Il morbillo non si arresta. Casi quadruplicati rispetto allo scorso anno

Il rapporto

Il morbillo non si arresta. Casi quadruplicati rispetto allo scorso anno

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Il sindaco di New York Bill de Blasio dichiara l'emergenza sanitaria a seguito di un focolaio di morbillo che ha già colpito 265 persone
di redazione

I mille chilometri che separano New York dalla Contea di Oakland nel Michigan non sono bastati a fermare l’epidemia. I nuovi 38 casi di morbillo registrati a dieci ore di macchina dalla Grande Mela sono tutti collegati all’emergenza sanitaria scoppiata nel quartiere di Williamsburg a New York, dove dall’ottobre scorso ci sono stati 250 casi di infezione per lo più nella comunità di ebrei ortodossi. In pochi mesi i casi di morbillo nella metropoli americana sono arrivati a 329 (555 in tutti gli  Stati Uniti) e secondo gli epidemiologi il peggio arriverà nelle prossime tre, cinque settimane. Secondo le autorità del Michigan un individuo di sesso maschile, ignaro di essere stato contagiato, si sarebbe messo in viaggio partendo da New York in compagnia del Paramyxovirus (il virus responsabile del morbillo) e una volta giunto a destinazione avrebbe contagiato le persone non vaccinate con cui è entrato in contatto. 

Il caso degli Stati Uniti, tornato a essere minacciato da una malattia di cui nel 2000 aveva celebrato la totale eliminazione, è entrato di diritto nelle pagine dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che fornisce i dati preliminari sull’andamento delle infezioni da morbillo nel mondo per il 2019. Dati non definitivi, che possono solamente crescere dal momento in cui il virus è ancora in piena attività in molti Paesi del mondo. 

Ma già adesso il quadro è allarmante: globalmente i casi di morbillo sono aumentati del 300 per cento nei primi tre mesi del 2019 in confronto allo stesso periodo del 2018, che a sua volta aveva registrato un considerevole aumento rispetto all’anno precedente. Da un paio d’anni a questa parte, insomma, l’andamento della malattia infettiva è inequivocabile: i casi di infezione sono costantemente in crescita.

In molti Paesi del mondo ci sono epidemie in corso, soprattutto in Paesi poveri con bassi tassi di vaccinazione come la repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia, la Georgia, il Kazakistan, il Madagascar (1200 morti accertati), le Filippine, la Tailandia e l’Ucraina, che ha registrato nell’anno in corso 30mila infezioni e 11 morti. Ma, come abbiamo visto, il morbillo non risparmia i Paesi più ricchi con una popolazione per lo più vaccinata, come Stati Uniti e Israele. In questi casi le epidemie hanno generalmente origine nelle comunità chiuse frequentate da persone non vaccinate per motivi religiosi o ideologici. Persone che mettono seriamente a rischi la loro salute e quella di altri individui che per ragioni mediche non possono sottoporsi al vaccino. 

Gli esperti dell’Oms ricordano che il morbillo è una malattia estremamente contagiosa e potenzialmente letale che nel 2017 ha provocato circa 110mila morti. I danni cerebrali, la cecità e la perdita dell’udito sono tra le conseguenze probabili di una malattia totalmente evitabile. Le due dosi del vaccino per il morbillo eliminano completamente (o quasi) il rischio di contagio. 

Purtroppo però la copertura vaccinale globale per la prima dose è ferma all’85 per cento e per la seconda al 67 per cento, contro il 95 per cento necessario a bloccare la diffusione del virus.

Come già detto, le stime del rapporto, a questo punto dell’anno, sono certamente lontane per difetto da quelle definitive previste per il prossimo luglio. Secondo le previsioni dell’Oms meno di 1 caso di morbillo su 10 viene registrato globalmente. Tenendo conto di questo, gli esperti hanno calcolato che in questi primi mesi del 2019 ci sono stati 112.163 casi riportati da 170 Paesi. L’anno scorso nello stesso periodo se ne contavano 28mila. Nel 2019 ci sono stati quindi 85mila casi in più, che equivalgono a un aumento medio del 300 per cento, con un picco in Africa del 700 per cento e in Europa del 300 per cento. 

Gli sforzi delle organizzazioni internazionali (Measles & Rubella Initiative, Gavi, Vaccine Alliance, UNICEF e altre) sono riusciti a ridurre i danni delle epidemie in alcuni Paesi del mondo, intervenendo con campagne di vaccinazione di massa, come nelle Filippine dove sono state somministrate circa 4milioni di dosi di vaccino per morbillo e rosolia ai bambini sotto i 5 anni di età.

Ma l’unica soluzione possibile per tenere a bada una malattia infettiva tanto pericolosa, ricordano gli autori del rapporto, è quella di adottare piani vaccinali di routine che garantiscano alla popolazione infantile le due dosi necessarie all’immunizzazione.