Cancro al seno: abbiamo un problema. La terapia ormonale manda in letargo le cellule tumorali (che dopo anni possono risvegliarsi)

Lo studio

Cancro al seno: abbiamo un problema. La terapia ormonale manda in letargo le cellule tumorali (che dopo anni possono risvegliarsi)

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Le cellule allo stato dormiente si diffondono facilmente nell’organismo e possono risvegliarsi una volta entrate in qualche organo provocando così la formazione di un tumore secondario.
di redazione

Una sorta di coma, un sonno che può durare anni dal quale è possibile risvegliarsi. È questa la condizione indotta in alcune cellule tumorali dalle terapie ormonali per il cancro della mammella. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Imperial College London che ha descritto lo stato delle cellule dormienti causato dai farmaci oncologici su Nature Communications

La scoperta potrebbe contribuire a trovare il modo di prolungare la provvidenziale “sonnolenza” delle cellule impedendogli di tornare in azione oppure, al contrario, a individuare il sistema per risvegliarle e trasformarle in bersagli di terapie killer. 

Gli scienziati hanno osservato una a una il comportamento di circa 500mila cellule tumorali in laboratorio sottoposte a terapia ormonale. Notando che alcune venivano uccise, mentre altre “si addormentavano” sospendendo fino a data da destinarsi la loro azione nociva. Queste cellule dormienti potrebbero spiegare in parte la resistenza ai trattamenti e le recidive della malattia che si manifestano nel 30 per cento delle pazienti a distanza anche di 20 anni dalla terapia.  

Da tempo gli scienziati si chiedevano se le terapie ormonali, utilizzate nei tumori positivi per il recettore degli estrogeni (che rappresentano il 70% di tutti i tumori al seno) uccidessero le cellule tumorali o le mettessero in stand by. «È una domanda importante dato che le terapie ormonali sono usate nella maggior parte dei tumori. I nostri risultati suggeriscono che i farmaci effettivamente uccidono alcune cellule e trasformarne altre in uno stato dormiente. Se riuscissimo a rivelare i segreti di queste cellule dormienti potremmo essere capaci di trovare un modo per prevenire le recidive, o prolungandone il sonno o svegliandole per farle uccidere», ha dichiarato Luca Magnani dell’Imperial's Department of Surgery and Cancer, principale autore dello studio. 

In rosso le cellule dormienti, il verde le cellule tumorali attive. Immagine: © Imperial College London

Il risveglio delle cellule dormienti spiegherebbe il fenomeno della resistenza ai farmaci quando questo compare tardivamente. Mentre infatti la formazione di cellule resistenti alle terapie nel corso del trattamento viene attribuita al processo della selezione darwiniana che favorisce la sopravvivenza di alcuni esemplari tra gruppi di cellule geneticamente etorogenee, le recidive a distanza di tempo non possono rientrare in questa casistica ma vanno ricondotte a fattori non genetici. 

Questa ricerca spigherebbe anche come mai le recidive tardive si presentano per lo più in forma metastatica. 

I ricercatori hanno osservato infatti che le cellule allo stato dormiente si diffondono facilmente nell’organismo e che possono risvegliarsi una volta entrate in qualche organo del corpo provocando così la formazione di un tumore secondario. Ancora non è chiaro come le cellule si “spengano” o si “accendano”, scoprirlo aiuterebbe allo sviluppo di terapie ancora più efficaci. 

«Sebbene i trattamenti per il tumore al seno di solito abbiano successo, per alcune donne il cancro ritorna, portando spesso con sé una prognosi peggiore. Capire perché in alcune circostanze il cancro al seno si ripresenta è essenziale per aiutarci a sviluppare trattamenti migliori e impedire che ciò accada. Questo studio evidenzia un percorso chiave da esplorare per monitorare le cellule tumorali "dormienti" che possono svegliarsi anni dopo il trattamento, il che potrebbe potenzialmente salvare la vita a molte più donne con la malattia», ha dichiarato Rachel Shaw del Cancer Research UK.

Lo studio sulle cellule dormienti si è avvalso anche del contributo di ricercatori italiani dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e dell’Istituto Scientifico Istituto  Scientifico  Romagnolo  per  lo  Studio  e  la  Cura  dei  Tumori  (IRST)  IRCCS di Meldola.