Controllare il diabete riducendo il rischio cardiovascolare. Il doppio traguardo degli inibitori SGLT-2

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Controllare il diabete riducendo il rischio cardiovascolare. Il doppio traguardo degli inibitori SGLT-2

redazione

Nei pazienti con diabete di tipo 2, il trattamento con  gli inibitori SGLT-2 (dapagliflozin, empagliflozin, ipragliflozin, canagliflozin, tofogliflozin o luseogliflozin) riduce il rischio di morte per tutte le cause del 49%, quello di andare incontro a  scompenso cardiaco del 36%, a infarto del 19% e a ictus del 32% rispetto rispetto al trattamento con altri farmaci per il trattamento del diabete.

È quanto emerge da una nuova analisi dello studio CVD-REAL presentata nel corso del 67° congresso dell’American College of Cardiology e pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology.

La nuova analisi ha valutato i dati di più di 400.000 pazienti in 6 Paesi (Australia, Canada, Israele, Giappone, Singapore e Corea del Sud), il 74% dei quali non aveva un storia di malattia cardiovascolare. 

«L’importanza e la consistenza di questi ultimi risultati dello studio CVD-REAL 2 sono incoraggianti per la comunità scientifica. La maggior parte dei pazienti trattati con inibitori del riassorbimento renale di glucosio, tra cui dapagliflozin, presenta importanti benefici cardiovascolari associati all’uso di questi farmaci e questo indipendentemente da etnia e regione geografica», ha affermato Angelo Avogaro, professore ordinario di Endocrinologia e Metabolismo e Responsabile di U.O.C. di Malattie del Metabolismo e servizio aggregato di Diabetologia Azienda Ospedaliera di Padova.