In Italia sono stimate ogni anno 87 mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Sono malattie molto eterogenee che richiedono diagnosi appropriate e soprattutto percorsi di cura personalizzati. La frequenza dell’incidenza risente anche dell’invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie, di fattori di rischio modificabili come il fumo.
Sono alcuni dei temi del Congresso nazionale della Società italiana di uro-oncologia (Siuro). Dall'1 al 3 ottobre oltre 250 specialisti di diverse branche della medicina si riuniscono a Torino per fare il punto sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari.
«I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti – osserva Rolando Maria D’Angelillo, presidente Siuro - ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi. Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni. A differenza dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste, infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una neoplasia molto diffusa che fa registrare oltre 40mila diagnosi ogni anno».
«Un programma di screening basato sul solo PSA, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato – avverte però Giovanni Pappagallo, vicepresidente Siuro. Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, precisa, «soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario».
Al congresso di Torino un’altra sessione viene dedicata al tema della sessualità nei pazienti trattati per tumore urologico. «Oggi con l’avvento di terapie sempre più mirate e trattamenti di combinazione per molti pazienti si può parlare di lungo-sopravvivenza se non, addirittura, di guarigione» sottolinea Alberto Lapini, coordinatore della Siuro Academy. «Ecco che allora acquista sempre più importanza la qualità della vita. Un aspetto fondamentale in questo ambito – prosegue - è la sessualità. Il problema, anche se più sentito nel sesso maschile, in realtà interessa anche la donna, ma cosa più importante è sempre un problema di coppia. La chirurgia oggi deve tener conto anche di questo e dove possibile attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale». Ma la sessualità può venir meno anche per trattamenti radioterapici o terapie sistemiche, «ecco che allora riveste estrema importanza informare correttamente – conclude - e offrire ai pazienti la possibilità di un percorso riabilitativo con farmaci specifici oltre a un supporto psicologico di coppia».
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