Un dental coach per combattere la parodontite

Il congresso

Un dental coach per combattere la parodontite

Basterebbero periodiche visite dal dentista e un’accurata igiene dentale per prevenire l’infiammazione alle gengive che mette a rischio il sorriso e la salute degli over 65. Ma in Italia, per curarsi, si aspetta l’emergenza
redazione

Gli occhi sono lo specchio dell’anima e i denti della salute. Avere denti sani non è solamente una questione di estetica. Negli over 65 i problemi alla dentatura sono un fattore di rischio per isolamento, depressione e declino cognitivo, ma anche per malattie cardiovascolari e diabete. La principale minaccia alla salute dentale degli anziani è la paradontite, l’infiammazione delle gengive che minaccia la stabilità dei denti in due  over 65 su tre. La buona notizia  è che prevenirla è possibile. 

E gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SidP) in occasione del XVIII Congresso Internazionale su Parodontologia e Salute Orale (Rimini dal 16 al 18 marzo) spiegano come: basterebbe seguire un protocollo adeguato di igiene dentale, a casa e dal medico. Per aiutare i pazienti a prendersi cura delle proprie gengive la Sidp propone di istituire la figura del “dental coach”, l’igienista dentale che assieme all’odontoiatra insegna all’anziano come pulire i denti nel modo giusto, superando i piccoli intoppi legati all’età. Oggi solo un anziano su dieci lava i denti ogni volta che ha mangiato, meno del 13 per cento utilizza gli spazzolini elettrici che consentono una pulizia più efficiente e semplice e, soprattutto, solo uno su tre si sottopone a controlli regolari dal dentista considerato nella maggior parte dei casi troppo caro. 

«Sono circa otto milioni gli anziani che sfuggono ai controlli di routine dal dentista, soprattutto per motivi di costi - – osserva Claudio Gatti, presidente SIdP – in parte perché le cure odontoiatriche nel nostro Paese sono quasi completamente appannaggio del settore privato, tanto che solo il 10 per cento  degli over 65 ha potuto rivolgersi a una struttura pubblica, in parte per la contrazione di redditi e pensioni a causa della crisi.  La metà degli anziani spende meno di 300 euro l’anno per le cure odontoiatriche e se si calcola che oltre il 60% dei pazienti costretti a ricorrere a una protesi (pari al 46% degli over 65) ha dovuto spendere più di mille euro per acquistarla, comprendiamo come tutte le risorse siano concentrate sull’apparecchio e restino pochi altri soldi da dedicare all’igiene».  Una corretta prevenzione, invece, eviterebbe i costi eccessivi degli interventi di emergenza. 

La parodontite è un fattore di rischio per infarto e diabete

Nella placca batterica di un solo dente si trovano oltre un miliardo di microrganismi. Fra questi ci sono patogeni che possono danneggiare le gengive, causando la parodontite, e poi diffondersi nell’organismo dando luogo a endocarditi, infezioni polmonari, ascessi cerebrali ma soprattutto a uno stato di infiammazione generalizzata che raddoppia il rischio di malattie come il diabete o le patologie cardiovascolari. 

«Chi soffre di parodontite - dice Gatti -  ha un rischio di infarto più alto di quello dei pazienti con un elevato spessore della parete delle carotidi, un fattore di pericolo molto consistente, e se si sono persi denti a causa della parodontite la probabilità di sviluppare aterosclerosi è elevatissima». L’infiammazione gengivale inoltre triplica anche la probabilità di diabete: l’aumento della produzione di citochine infiammatorie sembra contribuire all’insulino-resistenza, inoltre la parodontite aumenta il rischio di diabete facendo salire l’emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico.

Le cure: in Italia si usano troppi antibiotici 

Estrazioni, interventi sulle gengive e sull’osso di sostegno dei denti, inserimento di impianti, trapianti di tessuti, sono circa 5 milioni  gli interventi di chirurgia odontoiatrica eseguiti ogni anno nel nostro Paese.

Quattro volte su dieci il paziente esce dal dentista con la prescrizione di una bella dose di antibiotici, che però in oltre il 50 per cento dei casi non sono necessari. Lo sottolineano gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SidP) riportando i risultati di un’indagine internazionale condotta da Key-Stone su 1500 dentisti di 6 Paesi europei fra cui l’Italia.  «Le “prescrizioni facili” - avverte Gatti - sono  pericolose, perché oltre a esporre ai possibili effetti collaterali degli antibiotici, come ad esempio reazioni allergiche, nausea, vomito e diarrea, favoriscono la comparsa di germi resistenti». 

In Svezia le prescrizioni di antibiotici sono al 9 per cento, nel Regno Unito al 18 per cento e in Germania al 20 per cento, nei Paesi affacciati sul Mediterraneo le percentuali raddoppiano arrivando al 40 per cento con la Francia e l’Italia in testa. «Queste differenze si spiegano con le linee guida presenti nei vari Paesi, la diversa copertura odontoiatrica da parte del Sistema Sanitario e la cultura e le abitudini di medici e pazienti – commenta Gatti – In Italia, per esempio, l’attività odontoiatrica è quasi tutta privata mentre in altri Paesi l’odontoiatria pubblica ha un peso più rilevante. Inoltra il sistema di controllo sulla somministrazione degli antibiotici è particolarmente capillare nei paesi nordici, e ciò riduce il rischio dell’uso non appropriato». 

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