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DidascaliaImmagine: Mohamed rizwan rasheed, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Un fenomeno che registra 604 decessi complessivi nell'arco di due anni, con una netta prevalenza di uomini e ragazzi e una suddivisione quasi identica tra le aree marittime e le acque interne. È la fotografia epidemiologica elaborata dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione. I dati, riferiti al biennio 2024-2025 e raccolti mediante metodologie di monitoraggio digitale delle notizie di cronaca (web scraping), evidenziano una stabilità nei trend di mortalità negli ultimi venti anni.
L'analisi dei dati rileva che l’80,7% delle persone decedute – pari a 482 casi nei quali è stato possibile determinare il genere – erano di sesso maschile. Sotto il profilo anagrafico, il 30% delle vittime presenta un'età superiore ai 65 anni, mentre la quota relativa a bambini e giovani fino ai 24 anni si attesta al 23%. La ripartizione geografica degli incidenti individua i contesti marittimi (281 casi) e le acque interne (277 casi) come i luoghi a più alta incidenza, rappresentando insieme il 93% della casistica totale. Le piscine registrano un volume inferiore in termini assoluti, pari a 37 annegamenti, ma mostrano una forte correlazione con i bambini e gli adolescenti.
I riscontri statistici sulle cause scatenanti indicano il malore in acqua come il fattore principale, riscontrato nel 44,9% dei casi. Seguono, in ordine di incidenza, le cadute accidentali, le condizioni meteorologiche avverse con mare mosso e l'azione delle correnti di ritorno che impediscono il rientro a riva. I dati mostrano inoltre che nel 6% dei casi l'incidente si è verificato nonostante fosse esposta la bandiera rossa di segnalazione del pericolo. A livello territoriale, la distribuzione regionale posiziona la Lombardia al primo posto per numerosità assoluta (90 casi; 14,9%), seguita da Veneto (73 casi; 12,1%), Toscana (52 casi; 8,6%), Lazio (51 casi; 8,4%), Puglia, Sardegna e Sicilia (ciascuna con 41 casi; 6,8%) ed Emilia-Romagna (37 casi; 6,1%).
Per fermare questa scia di incidenti, gli esperti dell'Istituto hanno messo a punto una guida con consigli pratici per ogni fascia d'età. Poche e semplici attenzioni che possono fare la differenza.
Per i genitori e chi si prende cura dei più piccoli
La parola d'ordine è guardare i bambini sempre e senza interruzioni. Bastano un caffè, una telefonata o una chiacchierata a riva per distrarsi: in Italia, a causa di una piccola distrazione, muoiono in media 16 bambini l'anno tra gli zero e i 14 anni. Il consiglio è di nominare un "responsabile dell'acqua", qualcuno che abbia come unico compito quello di tenere gli occhi fissi su chi fa il bagno. Se in casa o nel condominio c'è una piscina, questa va tassativamente recintata per evitare che i bimbi si avvicinino da soli. È fondamentale, inoltre, far imparare ai figli a nuotare e a stare a galla il prima possibile.
Per ragazzi e adulti
Qui i dati parlano chiaro: tra i 15 e i 60 anni muoiono in media 106 uomini e 17 donne ogni anno. Una sproporzione enorme, spesso legata a scatti di spavalderia o alla tendenza a sottovalutare il pericolo. La prima regola è non entrare mai in acqua se c'è la bandiera rossa o se il mare è mosso. In caso di difficoltà perché una corrente di ritorno trascina verso il largo, è importante non nuotare mai controcorrente (ci si stancherebbe e basta): la strategia corretta è nuotare di lato, parallelamente alla spiaggia, per uscire dal flusso e chiedere aiuto. Capitolo tuffi: mai farli alla cieca senza conoscere la profondità e il fondale. Per le prime volte è bene entrare sempre di piedi, mai di testa, per evitare traumi gravissimi alla colonna vertebrale. Naturalmente, vale lo stop assoluto ad alcol e droghe prima del bagno.
Per le persone anziane
L'età purtroppo conta e i malori improvvisi sopra i 60 anni colpiscono circa 120 persone l'anno. Il consiglio è di non esagerare con gli sforzi fisici, evitare assolutamente il mare mosso e fare una chiacchierata con il proprio medico di famiglia per capire come comportarsi se si soffre di patologie croniche.
I consigli per tutti
La regola d'oro è non fare mai il bagno da soli. Avere qualcuno vicino significa poter ricevere aiuto immediato o essere visti se si è in difficoltà. Nei fiumi, dove annegano circa 70 persone l'anno, bisogna stare attenti all'acqua molto fredda (che può causare uno shock termico), alle correnti forti e alle sponde che possono franare. In generale, la scelta migliore è frequentare spiagge dove sono presenti i bagnini di salvataggio, capaci di riconoscere i rischi al volo, e leggere i cartelli informativi prima di entrare in acqua.
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