Uniti contro lo stigma dell’obesità

World obesity day 2020

Uniti contro lo stigma dell’obesità

di redazione

Obesità e sovrappeso interessano, calcola l'Organizzazione mondiale della sanità, qualcosa come 2,3 miliardi di persone nel mondo e l’obesità da sola 650 milioni di persone, con un costo in vite umane di quasi 5 milioni di morti e un onere economico complessivo di circa duemila miliardi di dollari, sovrapponibile a quello del fumo di sigaretta o a quello di tutte le guerre, atti di violenza armata e di terrorismo. L’Italia non è da meno: secondo i dati Istat, è obesa una persona su dieci, ovvero oltre 5 milioni di adulti.

C'è un “costo”, però, che rimane sottovalutato: lo stigma basato sul peso, che si traduce in atteggiamenti negativi verso le persone con obesità e rappresenta un problema sociale molto diffuso e in aumento.

Sta qui la ragione per cui la Giornata mondiale dell’obesità di quest’anno propone la collaborazione di tutte le parti perché “Insieme, possiamo cambiare la narrativa sull'obesità”.

In Italia la nuova Giornata è promossa dalla Società italiana dell'obesità (Sio) e dall’Italian Obesity Network (IO-NET) in partnership con Open-Obesity Policy Engagement Network (OPEN) e Amici obesi Onlus, in collaborazione con Changing Obesity e con il patrocinio del ministero della Salute e dell’Intergruppo parlamentare obesità e diabete.

«Le persone con obesità sono oggetto di stigma e discriminazioni già dall’infanzia – sottolinea Iris Zani, presidente di Amici obesi Onlus - con un impatto negativo sul benessere fisico, psicologico e sociale che provoca ripercussioni nei domini più importanti della vita. È quindi di fondamentale importanza adeguare il linguaggio e i comportamenti grazie anche a una maggior consapevolezza e conoscenza sull’obesità come malattia complessa e non solo imputabile a errori personali. Il progetto “La chiave di (s)volta” – spiega - è stato pensato proprio per informare le persone e cercare di sfatare lo stigma e i pregiudizi sociali sull’obesità, mandando al contempo un messaggio positivo, ovvero che l’obesità è una malattia da cui si può guarire. Per questo abbiamo ideato una mostra che, attraverso una selezione accurata di fotografie, racconta le storie di consapevolezza e di rinascita dall’obesità».

«È necessaria una strategia che porti al riconoscimento dell’obesità quale malattia e problema sociale» sostiene dal canto suo il coordinatore di Open Italia, Andrea Lenzi, presidente Open e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della Presidenza del consiglio dei ministri. «La campagna “Io vorrei che” è nata per coinvolgere membri del Governo, del Parlamento e delle principali Istituzioni – prosegue - per lavorare insieme per combattere questa complessa malattia cronica per la quale è necessario mettere in atto strategie integrate e multidisciplinari».

«L’educazione a una corretta e sana alimentazione comincia a tavola fin dalla più tenera età» osserva la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa. «È la base per combattere contro l’obesità – ricorda - e rappresenta un obiettivo di sanità pubblica perseguito con progetti e interventi specifici sia a livello europeo che italiano. Fanno riflettere gli ultimi dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità, secondo cui su 50 mila bambini il 21,3 per cento è risultato in sovrappeso e il 9,3 per cento obeso». La diffusione di sovrappeso e obesità «rende necessario rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto di un fenomeno che ha dimensioni epidemiche, nel contesto di un disegno strategico complessivo, attraverso la identificazione di ruoli e responsabilità di tutti gli attori coinvolti ed evitando interventi settoriali e frammentari, anche al fine di assicurare la precoce presa in carico dei soggetti in sovrappeso o obesi e ritardare o evitare il ricorso a terapie farmacologiche o chirurgiche».