Frattura del femore. Non è necessario sostituire l'intera articolazione: la protesi parziale può bastare

L’analisi

Frattura del femore. Non è necessario sostituire l'intera articolazione: la protesi parziale può bastare

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La frattura del femore è tra le prime 10 cause di disabilità nel mondo tra gli adulti. Finora le linee guida hanno raccomandato la sostituzione totale dell’anca nelle persone che erano in grado di camminare prima dell’incidente.
di redazione

La frattura del femore impone la protesi. Meglio la sostituzione totale o parziale dell’anca? L’intera articolazione o solo la testa del femore? Finora gli ortopedici si sono per lo più orientati sulla prima soluzione, la sostituzione totale. Ma un ampio studio della McMaster University di Hamilton, in Canada, pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra che l’artroprotesi (sostituzione totale dell’intera articolazione) non garantisce risultati superiori a quelli dell’endoprotesi (sostituzione parziale, solo la testa del femore): le due operazioni, alla resa dei conti, si equivalgono. Dall’analisi, che ha coinvolto 1.500 pazienti di 10 Paesi del mondo, è infatti emerso che le persone che hanno subito un intervento di artroprotesi  hanno un recupero delle funzioni dopo due anni dall’impianto leggermente superiore a quello degli altri pazienti, ma un rischio più elevato di complicanze. 

La frattura del femore è tra le prime 10 cause di disabilità nel mondo tra gli adulti. In assenza di evidenze a favore dell’uno o dell’altro tipo di intervento chirurgico protesico, le linee guida hanno raccomandato la sostituzione totale dell’anca nelle persone che erano in grado di camminare prima dell’incidente. Ma il nuovo studio ha dimostrato che i pazienti sottoposti alla sostituzione parziale possono aspettarsi gli stessi buoni risultati degli altri. 

Lo studio ha analizzato i dati di 1.500 pazienti over 50 che erano in grado di camminare prima di rompersi il collo del femore e che erano stati presi in cura in 80 centri di 10 Pesi del mondo, Canada, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. I ricercatori hanno osservato che il tipo di intervento non era indicativo dell’esito dell’operazione dopo un anno, se fossero cioè necessari o meno ulteriori interventi. Neanche il tasso di mortalità era associato al tipo di protesi inserita, a totale o a parziale sostituzione dell’anca. È vero che i pazienti che avevano subito l’artroprotesi dichiaravano una migliore funzionalità della gamba, una minore rigidità e una minore sensazione di dolore, ma queste differenze non sono state ritenute statisticamente significative.  

Le uniche differenze significative riscontrate riguardavano le complicanze. Su questo fronte le sostituzioni parziali sembrerebbero più sicure. Infatti, nel 42 per cento dei pazienti sottoposti a sostituzione totale sono state registrate complicanze gravi in confronto al 37 per cento dei pazienti sottoposti a sostituzione parziale. 

«I nostri risultati suggeriscono che l’incidenza di una seconda operazione dopo due anni è simile sia per l’artroplastica che per l’emiartroplastica. I limitati vantaggi dell’artroplastica e la possibilità di un maggior rishio di complicanze devono essere presi seriamente in considerazione nelle regioni del mondo dove la sostituzione totale non è facilmente accessibile o ha costi proibitivi», dichiarano gli autori dello studio.