Vaiolo delle scimmie: 257 casi confermati e 120 sospetti nel mondo

I dati dell’Oms

Vaiolo delle scimmie: 257 casi confermati e 120 sospetti nel mondo

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Immagine: World Health Organization Regional Office for Europe
di Roberto Amato
Salgono i contagi. Nei Paesi non endemici si contano 257 casi. Ma il rischio per la popolazione generale resta moderato-basso. Le indicazioni dell’Oms su come contenere l’epidemia ed evitare che il virus cominci a circolare in categoria più fragili, come bambini o immunosoppressi

I Paesi non endemici dove sono stati segnalati casi di vaiolo delle scimmie sono attualmente 23. Ci sono 26 casi confermati in Canada, 10 negli Stati Uniti, 49 in Portogallo, 20 in Spagna, 106 nel Regno Unito, 6 in Italia e altri casi singoli in tanti altri Stati. Per un totale di 257 casi confermati e 120 sospetti in tutto il mondo (escludendo le nazioni dove il virus è “di casa”). Potrebbe trattarsi però di una cifra sottostimata, dato che i sistemi di monitoraggio sono ancora quasi ovunque da perfezionare. Ed è molto probabile che la cifra sia destinata a crescere nei prossimi giorni. 

Non è stato registrato alcun decesso. Questo è in sintesi il quadro epidemiologico aggiornato dell’Oms sull’anomala epidemia di monkeypox costituita quasi esclusivamente da casi non collegati a viaggi nei Paesi africani dove il virus circola normalmente e non collegati tra loro. Una situazione che gli esperti dell’Oms definiscono “atipica”. «L’improvvisa comparsa simultanea del vaiolo delle scimmie in diversi Paesi non endemici suggerisce che potrebbe esserci stata una trasmissione non emersa per qualche tempo così come recenti eventi di amplificazione», ipotizzano gli autori del rapporto. I casi di infezione riguardano per lo più, ma non esclusivamente, uomini che fanno sesso con uomini (men who have sex with men). 

La malattia 

A dispetto del nome, la zoonosi virale è trasmessa più da roditori che da scimmie. I sintomi sono molto simili a quelli osservati in passato nei pazienti con vaiolo, ma clinicamente meno gravi. Il responsabile dell’infezione è il monkeypox, un virus a DNA a doppio filamento  che appartiene al genere Orthopoxvirus della famiglia Poxviridae. Non è un virus nuovo: il primo caso umano era stato identificato in un bambino nella Repubblica Democratica del Congo nel 1970.

La trasmissione da animale a uomo può avvenire attraverso il consumo di carne di animali infetti o tramite un morso dell’animale portatore del virus. 

La trasmissione da uomo a uomo avviene per stretto contatto con le lesioni, i fluidi corporei, le goccioline respiratorie. Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni.

La malattia generalmente si risolve da sé, anche se non si hanno abbastanza informazioni sull’impatto che l’infezione può avere in Paesi non endemici con una bassa immunità al virus. Va infatti considerato che il vaccino contro il vaiolo, che garantisce una protezione anche contro il vaiolo delle scimmie, ammesso che sia ancora efficace a distanza di vari decenni non è mai stato somministrato nelle persone con meno di 50 anni. 

Esistono due gruppi di virus del vaiolo delle scimmie: il clade dell'Africa occidentale e il clade del bacino del Congo (Africa centrale). Il secondo sembra causare più frequentemente malattie gravi con un tasso di mortalità dal 3 fino a circa il 10 per cento. Il clade dell'Africa occidentale è meno grave ed è stato associato a tasso di mortalità inferiore di circa l’1 per cento. Dal 2017, i pochi decessi di persone con vaiolo delle scimmie in Africa occidentale riguardano persone di giovane età con un'infezione da HIV non trattata. I casi segnalati nel mondo risalgono tutti al gruppo dell’Africa occidentale. Sono disponibili sia il vaccino specifico contro il vaiolo dello scimmie (MVA-BN)  che il trattamento specifico (tecovirimat), già approvati in diversi Paesi, ma sono entrambi ancora poco diffusi. 

Le misure di contenimento

Isolamento dei casi confermati o sospetto, contact tracing, autosorveglianza dei contatti stretti per 21 giorni dall’ultimo contatto con la persona infetta. Queste sono le misure da adottare per contenere l’epidemia, oltre alla sempre valida igiene delle mani. 

L’Oms invita gli esperti a fornire dati aggiornati sull’efficacia e la sicurezza del vaccino contro il vaiolo e del vaccino contro il monkeypox per valutare la possibilità di raccomandare la vaccinazione per le persone a rischio, tra cui il personale sanitario. La scelta di vaccinare gli operatori sanitari come profilassi è stata già presa da alcuni Paesi, tra cui il Regno Unito. 

La valutazione del rischio secondo l’Oms

«Attualmente, il rischio complessivo per la salute pubblica a livello globale è valutato come moderato», dicono gli esperti dell’Oms. Ma potrebbe diventare elevato se il virus riuscisse ad affermarsi come un patogeno umano e a diffondersi in gruppi ad alto rischio come i bambini piccoli e le persone immunosoppresse.  Esiste un potenziale rischio maggiore anche per gli operatori sanitari. 

«È necessaria un'azione immediata da parte dei Paesi per controllare l'ulteriore diffusione tra i gruppi a rischio, prevenire la diffusione alla popolazione generale ed evitare l'instaurarsi del vaiolo delle scimmie come condizione clinica e problema di salute pubblica nei Paesi attualmente non endemici», dicono gli esperti dell’Oms. 

Il caso sospetto di infezione è facilmente individuabile: la manifestazione più comune, molto evidente, è l’eruzione cutanea che progredisce in fasi sequenziali,  macule, papule, vescicole, pustole, croste, che può essere associata a febbre, ingrossamento dei linfonodi, mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari o stanchezza. 

Ogni caso sospetto, avvertono gli esperti dell’Oms, va sottoposto al test diagnostico specifico. Particolare attenzione va rivolta ai pazienti con sintomi e segni rilevanti che potrebbero aver viaggiato di recente o essere stati in contatto con qualcuno che ha visitato di recente i Paesi endemici, in particolare la Nigeria o alle persone che hanno avuto di recente stretti contatti personali con più partner sessuali. 

«Dovrebbero essere messe in atto attività di sensibilizzazione per le comunità identificate come a rischio con l'evolversi dell'epidemia. Al momento, ciò include la sensibilizzazione sui social network rivolta agli MSM e ai loro contatti stretti. È importante notare che il primo caso di vaiolo delle scimmie identificato in qualsiasi comunità potrebbe aver contratto l'infezione attraverso uno stretto contatto personale a livello locale. In circostanze limitate, anche la preparazione o il consumo recente di selvaggina può rappresentare un rischio», specificano gli autori del rapporto. 

Come si cura

L’Oms ha annunciato che pubblicherà a breve una guida dettagliata con le indicazioni sulle terapie. Nel frattempo gli esperti hanno dato alcuni consigli ai clinici. 

I pazienti devono riposarsi e assumere liquidi a sufficienza, poiché i sintomi sistemici (ad esempio la febbre) possono portare a disidratazione e i sintomi localizzati (ad es. piaghe in bocca o ingrossamento dei linfonodi) possono causare difficoltà a mangiare o ad assumere abbastanza liquidi. Occorre evitare di toccare le membrane mucose come gli occhi. Una corretta cura degli occhi e della pelle aiuterà a ridurre le complicazioni e le sequele come le cicatrici. I pazienti devono inoltre essere monitorati per assicurarsi che il gonfiore dei linfonodi o degli ascessi nella bocca o nella gola non comprometta la capacità di respirare o porti a un'ostruzione respiratoria. 

Il ricorso a specifici antivirali (ad esempio tecovirimat, che è approvato per il vaiolo delle scimmie, ma non ancora ampiamente disponibile) può essere preso in considerazione nell'ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che sono fragile come le persone immunosoppresse.