occhiello
Il fenomeno
L’allarme degli andrologi: in Italia un giovane LGBT su dieci è vittima di pratiche correttive
Redazione
Corpo

Correggere vuol dire rimediare ad un errore, trasformare una cosa sbagliata in una giusta. Va da sé che quando non c’è nessun errore a cui dover rimediare e non c’è nessuna cosa giusta e nessuna cosa sbagliata, non ha alcun senso usare questo termine. Eppure in Italia esiste ancora chi propone “terapie correttive” per le persone LGBT. Non ci sono dati ufficiali, il fenomeno resta per lo più sommerso, ma secondo le stime della Società Italiana di Andrologia una persona su dieci, per lo più in età adolescenziale, viene sottoposta a qualche forma di “terapia riparativa”. «È pseudo-scienza, di cui sono vittime soprattutto giovani e adolescenti. Il genere non deve essere adeguato all’anatomia corporea, ma l’anatomia può e deve essere adeguata al genere, se la persona soffre e lo desidera. Sono stati appena una ventina i percorsi di transizione assicurati durante la pandemia, a fronte di almeno un migliaio di richieste con liste di attesa superiori ai due anni», dichiara Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli.

Va ricordato che tutte le pratiche usate per tentare il riorientamento sessuale, dall’elettroshock, alla psicoterapia, alla terapia farmacologica, sono appena state vietate in Francia perché ritenute prive di fondamento scientifico, contrarie a ogni deontologia, eticamente insostenibili e per lo più pericolose e dannose per chi le subisce. 

«Riteniamo imperativo tutelare il rispetto dell’identità di genere e crediamo essenziale aiutare ogni persona a vivere pienamente nel genere in cui si identifica», dichiara Palmieri. 

A parte la Francia, solo Germania e Malta hanno risposto con una legge specifica all’appello del Parlamento Europeo del 2018 ai Paesi membri di vietare le cosiddette “pratiche di correzione”. Belgio e Olanda stanno analizzando alcune proposte di legge, ma negli altri Paesi di questo tema non si parla. 

«Queste pratiche con lo scopo di adeguare l’orientamento sessuale del soggetto a quello della maggioranza della popolazione, che siano più o meno invasive, producono tutte ingenti danni psicologici e fisici alle persone che ne sono vittime. Si tratta di trattamenti eticamente inaccettabili, privi di qualsiasi fondamento scientifico, che la SIA condanna in ogni loro forma come violenze psicologiche e fisiche: per questo speriamo che anche l’Italia adotti una legge analoga a quella appena approvata all’unanimità dal Parlamento francese», spiegano Marco Capece, esperto chirurgo andrologo del Policlinico Federico II di Napoli e Michele Rizzo, tesoriere SIA .

La SIA è al fianco dei numerosi centri italiani coinvolti attivamente nel percorso di transizione che conduce un individuo a vivere pienamente nel genere in cui si identifica: gli interventi di conversione di genere infatti hanno proprio il fine di alleviare le sofferenze per coloro che soffrono a causa della forma del proprio corpo e dei propri genitali in quanto si identificano nell’anatomia del genere opposto. 

«Purtroppo la pandemia non ha aiutato questi pazienti, che hanno fatto le spese della redistribuzione delle risorse a disposizione degli ospedali per fronteggiare i casi di Covid-19.  Molti centri italiani punti di riferimento per gli interventi di conversione dei genitali (gender affirming surgery) hanno dovuto ridurne il numero per dedicare i ristretti spazi operatori a patologie più urgenti. A causa di queste limitazioni gli andrologi italiani sono riusciti ad assicurare a solo una ventina di persone il percorso di transizione nel periodo della pandemia, a fronte però di almeno un migliaio di richieste: così oggi le liste d’attesa di tutti i principali centri di riferimento per questa chirurgia sono superiori ai 2 anni e si stanno allungando», concludono Capece e Rizzo. 

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

L’Italia si è posizionata al 35° posto rispetto a 49 Paesi dell’area europea per il rispetto e la tutela dei diritti Lgbtq+, con un punteggio (24,41%) ben al di sotto della media (41,85%). Inoltre, secondo i dati del Trans Murder Monitoring, l’Italia è il primo Paese nell’Unione europea per omicidi a sfondo transfobico, con 49 omicidi… Leggi tutto