Il touchscreen si impara a due anni. E anche prima

Nativi digitali

Il touchscreen si impara a due anni. E anche prima

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By Intel Free Press, via Wikimedia Commons
di Giovanna Dall’Ongaro

Non avevamo dubbi: chiunque abbia osservato un bambino piccolo maneggiare smartphone e tablet sa che i nativi digitali non sono un’invenzione dei sociologi ma esistono davvero e che le loro abilità tecnologiche sono sempre più precoci. Ora uno studio, di dimensioni ridotte ma significativo, fornisce alcuni dati scientifici che lo confermano: già a due anni i bambini sono padroni dello schermo, sbloccano le pagine e si muovono con sorprendente disinvoltura da una app all’altra.

La ricerca è stata pubblicata online su Archives of Disease in Childhood, rivista del gruppo editoriale del British Medical Journal.

I ricercatori sono giunti a questo risultato dopo aver analizzato 82 questionari compilati dai genitori di bambini tra i 12 mesi e i 3 anni di età. Le domande riguardavano il rapporto dei loro figli con il touchscreen: quanto tempo stanno davanti allo schermo? sono in grado di sbloccare la pagina iniziale? sanno muoversi da una schermata all’altra? interagiscono con specifiche app dedicate ai giochi? Ai papà e alle mamme è stato anche chiesto se avessero mai scaricato qualche applicazione destinata alla prima infanzia. 

È emerso che se i piccoli hanno dimestichezza con la tecnologia, ovviamente, è perché i grandi sono i i primi ad usarla. L’82% dei genitori intervistati possedeva infatti un dispositivo touchscreen, uno smartphone o un tablet. E la maggior parte di loro, l’87%, ha dichiarato di aver ceduto regolarmente il proprio apparecchio ai figli per circa 15 minuti al giorno e, nel 62% dei casi, di aver scaricato alcune app particolari per intrattenerli. 

Non c’è da meravigliarsi: chi va con lo zoppo impara a zoppicare e chi nasce in una famiglia digitale impara a usare il telefonino. Stupisce però il fatto che impari tanto presto e tanto bene. Nove genitori su dieci sostengono che i loro figli sono in grado di manovrare lo schermo con il dito, la metà ritiene la propria prole capace di sbloccare lo schermo e circa i due terzi scommette che sappia come cercare ciò che gli piace. E tutto ciò è a portata, in media, dei bambini di 24-25 mesi. I meno precoci ci arrivano comunque cinque mesi più tardi. Ma c’è anche chi anticipa i tempi e con il ciuccio in bocca a 12 mesi interagisce senza esitazioni con il tablet.

Dobbiamo preoccuparci? Non più di tanto. Le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics che consigliavano ai genitori di tenere i propri figli lontani dagli schermi fino ai due anni di età indirizzandoli verso attività più dinamiche devono essere aggiornate, spiegano i ricercatori. Dopo di allora, si trattava del 1999, c’è stata la grande rivoluzione dei dispositivi touchscreen capaci di competere con i giochi tradizionali per gli stimoli che hanno sullo sviluppo del cervello nella primissima infanzia. 

Della demonizzazione che spesso li accompagna, non c’è neppure l’ombra: «I dispositivi touchscreen offrono un livello di partecipazione non sperimentato precedentemente nelle altre forme di media e somigliano di più ai giochi tradizionali», dicono i ricercatori su Archives of Disease in Childhood. Attenzione però alla qualità dei prodotti offerti. «Molte applicazioni sono ideate appositamente per l’infanzia e per la prima infanzia ma non esiste una regolamentazione sulla loro qualità, il valore educativo e la sicurezza. Alcune delle preoccupazioni che emergono nel caso della visione passiva di fronte alla televisione restano valide».