Covid-19. Solo il 2,8% dei nati da madre positiva ha contratto la malattia. Ma raddoppiano i neonati prematuri

Società di neonatologia

Covid-19. Solo il 2,8% dei nati da madre positiva ha contratto la malattia. Ma raddoppiano i neonati prematuri

di redazione

Durante la pandemia, in particolare ta marzo e giugno 2020, solo il 2,8% dei nati durante la pandemia da madre positiva è risultato positivo al tampone per SARS-CoV-2. Due su tre (il 66,5%) sono stati isolati con la mamma; uno su quattro (il 24,5%) è stato isolato in Terapia intensiva neonatale; il 4,2% al nido; il 3,6% è stato isolato con la mamma e successivamente separato e l’1,2% è stato trasferito in un altro centro nascita. È risultata inoltre quasi raddoppiata la percentuale di nati prematuri che è stata del 19.7%.

Sono alcuni tra i primi dati che emergono dal Registro nazionale Covid-19 della Società italiana di neonatologia (Sin), presentati al Congresso nazionale della Società scientifica in programma a Venezia dal 7 al 10 ottobre.

L’obiettivo del Registro, spiega Fabio Mosca, presidente della Sin, «è quello di raccogliere, su scala nazionale, i dati clinici derivanti dall’assistenza ai neonati nati da mamma affetta da coronavirus, diagnosticato in qualunque momento della gravidanza, e i dati derivanti dall’assistenza ai neonati con infezione da virus SARS-CoV-2 acquisita entro il primo mese di vita, cioè entro l’epoca neonatale».

A fine luglio 2020 erano più di 240 le schede inserite in registro. L'analisi è stata effettuata su 228 schede, di cui 215 relative al ricovero della nascita e 13 relative a neonati rientrati in ospedale per infezione acquisita dopo la nascita.

Dall’analisi delle 215 schede relative al ricovero alla nascita è emerso che la maggior parte dei neonati (61%), è venuta alla luce con parto vaginale, il 24% con taglio cesareo di elezione e solo il 15% con taglio cesareo eseguito in urgenza per motivi legati alla salute della madre, spesso positiva al SARS-CoV-2, in altri casi fetali.

Di questi neonati, 152 si conosceva la positività al momento del parto, venti sono nati da donne in fase di accertamento diagnostico al parto (e che sono poi risultate positive) e dieci da donne che al momento del parto non presentavano alcuna indicazione all’esecuzione del tampone secondo le disposizioni vigenti, ma che nei giorni immediatamente successivi, a seguito della comparsa di sintomatologia che poteva essere associata all'infezione da SARS-CoV-2, sono state sottoposte a test, risultato positivo. Nella maggior parte dei casi, la sintomatologia delle donne è stata di entità lieve-media, con necessità di intubazione solo in un caso e di assistenza ventilatoria non-invasiva (con cannule nasali) solo in due casi.

Nell’80,3% dei casi, le nascite sono giunte a termine di gravidanza, in che significa che la percentuale di nati prematuri (il 19.7%) è risultata circa il doppio di quella riportata in letteratura prima della pandemia.

Solamente in un caso, secondo la Sin, è verosimile che si sia verificata una trasmissione intrauterina dell’infezione, mentre negli altri non si può escludere una trasmissione orizzontale da mamma a neonato, rilevata da una diagnosi successiva al parto e causata probabilmente in parte da trasmissione attraverso droplet.