due esami per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, test Hpv e Pap test, si attesta al 51%, appena sopra al target accettabile, ma anche in questo caso le differenze territoriali sono ampie, passando dal 62% al Nord, al 51% al Centro fino al 37% al Sud.
Da segnalare, comunque, il recupero delle adesioni nel Meridione, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%.
Resta ancora molta strada da percorrere anche sul piano della prevenzione primaria, cioè degli stili di vita sani. In Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.
La mobilità sanitaria
Permangono criticità come l’elevata mobilità sanitaria regionale al Sud per interventi chirurgici per tumore della mammella, con indici tre volte superiori a quelli del Centro-Nord. In Italia, nel 2023, sono stati effettuati 66.351 interventi per carcinoma mammario (61.128 nella Regione di residenza, 5.223 fuori Regione): a livello nazionale la percentuale di chirurgia mammaria in mobilità è pari a circa l’8%, ma si va dal 5% al Nord al 15% al Sud.«L’analisi della mobilità sanitaria fra Regioni per sottoporsi a intervento chirurgico per il trattamento del tumore della mammella può fornire elementi importanti per valutare la capacità dei sistemi sanitari regionali di prendere in carico le pazienti con questa neoplasia nella fase successiva alla diagnosi» sottolinea Di Maio. Fra il 2010 e il 2023, la quota di interventi in mobilità a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile, con valori intorno all’8%. L’analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti tre volte più alta rispetto al Centro-Nord. Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4%. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria. Le Regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati – precisa infine il presidente Aiom - sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening».
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