Vivere in dialisi: 2 pazienti su 3 rinunciano al lavoro

Vivere in dialisi: 2 pazienti su 3 rinunciano al lavoro

di redazione

Andare quasi un giorno sì e uno no in ospedale, assoggettarsi a  restrizioni dietetiche, confrontarsi con disfunzioni sessuali e con un cambiamento dell’immagine corporea legata per esempio alla presenza di fistole o del catetere peritoneale. Per non parlare del confronto quotidiano con una malattia cronica tra le più complesse. 

Sono queste le ragioni che portano il 78% dei pazienti in dialisi a ritenersi preoccupati per il proprio futuro; il 67% di loro, invece, non svolge un'attività lavorativa. E ancora, una percentuale di essi compresa tra il 21 e il 35% soffre di disturbi psicologici. 

Sono alcuni dei dati presentati nel corso del convegno "Il percorso diagnostico nelle malattie renali", promosso dalla Società Italiana di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio (SIPMeL) sezione Lombardia presso il Centro Diagnostico Italiano, struttura sanitaria privata attiva con 23 strutture in Lombardia.

«Data la loro complessità, le malattie renali richiedono per la loro comprensione e gestione il coinvolgimento di diversi specialisti quali il nefrologo, gli specialisti di medicina di laboratorio e di diagnostica per immagini. Inoltre, per accompagnare il paziente attraverso tutte le fasi della malattia e della cronicità la terapia nutrizionale e il supporto psicologico sono altrettanto fondamentali», dice Fulvio Ferrara, direttore del Servizio Integrato di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica del Centro Diagnostico Italiano, dove sono stati recentemente attivati percorsi di sostegno psicologico per alcune tipologie di malati cronici (come chi è affetto da una forma tumorale). 

In Italia sono circa 2,5 milioni di persone sono affette da malattia renale cronica. Attualmente sono circa 50.000 gli italiani sottoposti a dialisi. Si calcola che questi trattamenti costi ogni anno al SSN circa 2,5 miliardi di euro, che corrispondono al 2% della spesa del servizio sanitario.