Vaiolo delle scimmie: i quesiti da chiarire

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Vaiolo delle scimmie: i quesiti da chiarire

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Immagine: Organizzazione Mondiale della Sanità
di redazione
Gli scienziati stanno cercando di capire cosa ha provocato l’anomala diffusione dei casi al di fuori dei Paesi endemici. Si ipotizza una mutazione del virus. Situazione degna di attenzione ma non allarmante. L’infezione non sembra altamente trasmissibile e ci sono strumenti per contenerla

21 maggio, ore 13,00. Il più recente aggiornamento sui casi di vaiolo delle scimmie nel  mondo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta quella data. In quel momento si registravano 92 casi confermati e 28 sospetti in 12 Paesi del mondo in cui il virus non è endemico. 

In Italia finora sono tre i casi confermati, in Spagna se ne contano 30 tra confermati e sospetti, nel Regno Unito il bollettino della UK Health Security Agency (UKHSA) del 20 maggio ne riporta 20. Stanno arrivando segnalazioni di individui contagiati dalla Germania, dalla Francia, dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. E, avvertono gli esperti dell’Oms, c’è da aspettarsi un aumento dei casi nei prossimi giorni. Finora non è stato registrato alcun decesso.

Il virus non è nuovo, ma è “fuori posto”

Il virus responsabile di questa zoonosi (infezione trasmessa da animale a uomo) appartiene al genere orthopoxvirus della famiglia Poxviridae. Non è un virus nuovo, non è apparso ora all’improvviso, non è sconosciuto come era Sars-Cov-2. Il primo caso individuato risale al 1958 e all’epoca sembrava che a trasmettere l’infezione fossero le scimmie mentre successivamente si è scoperto che i maggiori responsabili sono in realtà i roditori. 

Non sono così nuovi nemmeno i numeri dell’epidemia. Ogni anno si contano all’incirca un migliaio di casi di monkeypox e, almeno per ora, le statistiche abituali non sono state stravolte. La vera novità epidemiologica è un’altra: si tratta di casi al di fuori dei Paesi dove abitualmente avvengono le infezioni, ossia nell’Africa centrale o occidentale, quasi tutti senza alcun collegamento con quelle zone e senza contatti tra di loro.  

«L’identificazione di casi confermati e sospetti di vaiolo delle scimmie senza collegamenti diretti con un'area endemica rappresenta un evento altamente insolito», si legge nella nota dell’Oms.

Nell’ultima settimana i casi di vaiolo delle scimmie individuati in Paesi non africani hanno superato il numero totale di casi segnalati al di fuori delle zone endemiche dal 1970 a oggi.  

L’unico precedente di rilievo di un focolaio “fuori posto” è quello di un cluster del 2003 negli Stati Uniti, provocato però da roditori provenienti dal Ghana che avevano diffuso il virus ai cani della prateria in Illinois infettando più di 70 persone.

I quesiti da chiarire

Esistono due gruppi del virus, uno  maggiormente aggressivo dell’altro.

Dalle prime analisi del genoma virale e dalle condizioni dei pazienti sembra che le infezioni in corso nei Paesi occidentali siano attribuibili al ceppo dell’Africa occidentale, responsabile di una malattia più leggera,  rispetto all’altro ceppo esistente, quello che circola nell’Africa centrale che provoca sintomi più gravi. Il tasso di mortalità del virus del primo tipo è dell’1 per cento, ma va riferito a popolazioni fragili, povere che vivono in aree rurali in condizioni di salute ben diverse da quelle dei Paesi in cui stanno emergendo i nuovi casi. I sintomi comprendono febbre, dolori diffusi e una caratteristica eruzione cutanea, simile a quella del vaiolo. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve del tutto in un paio di settimane. 

Il quesito principale resta quello di capire come mai un virus finora presente solamente in una zona specifica del mondo si stia diffondendo anche altrove, tra persone che non hanno mai visitato i Paesi a rischio (questa la lista dei Paesi in cui è endemico: Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Ghana, Costa d'Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone e Sud Sudan).

Al vaglio degli epidemiologi ci sono diverse ipotesi, tra cui quella di una mutazione del virus che lo rende maggiormente trasmissibile. Perché anche se il vaiolo delle scimmie, a differenza di altri virus come Sars-CoV-2, è piuttosto stabile e non si trasforma facilmente, non si può escludere che all’origine della anomala epidemia ci sia qualche cambiamento nella sua struttura. 

Il fatto che i casi emersi finora siano quasi tutti scollegati tra loro suggerirebbe poi una diffusione silenziosa del virus tra persone asintomatiche. Se così fosse sarebbe molto difficile monitorare l’andamento dell’epidemia. Andrea McCollum, a capo del team sui poxvirus dei Centers for Disease Control and Prevention definisce questa condizione “estremamente preoccupante”.

La maggior parte dei contagi riguarda uomini tra i 20 e i 50 anni e sembra che ci sia una percentuale maggiore di contagi (ma il dato dovrà essere confermato su numeri più ampi) tra uomini omosessuali, bisessuali e uomini che fanno sesso con uomini (men who have sex with men, MSM). Per questo è spuntata anche la pista della trasmissione sessuale.

«Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, i casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) in cerca di cure primarie e cliniche di salute sessuale», si legge nel rapporto dell’Oms.

Le misure di contenimento

La trasmissione sembra avvenire per contatto con le lesioni, fluidi corporei, goccioline respiratorie e materiali contaminati, ma non avviene facilmente come per Sars-Cov-2. Il periodo di incubazione del vaiolo delle scimmie è generalmente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. 

Tra le strategie di contenimento ipotizzate per impedire che la malattia si diffonda c’è la cosiddetta vaccinazione ad anello, ossia l’immunizzazione dei contatti stretti.  Il vaccino contro il vaiolo, che protegge anche dal monkeypox, è già stato somministrato nel Regno Unito agli operatori sanitari che potrebbero entrare in contatto con i pazienti. Il governo degli Stati Uniti afferma di avere abbastanza vaccino contro il vaiolo immagazzinato nel suo Strategic National Stockpile (SNS) per vaccinare l'intera popolazione degli Stati Uniti. Esistono anche farmaci antivirali per il vaiolo che potrebbero essere usati anche per curare il vaiolo delle scimmie in determinate circostanze.