Cancro: troppe poche informazioni su come preservare la fertilità

Maternità

Cancro: troppe poche informazioni su come preservare la fertilità

Avere figli dopo avere sconfitto un tumore si può. Ma molte donne cominciano la terapia senza essere state informate sugli effetti collaterali o sulla possibilità di conservare gli ovuli
Giovanna Dall’Ongaro

La terapia è finita, la malattia è stata sconfitta ma il sorriso stenta a tornare sul loro volto. Perché quel risultato positivo è costato un prezzo molto alto e la vittoria ha un sapore troppo amaro per venire apprezzata al massimo. 

E’ così per tutte le donne sottoposte alle cure contro il cancro che hanno ricevuto la buona notizia insieme alla cattiva notizia: sono guarite ma non possono più avere figli.  

Forse, se avessero conosciuto meglio il rischio, avrebbero cercato di rimediarvi con le tecniche che la scienza mette a disposizione. La crioconservazione dei propri ovuli, per esempio. Ci avrebbero fatto un pensiero anche se in quel momento della loro vita la famiglia non rientrava nei loro piani. 

Ma, secondo quanto riportato da uno studio appena pubblicato sulla rivista Cancer dell’American Cancer Society,  molte giovani donne indirizzate a una terapia anti tumorale non ricevono informazioni accurate sugli effetti che la cura avrà sulla loro fertilità. Eppure l’impatto sul sistema riproduttivo è ben noto: molte pazienti rischiano di andare in menopausa precocemente e di vedere accelerare all’improvviso il ritmo dell’orologio biologico.

Per sapere quanto tempo i medici spendono a mostrare le opzioni per preservare la capacità riproduttiva, gli autori dello studio su Cancer si sono rivolti direttamente a quelle donne a cui la malattia ha negato la maternità. I ricercatori si sono concentrati su un campione significativo: 179 donne che avevano iniziato la terapia cinque anni prima ad un’età media di 30 anni, che non avevano fatto nulla per preservare la fertilità e che ora non escludono di voler avere dei figli. Quante sono state informate sugli effetti collaterali delle terapie? La metà di loro (tra il 43% e il 63%)  ha dichiarato di aver ricevuto informazioni non esaustive nonostante la maggior parte  (i due terzi) fosse preoccupata di non poter diventare madre.

«La possibilità di perdere la fertilità - dice Catherine Benedict, coautrice dello studio - viene descritta nella letteratura come tanto dolorosa, se non di più,  quanto la diagnosi di cancro in se stessa. Fornire informazioni e rispondere alle preoccupazioni sulla fertilità può avere conseguenze a lungo termine per le giovani donne che vogliono guardare avanti lasciandosi la malattia alle spalle e raggiungere obiettivi importanti nella loro vita come quello di avere figli». 

Lo studio dimostra la necessità di investire più tempo e più risorse a informare le donne giovani su come possono mantenere viva la possibilità di diventare madri.

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